Sette anni di tribolazioni, stipendi che non arrivano e stipendi autoridotti, fondi che diminuiscono e banche che non anticipano denaro. E’ la storia travagliata dei 261 dipendenti del Teatro Comunale di Bologna, iniziata nel 2007 e giunta in queste ore al punto più delicato della sua china discendente: il Comune di Bologna attinge al fondo di riserva, usato in casi eccezionali come nei giorni del terremoto, per coprire temporaneamente il buco degli stipendi non pagati. Seicentomila euro per le mensilità di giugno 2014 che la Cassa di Risparmio di Bologna non ha voluto anticipare nelle casse del teatro, nonostante le rassicurazioni del governo che attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo ha confermato l’arrivo della tranche di finanziamenti previsti in autunno, e Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna abbiano già dato l’ok sul loro prossimo robusto finanziamento.

“Basterebbero delle banche più serie e il problema non ci sarebbe”, spiega Antonio Rossa della Slc-Cgil che, con Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal, segue i lavoratori del Comunale da anni e ancor di più dopo che nelle ultime ore musicisti e inservienti si sono riuniti incrociando le braccia posando simbolicamente gli strumenti nelle loro custodie. “Le banche hanno l’obbligo e il dovere di supportare i teatri lirico-sinfonici”, spiega Rossa, “perché si sa che sono strutture che non vivono di biglietteria”. Problema complesso e articolato quello del Comunale di Bologna, storico stabile inaugurato nel 1763 come teatro gestito con fondi pubblici, primo teatro ad aver rappresentato in Italia, nel 1861 un’opera di Richard Wagner: 261 dipendenti (160 tra coro e orchestrali; 101 tra biglietteria, uffici e gestione dello stabile); 21 milioni di euro di costi in un anno (13 milioni per i dipendenti, di cui 500mila euro solo per gli stipendi di 5 dirigenti); entrate che provengono per 3 milioni di euro dai biglietti strappati, 2 milioni dal Comune, 1,5 dalla Regione e soprattutto 11 milioni dal Fus. Solo negli ultimi due anni, però, da Roma sono venuti a mancare due milioni di euro, il fondo speciale per i 250 anni del Comunale – 1,5 milioni – non è mai arrivato, ma soprattutto nel 2014 è calato spaventosamente il contributo dei privati bolognesi: da 1 milione e mezzo di euro nel 2013 ai 150mila euro di quest’anno. Denari mancanti in primis dalla Fondazione Carisbo. “Non dimentichiamo che i lavoratori del Comunale vengono da tre anni di autoriduzione dello stipendio”, sottolinea Giulia Santoro, Slc-Cgil, “dal 2011 a oggi c’è stata una decurtazione del 30% e il piano di risanamento e contenimento delle spese continua dal prossimo autunno”.

Il Comunale di Bologna, in pieno quartiere universitario, è anche la vetrina della Bologna bene che spende cifre da capogiro ogni anno per affollare le “prime”, tra naturale eleganza e smoking a nolo: “Certo c’è un margine su cui lavorare”, continua Santoro, “il costo del biglietto continua ad essere alto nonostante le riduzioni degli ultimi anni. Le fasce con redditi più bassi non vanno al Comunale per l’opera, ma spero che come ciò che è accaduto con i film muti della Cineteca che gradualmente da piacere per pochi cinefili sono diventati consumo ‘pop’, avvenga anche per i programmi del Comunale”. All’orizzonte per i 261 dipendenti c’è l’attesa per il provvedimento della Giunta Merola che andrà in consiglio per il voto tra pochi giorni, poi ancora lo stillicidio per la prossima mensilità di luglio che non è per nulla certa. “Da Roma avevano promesso un contributo per le celebrazioni dei 250 anni del Comunale mai arrivati”, ha spiegato all’agenzia Dire l’assessore alla cultura di Bologna, Alberto Ronchi, “ora tutti i parlamentari non solo quelli del Pd, dovrebbero lavorare per erogarli. A Bologna dobbiamo tornare a discutere le priorità. Se chiude il Comunale noi saremo declassati come città, andremo in serie B”.