“La Rai ritiene di poter procedere alla quotazione di Rai Way entro la fine dell’anno”, anche se “è difficile stimare una tempistica precisa per il collocamento in Borsa “. Il direttore generale della tv pubblica Luigi Gubitosi in audizione in Commissione di Vigilanza ha annunciato così l’intenzione del servizio pubblico di quotare in Borsa la controllata su cui passa il segnale che permette oggi alla televisione di entrare nelle case degli italiani. “Il consiglio di Amministrazione – ha proseguito Gubitosi – mi ha dato mandato di rivedere il piano industriale e di avviare soltanto le attività propedeutiche alla cessione di una quota di minoranza di Rai Way. Il cda si esprimerà sulla finalizzazione dell’operazione relativa a Rai Way soltanto nel prossimo autunno”. Con riferimento all’avvio dell’iter propedeutico per la quotazione, “è stata selezionata la società Leonardo & Co come advisor finanziario del progetto a seguito di procedura selettiva rivolta a 5 operatori”. All’annuncio della quotazione di Rai Way, il direttore aggiunge la necessità di ridefinire i livelli occupazionali. “Il Piano industriale – ha precisato – alla luce delle disposizioni del decreto Irpef, non è più sostenibile”, spiegando che “la relativa revisione non potrà prescindere da una ridefinizione del perimetro del Gruppo anche in termini di offerta e attività. Occorrerà parallelamente ridefinire i livelli occupazionali compatibili con il nuovo perimetro”. 

Una scelta, quella del mercato, che dovrebbe scongiurare il rischio svendita della società o, quanto meno, tutelare i vertici della tv pubblica da eventuali accuse in tal senso. Lo sa bene Gubitosi che è intervenuto anche sulle proteste dei giorni scorsi in tal senso e si è detto pronto a scommettere che “il prezzo non sarà 400 milioni di euro”, come ipotizzato dal senatore del Movimento 5 StelleAlberto Airola. E’ infatti proprio sul valore di mercato e di vendita dell’infrastruttura che si concentrano dubbi e tensioni. Secondo un report di Mediobanca,pubblicato a metà dello scorso anno,  infatti, all’epoca Rai Way valeva circa 600 milioni, cioè una cifra pari alle spese recentemente sostenute dall’azienda per mettersi al passo con i tempi. Investimenti necessari per far crescere il fatturato (oggi 219 milioni con 11,8 milioni di utili) contando su 2.300 postazioni, dislocate su tutto il territorio nazionale. “Non si può parlare di svendita di Rai Way senza conoscere prima il prezzo – ha detto Gubitosi – Questo atteggiamento sembra figlio di una pregiudiziale ideologica”. Il dg ha poi aggiunto che “trattandosi della cessione di una quota di minoranza, la società continuerebbe ad essere sottoposta al controllo della Rai e non ci sarà da pagare alcun affitto per l’uso delle infrastrutture. E’ un’operazione di valorizzazione che permette di reperire risorse finanziarie necessarie”. Secondo il direttore generale, “per quanto concerne l’anno 2014, l’unica alternativa praticabile per far fronte, ad esercizio in corso e a budget già approvato, alla riduzione dei ricavi prevista dal decreto, tale da collocarsi ad un adeguato livello dimensionale, appare la cessione di una quota di partecipazione al capitale di Rai Way“.

Interviene critico sull’annuncio della quotazione in Borsa il sindacato dei giornalisti Usigrai, che definisce “inaccettabili le due velocità dell’azienda: solerte nell’eseguire l’ordine di vendere Rai Way, lentissima nel chiedere il parere di costituzionalità a tutela del patrimonio aziendale”. “Come si spiega – chiede l’esecutivo del sindacato dei giornalisti Rai- l’estrema lentezza del dg della Rai e del CdA che hanno impiegato un mese prima di dare mandato a un costituzionalista per verificare la legittimità del taglio di 150 milioni? La decisione sul ricorso arriverà quando il decreto avrà avuto il via libera già da un ramo del Parlamento. Invece, su Rai Way, grande velocità: il decreto ancora non era neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale che il settimo piano di Viale Mazzini era già al lavoro per disporre il collocamento in borsa. Tutto questo senza aver ottenuto, preteso, dal governo- azionista chiarezza sul futuro della Rai e del Servizio Pubblico”.