Mancata depurazione delle acque reflue, della messa a norma e della manutenzione dei depuratori (dove presenti): sono questi i ritardi ventennali (in novecento comuni) che mettono l’Italia nell’occhio del ciclone della giustizia europea. Il trattamento delle acque reflue urbane è normato dalla direttiva Comunitaria n.271 del 21 maggio 1991 e ad oggi l’Italia ha fatto poco e niente per mettersi in regola ed ha già subito due condanne da parte dell’Unione (la più recente è la sentenza della Corte di giustizia del 19 luglio 2012), mentre una terza è in dirittura d’arrivo.

A fronte di 20 anni di ritardi, tra dodici-diciotto mesi la Corte potrebbe sanzionare l’ex Bel Paese con tre diversi tipi di multe: una in base al Pil, una seconda per ogni giorno di ritardo nel mettersi a regime dopo la pronuncia della sentenza e una terza che prevede la sospensione dei finanziamenti europei. Questo il quadro che emerge dal Blue e-Book 2014, uno studio approfondito del servizio idrico integrato italiano, realizzato dalla fondazione Utilitatis e dalla federazione Federutility. “E’ molto improbabile che l’Italia riesca a sanare il problema prima dell’arrivo delle sanzioni europee anche perché ad oggi, di fatto, non c’è alcuna opera in fase di realizzazione” ha detto il dottor Claudio Cosentino, direttore dell’area idrico-ambientale di Federtility.

“Quindi – ha spiegato Cosentino – le multe alle quali andremo incontro saranno, come ha stimato il ministero dell’Ambiente, in base al Pil nell’ordine dei nove milioni e novecentomila euro, prevederanno la sospensione di finanziamenti europei e si potrebbero concretizzare con un’ulteriore multa di circa seicento-seicentocinquantamila euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento a decorrere dalla pronuncia della sentenza; questo ultimo dato lo abbiamo calcolato noi facendo un paragone con le sanzioni a cui è stato sottoposto il Lussemburgo per un problema analogo (coi dovuti distinguo del caso)”. Non solo ritardi negli investimenti ma rischi per l’ambiente e la salute. “Il problema ambientale e potenzialmente sanitario riguarda migliaia di comuni di tutta Italia”, ha commentato l’ingegner Cosentino.

“Il danno è di varia natura e va dal danneggiamento degli ecosistemi con la riduzione della biodiversità, all’impatto sulla vita dell’uomo – per cui si rischia di inquinare le falde dalle quali poi si attinge l’acqua – per arrivare all’inquinamento del mare con le conseguenti ripercussioni sul turismo e non solo”. Chi inquina non paga: sembra un paradosso ma è quel che succede oggi in Italia dove a fronte del non rispetto delle direttive europee, non si è provveduto a metter su un piano per il risanamento del servizio idrico integrato; sono passati quasi 25 anni e si continua ad inquinare senza porre rimedio, ben al di là di un ritardo tollerabile. “Il danno lo stiamo facendo anche alle generazioni future le quali, se le opere non verranno realizzate, si troveranno con un debito forte sulle spalle. Con i milioni di euro delle multe – ha aggiunto il direttore Cosentino – si potrebbero iniziare degli interventi seri, mentre pagare le sanzioni senza risolvere il problema significa buttare i soldi fuori dalla finestra”.