In nome della “pacificazione” il Pd sostiene il candidato di centro supportato da Forza Italia contro una sua ex tesserata legata a Libera. Succede a Leinì, comune alle porte di Torino sciolto per le infiltrazioni mafiose per l’operato del suo ex sindaco Nevio Coral (Pdl), condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Domenica ci sarà il ballottaggio per scegliere il nuovo primo cittadino. Da una parte, con tre liste civiche di centro arrivate al 20%, c’è Giuseppe Musolino, medico ed ex dei “Moderati”. Dall’altra c’è Gabriella Leone, ex tesserata Pd schierata con la lista di centrosinistra “Uniti a Leinì”, giunta al 24,5%. E il Pd? Dopo aver rimediato meno del 12% ha invitato a votare per Musolino (scelta fatta pure da Forza Italia) e non l’ex compagna di partito Leone.

Lo ha comunicato Gianfranco Brugiafreddo, candidato del Pd, con una lettera in cui invita a scegliere “la coalizione più moderata” in nome della “riconciliazione” e della “pacificazione”. “Secondo me Brugiafreddo ha ritrovato un programma più centrista e democratico di quello di Gabriella Leone – spiega Musolino – con lei ci sono persone di sinistra, con candidati di Rifondazione e Sel”. Parte del problema sarebbe questo, come spiega Brugiafreddo nella lettera: “Non votiamo l’estremismo aggressivo anche se travestito con l’abito della legalità”. Il riferimento è alla Leone che, dopo l’operazione “Minotauro” e l’arresto di Coral, ha promosso il comitato “No a tutte le mafie” confluito nel presidio “Pio La Torre” di Libera: “L’ho lasciato prima della decisione sulla mia candidatura per non creare imbarazzi”, afferma Leone. Motivazione che non basta all’esponente del Pd, infastidito da questo legame al punto che, invitato a sottoscrivere le proposte di Libera in tema di legalità e trasparenza, ha declinato l’invito: “Il direttivo di questa associazione è composto, benché legittimamente, di candidati che fanno riferimento all’aspirante sindaco Gabriella Leone – ha scritto a Libera – che presumo abbia collaborato alla stesura dei punti e delle domande da sottoporre ai candidati a sindaco, tra cui se stessa”.

Ora però il Pd di Leinì ha fatto un altro passo, sostenendo un candidato che ha avuto rapporti poco chiari con alcune persone coinvolte nell’indagine “Minotauro”. Musolino è citato in un’informativa dei carabinieri per alcune telefonate con Antonino Battaglia, l’ex segretario di Rivarolo Canavese condannato per voto di scambio. I due al telefono parlano degli amici di Volpiano, alcuni calabresi residenti nel paese vicino a Leinì che avrebbero dovuto portare un po’ di voti. Sentito come testimone al processo “Minotauro”, Musolino ha spiegato di riferirsi a Franco Violi, sindacalista di Volpiano ora indagato per associazione mafiosa. Ma il nome del candidato emerge pure in una telefonata tra due personaggi di spicco. Giovanni Iaria (politico socialista condannato per associazione mafiosa) e il nipote Bruno (capo della cosca di Cuorgné, pure lui condannato per 416 bis) commentano le elezioni provinciali del 2009: “Coso ha fatto un fiasco! … Musolino!”, dice lo zio al nipote.

Musolino però assicura di non avere rapporti con la ‘ndrangheta, specialmente dopo l’uccisione di uno zio che non voleva pagare il pizzo, un omicidio avvenuto nel 1999 in Calabria. “Sono stato chiamato dagli inquirenti a Leinì e poi al processo come persona informata sui fatti, mi sembra giusto collaborare con la giustizia – spiega lui – ero amico di Battaglia, che era segretario comunale, e Di Violi conosco tutta la famiglia perché andiamo al mare insieme. Chi lo conosce non lo giudica un mafioso”.

Fatto sta che nel dubbio tra i due candidati il Pd ha comunque scelto di sostenere Musolino, quello che nel 2009 si vantava dei voti presi a Leinì dicendo all’amico Battaglia: “Il Pd deve fare i conti con me ora!”. Nella vicenda interviene il deputato Pd Davide Mattiello, proveniente da Libera, che invita il partito a una riflessione: “Non mi interessa chi vince, ma bisogna rompere la continuità con le vecchie amministrazioni che hanno provocato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose”.