Rimborsi spese e trasparenza. Sono questi i due principi inderogabili per la Repubblica degli stagisti, testata giornalistica che dal 2009 aiuta i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro. Raggiunta dal fattoquotidiano.it, Eleonora Voltolina, ideatrice e direttrice del sito, racconta: “Da molti anni ci impegniamo a dare informazioni, approfondimenti e notizie sul variegato mondo che ruota intorno all’occupazione giovanile“. E quest’anno c’è una novità in più: la guida Best Stage 2014, che a dieci giorni dalla sua pubblicazione ha già raggiunto oltre 12mila download.

Supportata dai dati di Unioncamere Excelsior, concentra in un unico documento un attento studio del pianeta stage regione per regione. Sia nel sito sia nella guida c’è spazio anche per le aziende, soprattutto per quelle più meritevoli. “Per Best Stage 2014 abbiamo selezionato le imprese che aderiscono alla nostra filosofia – racconta Voltolina – e che trattano con rispetto e trasparenza i giovani che accolgono”. Dietro alla scoperta di queste organizzazioni c’è un lavoro quotidiano: “Con La Repubblica degli stagisti cerchiamo di far capire a chi offre lavoro che trattare bene gli stagisti è un investimento su futuro, marchio e reputazione”.

Poi ci sono alcuni fattori fondamentali, “in primis la responsabilità sociale: trattare bene i giovani rende un’azienda vincente”, anche se “il mercato italiano è ancora legato all’idea di risparmio, quindi si tende sempre a tagliare sul costo del lavoro piuttosto che investire sulle risorse umane”. E qui si apre il capitolo dei rimborsi spese: “E’ una battaglia che portiamo avanti da cinque anni – prosegue – quando ancora non c’era la minima traccia di legge sull’argomento. Poi la normativa ci è venuta incontro, ma presenta alcune lacune: basti pensare che i tirocini curriculari rimangono fuori dalla garanzia di rimborso“. La strada da percorrere è ancora lunga, “soprattutto nelle regioni in cui i compensi sono molto bassi, sui 300-400 euro. Noi abbiamo sempre rivendicato la soglia dei 500 euro, una cifra indicativa per tutto il territorio nazionale, poi ci sono anche aziende che offrono cifre molto più alte”, sottolinea la direttrice. Alle imprese che rispettano queste condizioni la testata offre una vetrina online, in cui possono pubblicare i loro annunci di stage o di lavoro e presentare il loro sito. “E’ un percorso di visibilità positiva legata a un codice etico – precisa – e dopo la pubblicazione della guida altre aziende ci stanno contattando per entrare a far parte del nostro network”.

Best Stage propone anche un’attenta panoramica della situazione italiana regione per regione. Purtroppo, però, non mancano gli elementi negativi, a partire dalla Campania, dove nel 2012 (ultimo dato disponibile) sono stati stimati 17mila stage a fronte di un numero di giovani tra i 15 e i 29 anni che raggiunge quota 1 milione e 950mila. Il tasso di assunzione medio post stage, poi, è del 9,2% e l’indennità minima si aggira sui 400 euro. “Purtroppo stiamo parlando di una regione con tassi di disoccupazione e criminalità altissimi e un tessuto imprenditoriale piuttosto debole, anche se migliore rispetto ad altre regioni come la Sardegna e la Calabria“, ammette Voltolina.

Ma la media dell’intero Paese è in linea con questo trend negativo. Al termine dello stage, infatti, solo il 9,1% dei giovani viene assunto. I settori meno propensi a trasformare uno stage in un contratto di lavoro sono quello dei servizi dei media e della comunicazione (7,4%), delle industrie della carta (7%) e quello delle industrie metallurgiche (6,7%). Poi, continuando a scendere nella classifica, si incontrano gli studi professionali (5,8%) e il settore Istruzione (5,7%). Il record negativo spetta invece al settore ristorazione e servizi turistici, che trasforma in contratto solo il 5,1% degli stage, e alla sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati, con il 4,9%.

Quali sono le possibilità per i giovani che non vengono assunti? “Ci sono due scuole di pensiero – dice Voltolina -. Una negativa, che si attiene alla lettura secca del dato, e un’altra che sostiene che se lo stage è stato fatto bene il ragazzo ha acquisito competenze che possono valergli un’assunzione altrove”. Quest’ultima visione “è ragionevole, ma manca di alcune basi, soprattutto perché non ci sono i dati a sostenerla”. Numeri di cui le istituzioni dispongono, ma che non utilizzano. “Sia il ministero del Lavoro che i centri per l’impiego hanno moltissimi dati che vengono direttamente dalle comunicazioni obbligatorie e che non vengono mai analizzati – racconta – e senza questo incrocio di informazioni non è possibile sapere se una persona che ha fatto uno stage in un’azienda poi nel giro di tre mesi viene assunta da un’altra parte”. Basandosi però sulla sua esperienza, la direttrice della Repubblica degli stagisti resta piuttosto scettica: “Tendenzialmente il modo per entrare in un’azienda resta lo stage, anche se si hanno già alle spalle esperienze in quel settore da altre parti”. Il punto di partenza, dunque, è sempre quello, “come in una sorta di Monopoli, dove lo stagista che non viene assunto da una parte viene sempre rimandato alla casella riparti dal via“.