Non solo la depenalizzazione del nuovo reato di autoriciclaggio. Chi si denuncia al fisco, facendo rientrare i capitali dall’estero o emergere il nero nazionale, non sarà punibile nemmeno per il “normale” riciclaggio di soldi sporchi. Con il rischio che vengano ripuliti – pur dichiarandoli e pagandoci su le tasse – anche i proventi di attività criminali diverse dalla “semplice” evasione. A prevedere la non perseguibilità è il nuovo testo del Disegno di legge sulla “collaborazione volontaria” o voluntary disclosure, la procedura eccezionale per regolarizzare i patrimoni non dichiarati. Testo ora in commissione Finanze alla Camera (l’approdo in Aula è atteso entro metà luglio) e in cui, con l’ok del governo, è entrata mercoledì sera la modifica dell’articolo 648-bis del Codice penale. L’emendamento, dopo un iter accidentato e molte false partenze, rende per la prima volta punibile con la reclusione da 4 a 12 anni e multe da 5mila a 50mila euro anche il reale beneficiario delle operatori di ripulitura di denaro. Per esempio l’imprenditore che reinvesta in azienda capitali precedentemente evasi. Finora in Italia questo crimine non era perseguito, perché la reimmissione nell’economia di soldi sporchi era considerata solo un “effetto collaterale” del reato da cui erano stati ottenuti i proventi illeciti. Si tratta quindi di un passo avanti, peraltro auspicato, tra gli altri, anche da Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e coordinatore del pool sui reati finanziari, che ha collaborato alla stesura del testo base della disclosure. Passo per il quale ha espresso soddisfazione il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, secondo la quale “la cosa più importante del provvedimento sul rientro dei capitali è l’introduzione del reato di autoriciclaggio” che “fa svoltare questo paese, è un mezzo di contrasto dell’evasione fortissimo e innovativo”. 

Spunta il paracadute anche per il riciclaggio – Ma l’emendamento del capogruppo Pd in commissione, Marco Causi, prevede nel nuovo articolo 1-bis anche un paracadute molto ampio per chi aderisce alla procedura di rientro. Paracadute che “salva” dal carcere non solo il beneficiario finale, ma anche chi ha commesso il reato di riciclaggio già previsto dall’ordinamento, quello di chi “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. L’unico paletto è temporale: la non punibilità varrà “dall’entrata in vigore della legge fino alla data di presentazione della richiesta di collaborazione volontaria”, consentita fino al 30 settembre 2015. “Una scelta che ci lascia perplessi”, dice al fattoquotidiano.it il deputato grillino Daniele Pesco, che siede in commissione. “Il pericolo è che resti impunito anche chi si è reso responsabile di reati diversi dall’evasione e sfociati poi nel riciclaggio”. “In più sono state bocciate proposte che riteniamo di buon senso come l’esclusione dalla voluntary disclosure di chi aveva già aderito allo scudo fiscale di Giulio Tremonti“, aggiunge Carla Ruocco, M5S, vicepresidente della Finanze. Che ha votato sì all’emendamento sull’autoriciclaggio ma preannuncia il no in aula al testo sul rientro dei capitali.

Ridotte a un quarto le pene per dichiarazione fraudolenta – Non solo: un emendamento dei deputati delle Minoranze linguistiche Daniel AlfreiderRenate GebhardAlbrecht PlanggerManfred Schullian e Mauro Ottobre, in cui è stato riassorbito quello del presidente della Commissione Daniele Capezzone, diminuisce ulteriormente le pene per la dichiarazione fraudolenta “mediante artifici” e con false fatture: se la versione precedente erodeva “fino alla metà” la condanna per chi fa rientrare i capitali, ora si arriva a cancellarne fino a tre quarti. Così la pena minima si riduce a meno di sei mesi, aprendo la strada alla possibilità (a discrezione del giudice) di conversione in sanzione pecuniaria. Restano poi non punibili, come nella versione precedente, l’omessa dichiarazione e quella infedele, l’omesso versamento dell’Iva e quello di ritenute certificate. 

No alla proposta dei Cinque Stelle sull’abolizione di Equitalia – Bocciata in commissione, infine, la proposta di legge dei 5 Stelle sull’abolizione di Equitalia e il trasferimento delle funzioni in materia di riscossione all’Agenzia delle entrate. Il relatore Michele Pelillo (Pd) ha avuto quindi il mandato di dare parere negativo in Aula, dove il provvedimento è atteso la prossima settimana. Pelillo quindi chiederà di votare un testo che sopprime la proposta.