Più firme necessarie per i referendum abrogativi (ma un quorum più basso) e regole più strette per l’elezione del presidente della Repubblica. Sono le novità principali del lavoro della commissione Affari costituzionali del Senato che dovrebbe far approdare il disegno di legge sulle riforme in Aula già domani, giovedì 10. Le sottoscrizioni necessarie per presentare i quesiti diventano 800mila (contro le attuali 500mila), mentre il quorum necessario per la validità della consultazione elettorale sarà di fatto abbassato perché sarà “mobile”: sarà calcolato sulla metà degli elettori che si sono presentati alle elezioni politiche immediatamente precedenti. Quanto all’elezione del capo dello Stato la maggioranza assoluta scatterà solo alla nona votazione (anziché alla quarta come adesso), dopo votazioni durante le quali l’elezione scatterà solo con i due terzi e poi con i tre quinti degli elettori (che diminuiscono). Slitta, invece, a domattina alle 9,30 il voto sull’emendamento che recepisce l’accordo fra maggioranza e Forza Italia sul Senato elettivo.

800mila firme per presentare i quesiti referendari
La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento al ddl sulle riforme che porta da 500mila a 800mila il numero delle firme necessarie per proporre un referendum abrogativo. I relatori avevano inizialmente proposto un milione di firme. L’emendamento prevede anche un giudizio preventivo di ammissibilità sul quesito da parte della Corte costituzionale, una volta raggiunta la metà delle firme necessarie, e cioè 400mila. Abbassato anche il quorum necessario per la validità delle consultazioni (dal 50% alla metà dei votanti delle ultime politiche). L’emendamento pone anche dei limiti alle materie che potranno essere oggetto di referendum: il quesito dovrà riguardare o un’intera legge o un suo articolo purché abbia un valore normativo autonomo. Vengono quindi esclusi quelli che in gergo sono chiamati “referendum manipolativi”, che abrogano cioè solo una singola parola o una singola parte di un articolo di una legge. Soddisfatto Maurizio Migliavacca (Pd), primo firmatario dell’emendamento che ha abbassato il numero delle firme rispetto all’iniziale ipotesi di un milione formulata dai relatori: “E’ una soluzione positiva e innovativa, frutto del confronto con i relatori e con il ministro Boschi”.

Presentato l’emendamento sul Senato non elettivo
Intanto è ripresa la discussione in commissione e i relatori hanno presentato l’emendamento che recepisce l’accordo fra maggioranza e Forza Italia e cioè quello che prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari. E’ la norma che provoca spaccature sia nel Pd che in Forza Italia. “I consigli regionali – si legge nell’emendamento – e i consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano eleggono i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. I seggi sono attribuiti con sistema proporzionale sulla base dei criteri stabiliti con legge costituzionale, tenuto conto della composizione di ciascun consiglio regionale”. L’emendamento entra nel dettaglio delle modalità di elezione: “Per l’elezione del Senato della Repubblica, nei consigli regionali ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri regionali e da un sindaco, collegati ad altrettanti candidati supplenti”. “In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere regionale prima che sia sciolto il consiglio del quale è componente – precisa l’emendamento – è proclamato eletto il relativo candidato supplente”.

Aumentato il quorum per eleggere il capo dello Stato
La prima clausola di salvaguardia in previsione dell’approvazione dell’Italicum (che prevede un consistente premio di maggioranza alla Camera) arriva con l’emendamento che aumenta il quorum necessario per eleggere il presidente della Repubblica: la prima firma è di Miguel Gotor del Pd ed è stato riformulato dai relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli (tornato dopo il ricovero al San Raffaele di Milano, tra i membri della commissione qualcuno gli ha detto: “Sei il nostro Totti“). L’emendamento approvato prevede un quorum dei due terzi per i primi 4 scrutini, di tre quinti per le successive 4 votazioni e dal nono voto in poi basterà la maggioranza assoluta. L’emendamento modifica dunque l’articolo 83 della Costituzione. Attualmente richiede il quorum dei due terzi nei primi tre scrutini, che diventa alla quarta votazione maggioranza assoluta. Dal testo licenziato dalla Commissione viene anche ridotto il numero di questi ultimi, rispetto all’attuale Costituzione. Sono cancellati, infatti, i tre rappresentanti di ciascun Consiglio regionale. Eleggeranno il capo dello Stato, quindi, i 630 deputati e i 100 senatori. Gotor ha annunciato che presenterà un emendamento per inserire nel “corpo elettorale” anche gli europarlamentari.

Ddl Boschi domani in Aula per la discussione, si vota dal 16
Il disegno di legge del governo sulle riforme approderà nell’Aula del Senato giovedì pomeriggio. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama tira dritto e quindi il testo del ministro Maria Elena Boschi non slitterà di una settimana come avevano chiesto Sel, Cinque Stelle e la pattuglia trasversale di senatori dissidenti del Pd e di Forza Italia. Il voto in Aula sugli emendamenti comincerà invece mercoledì 16 luglio. Prima ci saranno altre due sedute di discussione: lunedì 14 e martedì 15, quando scade anche il termine per presentare le proposte di modifica. La loro illustrazione e discussione impegnerà il Senato martedì pomeriggio mentre da mercoledì l’Aula inizierà a votare, appunto.

Il rinvio di una discussione sarà quindi solo di un giorno (da oggi a domani, giovedì). A pesare è stata la presa di posizione dei capigruppo di Forza Italia e Nuovo Centrodestra al Senato, Paolo Romani e Maurizio Sacconi, che hanno appoggiato la richiesta della presidente della commissione Affari costituzionali e relatrice del disegno di legge sulle riforme, Anna Finocchiaro. Sel, M5S e “dissidenti” avevano invece chiesto un “tempo congruo” per analizzare il testo, quindi uno slittamento di almeno una settimana. A favore di uno slittamento più lungo anche Domenico Scilipoti (Fi).

Bersani: “Alla Camera servirà un’aggiustatina”
Ma Pierluigi Bersani annuncia che il testo delle riforme avrà bisogno di un tagliando una volta arrivato a Montecitorio. “Il processo delle riforme è già avviato e deve essere concluso al Senato. Andiamo avanti. Ma quando la riforma arriverà alla Camera dovremo riflettere per dargli un”aggiustatina‘”, dice l’ex segretario del Pd. “Le modifiche necessarie – aggiunge – si possono fare per evitare che il partito che ha il premio di maggioranza alla Camera possa fare tutte le nomine a maggioranza degli organi istituzionali. Per fare le modifiche nessun braccio di ferro, basta la ragionevolezza”. 

Sisto (Fi): “Il Senato non elettivo è un problema”
Bersani tuttavia non è affatto il solo a storcere il naso. Ancora più significativo è che a criticare l’impianto del Senato non elettivo è Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera: “L’aspetto su cui si dovrebbe riflettere – dice – è la contraddizione che si creerà tra la modalità di elezione della Camera, attraverso liste bloccate, e quella del Senato, i cui membri vengono eletti comunque con le preferenze. E questa contraddizione resta, nonostante i giusti correttivi individuati da Forza Italia. Il problema di ‘non eleggere’ i senatori c’è: la nostra Costituzione aveva un grande equilibrio, dopo interventi fatti ‘a pezzi’ e frettolosi, sarà sempre più difficile il recupero di quella stabilità”.

Dissidenti: “Ddl riforme è attentato alla Costituzione”
Il ddl sulle riforme sono “un attentato alla Costituzione” e “la stampa è stata sorniona rispetto a quanto succede in questa Aula”. Lo ha detto Tito Di Maggio, in una conferenza stampa dei dissidenti della maggioranza a cui sono intervenuti a Di Maggio e Mario Mauro, anche i Pd Paolo Corsini e Lucrezia Ricchiuti, Loredana De Petris (Sel), Francesco Campanella (ex M5s) e diversi senatori di M5s, tra cui Giarrusso, Buccarella, Taverna, Mussini, Bignami, Romani, Santangelo, Petrocelli, Bottici, Martelli, Cataldi.  

Forza Italia, rinviata la riunione dei senatori con Berlusconi
Continuano le fibrillazioni tra le file di Forza Italia. Slitta a martedì prossimo la riunione dell’assemblea dei senatori azzurri prevista per domani e alla quale doveva partecipare Silvio Berlusconi. “Su decisione del presidente Silvio Berlusconi la riunione congiunta dei gruppi parlamentari di Forza Italia di Camera e Senato è convocata per martedì prossimo, 15 luglio, alle ore 14. Pertanto la riunione del gruppo parlamentare della Camera di domattina è da considerarsi cancellata“, ha fatto sapere Renato Brunetta, presidente dei deputati di FI.