Formula 1, Tour de France e le finali di Wimbledon ci regaleranno uno dei week end sportivi più british di sempre. Se il torneo di tennis londinese e il Gran Premio di Silverstone rappresentano un classico per il Regno Unito, il Tour, che parte da Leeds sabato 5 luglio è un’eccezione.

La Grand Boucle omaggia la bandiera inglese che già sventola da due anni nell’albo d’oro della corsa. Wiggins nel 2012 e Froome l’anno scorso, hanno aperto le danze e, soprattutto l’ultimo, vorrà prolungare la serie. Restando in tema di bandiere, gli inglesi, potevano cullare ambizioni in tutti e tre gli eventi in programma. Lewis Hamilton per la Formula 1, Andy Murray, detentore di Wimbledon, poi però eliminato da Dimitrov e ovviamente al Tour. E La bandiera tricolore? Sbiadita, come il rosso della Ferrari di quest’anno, o ammainata già lunedì scorso da Simone Bolelli ultimo italiano uscito a Wimbledon.

Ci resta il Tour! Sulla carta l’Italia ha quantitativamente perso molto in termini di presenze, sia come squadre che come corridori. I team presenti sono Lampre e Cannondale mentre i corridori italiani solo 17. Pochi ma buoni? Non abbiamo cacciatori di tappe né favoriti per la classifica finale ma abbiamo il nostro miglior corridore per i Grandi Giri, Vincenzo Nibali, oggi più che mai portacolori di noi italiani. Il messinese ha conquistato la maglia tricolore ai campionati italiani in Trentino e, dopo anni, quella casacca tornerà a farsi vedere anche sulle grandi salite e chissà, sul podio finale di Parigi. Vincenzo che di certo non pecca in generosità e impegno, renderà onore a quella maglia che potrebbe dargli quella grinta in più che ancora gli manca per colmare il gap con Froome e Contador. L’ultimo campione italiano a lottare per la maglia gialla è stato Gianni Bugno nel 1991, secondo solo a Miguel Indurain. Non arrivò sul podio ma indossò la maglia gialla per una settimana e portò a casa quella bianca, un giovanissimo Francesco Moser nel 1975. Sempre secondo, dietro “il cannibale” Eddy Merckx, arrivò Felice Gimondi con la livrea tricolore della Salvarani nel 1972.

Anche Coppi e Bartali, generazione di fenomeni, corsero in Francia con la “bandiera” addosso ma in alcuni casi era la divisa della squadra nazionale che partecipava al Tour e lo vinceva. Due successi a testa per Gino e Fausto che nel ’49 aveva indosso il tricolore “vero”. Per richiamare la memoria e come buon auspicio, impossibile non citare la mitologica foto scattata ai due durante la Losanna-Alpe d’Huez del 4 luglio 1952. Nella versione ricolorata dello scatto che immortala il passaggio della bottiglia, Coppi davanti è in giallo e Bartali dietro con la maglia tricolore a bande orizzontali. A mostrare ai tifosi colori della bandiera nazionale hanno piacevolmente rinunciato, per indossare e conquistare la maglia gialla, campioni celebrati come Merckx nel 1970, Hinault nel 1979 (titolo francese l’anno precedente in autunno) e Fignon nel 1984. Indurain nel 1993 tolse subito di dosso la maglia di campione spagnolo grazie al successo nel prologo di Puy du Fou e poi conquistò il terzo dei suoi 5 Tour. Riis nel 1996 con la maglia di campione danese pose fine al regno di Indurain.

Non elenco i campioni nazionali a cronometro, facendo solo un’eccezione per Contador che ad Annecy nel 2009 fece sua crono e Tour dopo 40 chilometri perfetti e con “la Spagna” sulle spalle (Cancellara battuto di 3’’). Insomma le statistiche dicono che nessun campione italiano in carica abbia tinto di giallo il tricolore e solo campioni indiscussi (Riis escluso perché più che discusso) hanno trovato l’anno giusto per onorare la maglia di campione nazionale.

Il verde bianco e rosso della nostra bandiera, sarà la seconda pelle di Nibali che ora, da “campione italiano” di nome e di fatto, dovrà misurarsi contro i giganti che obiettivamente, gli sono superiori. Il podio sarebbe un successo e “lo squalo dello stretto” sa che, come un pugile, dovrà incassare, non cadere al tappeto e provare, con coraggio a sorprendere gli avversari con un colpo ben assestato. Il Nibali tricolore sarà come Rocky?  “Lo stallone italiano” dopo botte da orbi la sfangava sempre mandando in delirio i tifosi. Rachele e la piccola Emma attendono di sentire urlare il loro nome sul podio di Parigi.