“Vai!” urla Michele Scarponi al suo capitano Vincenzo Nibali, con tutto il fiato che gli è rimasto in gola. Michele è stato eroico: nell’ultima discesa ha fatto un volo spettacolare, planando per fortuna su un prato, dopo aver travolto uno spettatore. Ha ripreso la bici, ha riagguantato il gruppetto di Nibali, ed ha ripreso il suo posto davanti al messinese, nella salita che porta alla Planche des Belles Filles, dove due anni fa si era imposto Chris Froome (Nibali fu quarto, a pochi secondi). Adesso mancano meno di tre chilometri.

“Vai!”, urla ancora Michele. Nibali scatta e fa subito il vuoto dietro di sé. Questa decima tappa è al suo culmine: un massacro di salite. Sette gran premi della montagna. Sei discese perfide. Pericolose. Letali. Quando Nibali scatta, reagiscono, ma debolmente solo Alejandro Valverde e l’australiano Richie Porte. Ma non Alberto Contador. Perché non c’è. Si è ritirato sessanta chilometri prima. E’ caduto malamente lungo la discesa dal Col du Platzerwasel, proprio mentre stava superando Nibali, seguito dal gregario Bennati. Ha rimediato una brutta ferita sotto il ginocchio destro, ha perso tanto sangue. Il medico del Tour l’ha disinfettato, gli ha fasciato la ferita. Si era rimesso in bici, ma aveva già perso quattro minuti. Nemmeno l’aiuto di quattro corridori della sua Saxo-Tinkoff riporta Contador sul gruppo della maglia gialla. La gamba gli fa male. Scuote la testa. Avvisa i compagni di continuare senza di lui. Michael Rogers l’abbraccia.

E’ commosso, il vincitore dello Zoncolan: “E’ dura perdere uno come Alberto. Siamo fieri di lui”, dirà qualche ora più tardi, a tappa conclusa. E’ un Tour drammatico, segnato più dal destino che dalla corsa. Il primo giorno, la caduta di Cavendish, che si frattura la clavicola. La quinta tappa, quella del pavé, che vede l’addio di Christopher Froome. La decima, con il ritiro di Contador. Nibali sa che ora deve dimostrare di meritarsela, la maglia gialla. Con una nuova impresa. Così, a due chilometri e mezzo dal traguardo, quando la strada s’impicca al cielo, eccolo che s’invola, alla caccia del redivivo Joaquim “Purito” Rodriguez, ancora solo in testa, dopo essere passato primo sugli ultimi Gran Premi della Montagna, in fuga da più di centoquaranta chilometri, con altri corridori che via via si erano arresi, tranne il tenace giovane polacco Michal Kwiatowski, con lui sino a cinque chilometri dall’arrivo. Michal è è stremato. Per buona parte della tappa era stato maglia gialla virtuale, aiutato da un superbo Tony Martin che dopo aver vinto a Mulhouse e conquistato addirittura la maglia a pois del migliore scalatore, si era dannato per metterlo nelle migliori condizioni possibili.

Il poderoso Martin era crollato, e Kwiatowski aveva finito la benzina. Nibali aggancia Purito. Rifiata un attimo. Dietro Kwiatowski è raggiunto da Valverde, Porte, Van Garderen e da altri tre francesi: Thibaul Pinot, Jean-Christophe Peraud e Romain Bardet. Nibali è ancora a portata dei loro sguardi, ma non dei loro pedali. Vincenzo pianta Purito Rodriguez, in affanno: il catalano è cotto. Invece, la pedalata del messinese è devastante, una progressione spettacolare. A duecentocinquanta metri dal traguardo c’è una rampa al 20 per cento di pendenza. Una rasoiata. Nibali la supera senza sbandare. Appena prima di tagliare la linea dell’arrivo saluta la folla e le telecamere col gesto del ciuccio: “L’ho fatto per mia figlia Emma, so che ogni giorno si mette davanti al televisore tutta zitta zitta…”.

Il grande rammarico è che non ha potuto battere Contador: “Mi dispiace davvero per lui, è caduto mentre mi stava passando, ho avuto attimi di paura anch’io, perché in questo Tour non ti puoi permettere la minima distrazione. Peccato, qui su quest’ultima salita avremmo potuto fare grande spettacolo. Ma il ciclismo è così…”. Il francese Tony Gallopin, la maglia gialla del 14 luglio che è festa nazionale di Francia, arriva con dignitoso distacco: resterà quinto nella classifica generale. Ha vissuto un giorno di gloria, è grato a Nibali perché il giorno prima non si è ammazzato nel riprenderlo quando era in fuga. Durante tutta la tappa, a dirigere il gruppo sono stati in massa gli uomini dell’Astana, tallonati fino all’incidente di Contador, da quelli della Tinkoff e dalla Sky di Richie Porte.

Si sono messi in mostra pure Rui Costa e Christopher Horner della Lampre Merida, nelle prime due ore di gara si è visto persino il velocista André Greipel della Lotto alternarsi in cima al plotone. E’ caduto pure Tiago Machado della Netapp-Endura, era pur sempre terzo in classifica. Fine dei sogni pure per lui. Domani, riposo. Poi, si riprende con un’altra sciroppata di salite non difficili e una discesa che porta al traguardo di Oyonnax. Tappa da fuga. Come dicono i francesi, da “opération commando”. La classifica, oggi, è già ben scalpellata. Porte è secondo, busca da Nibali 2’23”. Valverde, terzo, è a 2’47”. Il francese Bardet, di cui si dice un gran bene, è quarto a 3’01”, Gallopin a 3’12”, Pinot a 3’47”, l’americano Tejay Van Garderen, settimo, a 3’56”, un altro francese, Peraud, a 3’57”, il campione del mondo Rui Costa, a 3’58”, il belga Bauke Bollema a 4’08”, il suo connazionale Jurgen Van den Broek a 4’18”. Senza Froome e Contador, paradossalmente la corsa di Nibali è più complicata: ha messo una grossa ipoteca sul successo finale, ma venerdì e sabato arrivano le Alpi, la settimana prossima i Pirenei e, in penultima tappa, la crono di 54 chilometri. Dovrà tessere solide alleanze per evitare trappole e per non sfinire i suoi.