A tre mesi dall’ultima infusione, il trattamento Stamina è stato somministrato di nuovo all’ospedale di Brescia. Questa mattina Marino Andolina (vice presidente di Stamina Foundation, nella foto), legittimato dall’ordinanza del tribunale di Pesaro, si è auto-nominato medico “infusore” e ha fatto l’iniezione di cellule mesenchimali trattate da Stamina poco dopo le 13.30. Il paziente, Federico M. (tre anni e mezzo affetto dal morbo di Krabbe), era ricoverato nell’ospedale pubblico lombardo già da giovedì. Ieri sera la mamma, Tiziana Massaro, aveva lanciato un appello su Facebook alla ricerca di medici disposti a somministrare il trattamento di Vannoni, ma alla fine è stato Andolina a eseguire l’iniezione. Nessuna traccia, almeno “ufficialmente” del primario di Verona, annunciato questa mattina dallo stesso vice presidente di Stamina come “aiuto” per il trattamento.

E sempre su Facebook, poco dopo l’infusione, il nonno del bambino anch’egli a Brescia, ha commentato: “Infusione fatta. Non abbiamo consentito che a Federico venisse infuso veleno di serpente. Sono state infuse cellule staminali mesenchimali con il 96% di vitalità. Poi ci occuperemo della Cattaneo (senatrice a vita, Elena Cattaneo, ndr). Dedichiamo la vittoria a tutti voi. Un forte abbraccio. La vittoria è Vostra”.

“Non ci sono stati problemi per il paziente”, ha confermato Ezio Belleri. Il direttore generale della struttura, scavalcato delle sue funzioni dall’ordinanza di Pesaro, ha ribadito la linea tenuta ieri: “Il dottor Andolina ha operato in assoluta autonomia”. Già ieri l’ospedale di Brescia aveva chiesto spiegazioni al procuratore generale della suprema corte di Cassazione: “Abbiamo inviato una relazione – spiega Belleri – speriamo, con questo, di poter riuscire ad acquisire una maggiore certezza nell’ambito dei principi di diritto, nell’interesse pubblico”. In serata arriva anche la replica del presidente del tribunale di Pesaro, Mario Perfetti, alle critiche ricevute nei giorni scorsi: “Ogni scelta diversa (dalla nomina di Andolina, ndr) avrebbe portato, come i fatti hanno dimostrato, alla concreta disapplicazione all’infinito dell’ordine del giudice, e al pregiudizio della salute del paziente. Di fronte all’evidente tentativo di condizionare, con accuse tanto gravi quanto gratuite, l’azione del tribunale, ho già inviato al Csm e al Pg della Cassazione una nota esplicativa della vicenda, sollecitando un pronto intervento a tutela dell’organo giudiziario”.