Un tortellino per salvare il lavoro e, forse, anche l’azienda. È questa l’intuizione di un piccolo pastificio nel bolognese, che dopo trent’anni di storia, dal 2013 si trova in esercizio provvisorio con i dipendenti in cassa integrazione. Per non fermare l’attività e rilanciare l’impresa in vista dell’asta di fine giugno, il curatore fallimentare ha ideato un “pastakit anticrisi”, ossia un pacco da 16 chili di pasta all’uovo, prodotto con materie prime italiane a chilometro zero e veduto alla metà del prezzo ordinario, ossia a 33 euro.

L’azienda si chiama Cerlacchia, si trova a Budrio, a pochi chilometri da Bologna, ed è uno dei tasselli di quel tessuto di piccole imprese che costituiscono l’ossatura industriale del nostro Paese. Con i suoi dodici dipendenti e cinque marchi produce pasta fresca dagli anni Settanta. A un ritmo notevole: in tutto 100 quintali al giorno di tortellini, tortelloni, ravioli e gnocchi, particolari perché in grado di stare per 5 mesi fuori dal frigo grazie a un processo di pastorizzazione. La sua fama la deve soprattutto al mercato estero, dove per anni ha portato e fatto conoscere il prodotto simbolo della tradizione emiliana. L’anno scorso però la crisi getta la Cerlacchia nel baratro, facendo crollare il fatturato da 6 milioni di euro a poco più di due milioni. E costringendo la proprietà a chiedere il fallimento.

Ora a meno di dieci giorni dall’asta, fissata per il 27 giugno, il curatore fallimentare Giacomo Barbieri ha deciso di lanciare l’iniziativa del kit anticrisi. La speranza è quella di rendere l’azienda appetibile agli occhi di nuovi investitori (per comprarla bastano poco più di 200 mila euro), salvare la produzione e con lei gli stipendi. “È una scommessa. Un progetto che può diventare una ciambella di salvataggio, per permettere a un’azienda in fallimento di non scomparire e di scrivere un finale diverso alla propria storia”.

Un progetto per ora inedito in Italia, messo in piedi in poche settimane anche grazie alla collaborazione di Unindustria e del Last minute Market di Andrea Segrè. “Speriamo possa trasformarsi in un esempio da seguire” è l’augurio di Segrè, che sta partecipando alla promozione dell’iniziativa, mettendo temporaneamente a disposizione per lo stoccaggio dei prodotti parte dello spazio del Caab, il centro agroalimentare di Bologna. Composto da 64 confezioni da 250 grammi di pasta ripiena (si va dai tortellini di carne ai ravioli con funghi, o ai tortelloni formaggio, ricotta e spinaci) ogni kit anticrisi costa in tutto 33 euro. Per averlo bisogna compilare il modulo disponibile su un sito creato ad hoc. E possono farlo sia privati cittadini, sia aziende che vogliono sfruttare l’offerta per le proprie mense, sia enti benefici. L’obbiettivo, spiega il curatore, è superare i mille kit venduti. “Ora abbiamo oltrepassato la soglia dei 300 kit. E se riuscissimo a raggiungere 100 mila euro sarebbe un grande successo”.