Di navi fantasma la vicenda della tragedia del Moby Prince ha fatto la collezione. C’è per esempio un peschereccio bianco che qualche testimone ha visto allontanarsi dal punto della collisione di quella sera del 1991 subito dopo l’impatto e per contro però la sicurezza che il 21 Oktobar II – che secondo le inchieste di Ilaria Alpi era coinvolto in traffici di armi – era ormeggiato e inservibile a una banchina del porto. C’è poi Theresa, l’imbarcazione che usa dei nomi in codice per allontanarsi dalle navi incendiate. C’è – ed è una novità emersa da un’inchiesta de ilfattoquotidiano.it – una nave americana che mentre parla con la Capitaneria chiama una nave con un altro nome in codice, Agrippa: quasi certamente si riferisce proprio all’Agip Abruzzo. Cioè la nave contro la quale quella sera di 23 anni finì il Moby Prince.

Ma basta scorrere con attenzione i nastri dei canali radio attivi e registrati (per un caso e senza che quasi nessuno lo sapesse) per trovare almeno altre due imbarcazioni “fantasma” che quella sera erano nella rada del porto di Livorno, quello della tragedia. “Fantasma” ovvero non registrate dall’Avvisatore Marittimo e mai identificate nelle inchieste giudiziarie. Navi che hanno con nome e carta d’identità tutt’altro che irrilevanti per le indagini ricostruttive. La fonte è certa e a portata degli inquirenti benché trascurata finora da tutte le inchieste: le registrazioni audio dei canali radio più utilizzati quella sera.

La traccia audio che porta a una nave militare (l’ennesima)
Sono le 21.56.44 del 10 aprile 1991, mezz’ora prima della collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, quando sul canale 16 compare una chiamata per la stazione Livorno Radio. “Livorno Livorno Radio from Delta Romeo Mike Xray”. L’operatore madrelingua inglese utilizza per identificarsi il Nato Phonetic Alphabet, denominazione comune dell’International Radiotelephony Spelling Alphabet, ovvero un sistema di compitazione che associa un nome riconosciuto ad ogni lettera dell’alfabeto. Se nella compitazione telefonica spesso usiamo D come Domodossola e A di Ancona, nelle comunicazioni radio viene utilizzato universalmente il Nato Phonetic Alphabet, dove la D è Delta e la A è Alfa. E d’altra parte è usato anche dai corpi militari italiani, carabinieri e guardia costiera compresi. 

La chiamata per Livorno Radio parte quindi dalla nave Drmx (Delta Romeo Mike Xray), call sign – ovvero identificativo radio – dell’imbarcazione Nrv Alliance in forza alla Nato. La Alliance è una nave militare da ricerca, principalmente di tipo sottomarino, conosciuta come tra le più silenziose al mondo. Questa imbarcazione è ancora operativa e naviga ancora in acque italiane poiché attualmente fa riferimento al Nato Undersea Research Centre di La Spezia. Cosa ci faceva questa nave nella rada di Livorno a mezz’ora dalla collisione tra Moby Prince e Agip Abruzzo? E soprattutto era ancora in prossimità al luogo dell’evento durante le operazioni di soccorso? Se così fosse decadrebbe definitivamente il “pilastro” dell’irreperibilità del Moby Prince fino ad un’ora dopo l’incidente. Può forse una nave come la Alliance perdere di vista per tutto quel tempo il secondo natante in una collisione?

La seconda nave: l’americana Amer Ved
Ma quella notte nella rada del porto toscano c’era anche almeno un’altra imbarcazione “fantasma”. Si chiama Amer Ved, nave cargo battente bandiera americana le cui dimensioni (13mila tonnellate di stazza lorda) suggerirebbero uno stazionamento in rada. Alle 22.41.19, quindi in piena fase di soccorso dell’Agip Abruzzo, la Amer Ved chiama Livorno Radio sul canale 16, identificandosi col suo call sign (P3RQ2) e viene dirottata sul canale 61. Difficile sostenere che la nave non sia in rada, eppure il suo nome non compare nel registro dell’Avvisatore Marittimo di Livorno, né è mai citato in alcun atto delle inchieste giudiziarie.

Eppure un collegamento con la scena della collisione la Amer Ved l’avrebbe anche: alle 22.50.29 del 10 aprile 1991 compare sul canale 16 una chiamata della nave militarizzata americana Gallant 2. Siamo a 25 minuti dalla collisione (avvenuta alle 22.25 circa) e nessuno ha ancora identificato la nave che ha speronato l’Agip Abruzzo. Il comandante della Gallant, Theodossiou, chiede l’attenzione di “America Cargo” – quindi non segnala un nome preciso ma una qualità dell’imbarcazione – e da “America Cargo” gli rispondono in un inglese masticato chiedendo “dov’è la posizione della nave”, senza specificare quale essa sia. Theodossiou chiuderà con un lapidario “me ne sto andando, abbi tu cura della cosa”. La conversazione è alquanto enigmatica, tuttavia emerge inequivocabilmente la presenza in rada di questa “America Cargo” e il suo domandare circa la posizione di un’altra nave. “America Cargo” potrebbe essere la Amer Ved? Se sì cosa stava facendo nella rada di Livorno e perché non è stata identificata durante le indagini? E di cosa si doveva curare, come consigliato dal capitano greco della Gallant 2 che ha tanta premura di “andarsene”? Theodossiou è una figura centrale di tutta la vicenda Moby. E’ lui, secondo le analisi dello studio di ingegneria forense Bardazza di Milano (incaricato dai figli del comandante del traghetto Ugo Chessa), a pronunciare quella frase rimasta un mistero fino a oggi: “This is Theresa, this is Theresa for the ship one in Livorono anchorage, I’m moving out, I’m moving out”. Theresa, cioè l’altra nave “fantasma”. E Theodossiou fu interrogato durante le indagini preliminari. Ma quante altre domande gli potevano essere poste?

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