“Sembra di stare al mercato delle vacche. Qui però sono le vacche a cercarsi un compratore, e fanno pure la fila”. Roberto, 29 anni, ingegnere meccanico, aspetta da mezz’ora di lasciare il curriculum allo stand di Trenitalia, una delle aziende che ha aderito al Job Meeting di Roma, al Salone delle Fontane dell’Eur. Il serpentone di ragazzi in doppiopetto o tailleur che ha davanti però sembra non smaltirsi mai. Magie della crisi: se i consumi e dati sull’occupazione crollano, chi procaccia o promette lavoro fa affari d’oro. Per capirlo basta il colpo d’occhio: alle 9 di mattina la fila per gli accrediti riempie il salone d’ingresso e arriva fino in strada. Nonostante l’evento sia rivolto ai giovani laureati, si trova di tutto: signore 50enni con un passato da segretarie ed ex quadri aziendali che hanno esaurito la cassa integrazione. L’unico tratto comune è l’obiettivo: la ricerca di lavoro. I più fortunati dovranno accontentarsi di uno stage. 


video di Giulia Merlo 

Dentro sembra una fiera commerciale: c’è chi regala matite, chi portachiavi, tutti con il logo aziendale. Indesit ne approfitta per esporre sul banchetto il nuovo modello di macchina da caffè. Camicia viola, pantaloni bianchi e cartellina con i curriculum in mano, Mirko D’Amore aspetta davanti a uno stand durante la pausa pranzo, “così salto la coda”. Ha 35 anni, di cui quindici di esperienza come tecnico informatico. Sul curriculum ha appuntato una mezza dozzina di certificazioni, eppure di lavoro neanche l’ombra. Non conta gli stand a cui ha lasciato il curriculum, ma quelli che gli mancano: “Ancora quattro”. su un totale di 44. Risposte positive? “Neomobile e Altran mi hanno proposto uno stage. Nessuno però guarda il curriculum: lo prendono e lo aggiungono alla pila. In cinque ore non mi hanno fatto nemmeno una domanda tecnica”.

Effettivamente i colloqui con i ragazzi e le ragazze degli espositori sono piuttosto brevi. Allo stand Telecom, dopo mezz’ora di fila, arriva è il turno di Giampiero. “Volevo lasciare il curriculum”, esordisce. “Non li prendiamo, puoi inviarlo tramite il nostro sito. Che laurea hai?”. “Umanistica”. “Niente, non abbiamo posizioni disponibili”, risponde il recruiter. “La mia ragazza è ingegnere. Che figura state cercando?”, insiste Giampiero. “Sono aperte le iscrizioni per il nostro master sulle smart city, dille di mandare il curriculum”. Formazione di secondo livello: questa è l’unica cosa che al job meeting non manca. In totale le università che hanno allestito uno spazio espositivo sono più di dieci, più un’altra decina di master proposti direttamente dalle aziende. “Il migliore è quello di Eni, ma costa 25 mila euro” – spiega Roberto, l’ingegnere meccanico incontrato prima –. “Purtroppo però non me lo posso permettere. A settembre ne faccio uno a Modena, costa poco. È un modo per non stare con le mani in mano”. Questi sono i chiari di luna, con l’occupazione giovanile al 40 per cento. Chi non vuole fare il disoccupato, o emigra, come hanno fatto in 100 mila negli ultimi cinque anni, o continua a studiare. All’infinito. Fuori c’è un gruppo di giovani ingegneri gestionali. Giulia si lamenta dell’organizzazione: “Dovrebbero scrivere quali aziende cercano cosa, altrimenti uno fa 40 minuti di fila per sentirsi dire ‘non stiamo cercando il tuo profilo'”. Uno dei ragazzi che le sta accanto, un habituè del meeting, interviene: “Due anni fa c’era un libretto con tutte le posizioni aperte, non so perché non lo facciano più”. La risposta è scritta sulla prima pagina della guida di quest’anno: “Non saremmo onesti se non riconoscessimo che dopo 5 anni di crisi le opportunità di ingresso al lavoro per i laureati si sono molto abbassate”. “Trovare un lavoro è quasi impossibile – prosegue Giulia –. A uno stand mi hanno spiegato che assumono il 2% dei curriculum che selezionano. Non di quelli che ricevono, ma di quelli scelti”. “Io ci credo, secondo me questi eventi servono. Mi hanno fatto i complimenti per il voto di laurea”, la interrompe Michele. È pieno di entusiasmo, forse perché ha discusso la tesi due giorni fa. Adriano, laureato in psicologia, invece non ne può più: “Sto facendo la scuola di specializzazione di secondo livello, ho già l’abilitazione e 1200 ore di lavoro sul campo. L’unico impiego per cui ho ricevuto uno stipendio però è stato il call center”. Si sfoga, va a ruota libera: “Sono venuto stamattina perché nel volantino c’era scritto che le materie umanistiche erano tra le più ricercate, invece il mio curriculum qui non interessa nessuno”. E se non trovi lavoro a breve che fai? Ci pensa un po’, prima di rispondere: “Un altro master. Ce n’è uno in risorse umane a Roma che costa 10 mila euro. Magari con quello un lavoro lo trovo”.

Da Il Fatto Quotidiano di venerdì 30 maggio 2014