Enrico Letta alla presidenza del Consiglio Ue sarebbe stato un “gran colpo” per l’Italia, secondo Pierluigi Bersani. Non solo: per l’ex segretario Pd, nel risiko in corso sulle nomine europee, la possibilità del suo nome “non è affatto campata in aria”. E invece lo è. A confermarlo è Matteo Renzi, che da Bruxelles smentisce con fermezza che sia mai stato fatto il nome dell’ex presidente del Consiglio per la successione di Van Rompuy. Un’ipotesi che non è trapelata “né in sede ufficiale né nel pour parler” e che è emersa soltanto “sui giornali italiani e nelle dichiarazioni di qualche politico, non nelle cancellerie”. E, indirettamente, il premier esclude anche il nome di Massimo D’Alema perché “non potevamo averne 2 su 4, essendo italiano già il presidente della Bce”, Mario Draghi, riferendosi alla presidenza della commissione, del consiglio e dell’Eurotower. “C’è una discussione tra Ppe e Pse – ha spiegato – essendo toccata al Pse la presidenza del Parlamento, e al Ppe la presidenza della Commissione”. Il presidente del Consiglio, però, che riferisce a Bruxelles dopo il Consiglio europeo, nel corso del quale Jean-Claude Juncker è stato designato come prossimo presidente della Commissione europea, ribadisce che rimane in piedi l’ipotesi del ministro Federica Mogherini per l’incarico di Alto rappresentante Ue per la politica Estera e la Sicurezza. 

Al centro della conferenza stampa del premier la decisione dell’Europa, che concede più flessibilità ai Paesi impegnati nella realizzazione delle riforme. Quindi, anche all’Italia, quando si troverà l’accordo sulle riforme costituzionali. Un compromesso vicino che è “buono”, anche se “alcune idee storiche” del presidente del Consiglio “hanno perso la possibilità di essere realizzate”. “L’accordo in arrivo sulle riforme costituzionali, dice Renzi, “supera i problemi del Titolo V, chiarisce il rapporto tra Stato e Regioni; finalmente si supera il bicameralismo perfetto, il tran tran tra ciò che si decide alla Camera e al Senato“. Il premier è “ottimista” e convinto che “l’accordo terrà” e da Bruxelles ribadisce l’impegno del suo governo: “L’Italia deve fare il suo mestiere. Siamo consapevoli che bisogna cambiare l’Italia e lo faremo con un pacchetto di riforme unito e compatto”. Non solo: il cambiamento avverrà “con un disegno organico, unitario” e “con un disegno di bellezza”, una parola che “utilizzeremo nel discorso di mercoledì primo luglio”, ovvero nel giorno dell’insediamento del semestre di presidenza europea. Il premier, però, non perde l’occasione di attaccare la minoranza del Pd che ha deciso di firmare l’emendamento Chiti per il Senato elettivo. Una fetta del partito “minoritaria”, specifica il premier ma che “che riapre discussioni che sembravano chiuse”. “Trovo davvero sorprendente che tutte le volte che c’è il tentativo di fare una battaglia in Europa sostenendo le riforme in cambio della flessibilità, uno prende l’aereo e non fa tempo ad atterrare”, ha ironizzato, facendo riferimento in particolare al documento finale del Consiglio Ue secondo cui, in sintesi, “se un Paese fa le riforme strutturali sul serio, ha diritto alla flessibilità più ampia”. 

L’Italia, però, nonostante sia concessa più flessibilità, non farà “quello che ha fatto la Germania nel 2003, quando chiese lo sforamento del 3%. C’è una storia che va ricordata in alcuni momenti- ha aggiunto Renzi – La Merkel ama molto l’Italia e vediamo nella Germania un paese partner, un paese amico, che per alcuni aspetti è un modello, per altri un concorrente, per altri ancora un fornitore o un cliente“. “Siamo in Europa come uno dei Paesi fondatori, che non ha timori reverenziali nei confronti di nessuno – ha concluso il premier – Io rappresento anche il partito che ha avuto più voti in assoluto in Europa”. Renzi affronta anche la questione del commissario italiano in carica fino all’insediamento della nuova Commissione, per la quale ci sono tre ipotesi sul tavolo. Di queste, però, “parliamo al Cdm del 30 giugno”. “Il primo luglio scade la Commissione e c’è la possibilità di indicare un candidato – ha aggiunto -. Ci sono tre ipotesi: non nominare nessuno per un incarico dal primo luglio al 30 ottobre, quattro mesi e non pieni. Secondo, dare subito il nome sul quale l’Italia scommetterà per i prossimi 5 anni e poi si pone il problema del portafoglio che tra 4 mesi può essere diverso da quello di oggi. Terzo, c’è la soluzione transitoria e in questo caso la scelta dovrebbe cadere su qualcuno che conosce Bruxelles e ha un profilo tecnico”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di un Alto rappresentante Ue per la politica Estera e la Sicurezza, incarico per il quale è candidato il ministro Federica Mogherini, la scelta di affidare l’incarico a un italiano “dipenderà da molti fattori”. In particolare, “dipende da se il Partito socialista avrà voglia di chiedere all’Italia di proporre un nome. E’ un’ipotesi che se accadesse ci troverebbe pronti in modo molto concreto”.