L’isola di Dino, poco meno di 50 ettari di lecci, mirto e rocce calcaree a largo del comune marittimo di Praia a Mare in provincia di Cosenza, da ieri ha un nuovo proprietario: lo Stato italiano. Lo ha deciso una sentenza emessa dai giudici della sezione distaccata di Scalea del Tribunale di Paola, che ha annullato il contratto con il quale Gianni Agnelli in persona nel 1962 comprò l’isoletta per 50 milioni di lire. Dell’isola – poco più di uno scoglio ma comunque la più estesa della Calabria – l’Avvocato, avrebbe voluto farne un nuovo polo del turismo di lusso. In pieno boom economico il patron di Fiat e Juventus sognava di creare un’alternativa a Capri e Saint Tropez. La natura suggeriva un successo sicuro per i progetti dell ’ Avvocato: l’acqua turchese del mare, la macchia mediterranea sulle grosse rocce calcaree, la Grotta del Leone e i fondali colorati dai coralli e dalle gorgonie. Le teorie sull’origine del nome dell’isola sono due. La prima fa derivare il nome dal tempio di Venere (aedina, in greco antico) un tempo presente sull’isola. L’altra dal termine “dina” che sempre in greco antico significa vortice, tempesta. E di tempeste sull’isola se ne abbattono spesso. Non si sa se questo sia il motivo, ma fatto è che del sogno di Agnelli non se ne fece nulla. Nell’isola non rimasero altro che i tucul – sorta di bungalow in stile africano – i trulli bianchi, qualche villetta e ristorante e il pontile sul quale attraccano le barche provenienti da Praia a Mare. Dopo battaglia giudiziaria durata 20 anni tra il comune costiero e la società “Isola Dino srl” che l’acquistò nel 1994, il sindaco del comune costiero in provincia di Cosenza ha ottenuto che l’isola tornasse pubblica. Ora il Comune di Praia a Mare dovrà restituire quello che incassò dalla vendita dell’isola nel 1962, quantificato in 47. 000 euro, mentre la società dovrà pagarne circa 14. 000. Una vera e propria battaglia personale quella del sindaco di Praia a Mare, Antonio Praticò, che nel 2012 è stato eletto sindaco per la quarta volta consecutiva e che quindi ha sempre combattuto in prima linea questa crociata.

di Mario Marcis da Il Fatto Quotidiano di venerdì 13 giugno 2014