Un documento desecretato per sbaglio costringe la Camera a fare marcia indietro. La sera di venerdì 13 giugno, poco prima delle 22, la Camera dei deputati ha mandato una email rettificando la desecretazione di uno dei quasi 100 documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti pubblicati lo scorso maggio, spiegando che “tale documento, a differenza di quanto precedentemente comunicato da parte del Ministero (delle Politiche Agricole, ndr), deve intendersi come tuttora classificato. Pertanto, a termini di legge, il suo contenuto non può essere oggetto di alcuna forma di divulgazione, né in tutto, né in parte”. Chi lo divulga – anche parzialmente – rischia la galera. Con un problema non da poco: quello stesso documento venti giorni fa è stato inviato a centinaia di giornalisti, cittadini, associazioni (e magari anche a qualche servizio segreto estero) che avevano regolarmente chiesto copia degli atti declassificati.

Il documento era stato “trasmesso dal Corpo forestale dello Stato alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che ha operato nella XVI legislatura”, si legge nella comunicazione della Camera. Il via libera alla sua divulgazione era arrivato dal ministro per le Politiche Agricole, ovvero l’amministrazione che aveva elaborato quella comunicazione.

Nonostante la comunicazione della Camera ilfattoquotidiano.it non avrebbe ugualmente reso pubblico il documento: l’informazione contenuta era evidentemente sensibile. Rimane ora da capire chi – lo scorso maggio – autorizzò la sua divulgazione e, soprattutto, perché. I documenti declassificati provenienti dal Corpo forestale dello stato non erano numerosi; anzi, l’unico contenuto nel corpus della prima declassificazione era quello.

Il suo contenuto probabilmente era sfuggito ai più fino ad oggi e – da una verifica sui motori di ricerca – non sembra sia stato mai pubblicato. Ora, con la comunicazione della Camera (una semplice email, nemmeno certificata) si sta scatenando la curiosità delle redazioni e di tutti i soggetti che l’hanno ricevuto. Per la legge nulla che riguardi quel documento da questo momento in poi può essere pubblicato. L’articolo 262 del codice penale prevede una pena non inferiore ai tre anni di reclusione per chi rivela “notizie di cui sia stata vietata la divulgazione”. 

di Andrea Palladino e Andrea Tornago