Appartengono tutti alla potente famiglia Toto i testimoni di nozze più gettonati dagli aspiranti presidenti della Regione Abruzzo: Carlo Toto lo fu per Luciano D’Alfonso (Pd), mentre suo figlio, Alfonso Toto, lo è stato per Sara Marcozzi (M5S). Entrambi, padre e figlio, sono imputati con D’Alfonso e altre otto persone nel processo Mare-Monti, attualmente in corso. In questo procedimento, come in quello denominato Housework – ora in appello – si indaga il rapporto tra D’Alfonso (allora presidente della Provincia di Pescara) e i Toto, titolari della Toto spa, a cui andò l’appalto per la realizzazione della strada Statale 81 che finiva nella riserva naturale del lago di Penne. Secondo l’accusa, l’appalto venne stravolto al fine di renderlo vantaggioso per l’impresa che controlla anche AirOne e la Società dei Parchi per la gestione delle autostrade A24 e A25.

Così, sebbene sia agli sgoccioli (domenica si vota), la campagna elettorale per la poltrona da governatore regionale continua a riservare qualche colpo di scena tra compari d’anello, amicizie rinnegate e frasi criptiche. I candidati alla presidenza, tutti tranne Maurizio Acerbo di Rifondazione, si sono sottratti il più possibile ai confronti pubblici in tv. Il presidente uscente Gianni Chiodi, il candidato del centrosinistra Luciano D’Alfonso, e a sorpresa anche la 5 Stelle Sara Marcozzi hanno dato forfait declinando via via gli inviti a partecipare. Hanno preferito parlare in piazza, nelle associazioni, nelle feste di quartiere, ma senza confrontarsi. E così da tre si è passati a due, da due a uno e alla fine Acerbo si è ritrovato da solo nello studio di un’emittente locale.

Eppure i momenti più esplosivi di questa campagna elettorale sono stati registrati proprio davanti alle telecamere. Nel fuorionda dopo una diretta tv, D’Alfonso e Acerbo si sono parlati a cuore aperto. “Io pesco in un bacino elettorale di centinaia di migliaia di persone, tu peschi in un bacino elettorale di tre voti”, gli dice D’Alfonso. E il leader abruzzese di Rifondazione ribatte: “Ne sono fiero. Anche Ciancimino prendeva 100mila voti. Lui faceva primo come fai tu”.

Sempre in televisione si è registrata la frase più enigmatica e forse anche la più velenosa, quando D’Alfonso rivolgendosi alla Marcozzi la zittisce con un “parliamo di fiaccolate e… certi ingegneri”. Una frase cifrata, pronunciata a voce più bassa ma colta dai presenti. A cosa faceva riferimento, forse alla vicenda giudiziaria che anni fa ha visto coinvolto il padre della Marcozzi, noto ingegnere teatino? Lo abbiamo chiesto a D’Alfonso, che “non ricorda”. Lo abbiamo chiesto alla Marcozzi, e anche lei “non ricorda quella frase”, ma tiene a smentire le voci sul conto del genitore: “Mio padre ha subito un procedimento penale per turbativa d’asta nel quale è stato assolto perché il fatto non sussiste, e sono passati vent’anni”.

D’Alfonso e Marcozzi non si guardano quasi mai in faccia in quel raro confronto tv: lei non lo attacca, lui si limita a tenerla a bada con frasi enigmatiche. Eppure i due antagonisti hanno qualcosa in comune, perlomeno qualche amicizia di peso, come quella con l’ingombrante famiglia Toto da cui la Marcozzi prende le distanze. “Alfonso Toto non è stato il mio testimone di nozze, ma quello di mio marito, e mi sono anche separata”, spiega a ilfattoquotidiano.it, dividendo i testimoni sull’altare.

Un’altra conoscenza in comune tra D’Alfonso e la 5 Stelle è il parlamentare Pd Giovanni Legnini, anche lui rinnegato dalla candidata grillina che nel suo studio ha svolto gli anni di pratica forense. “Di solito si cerca di fare pratica in studi prestigiosi”, afferma Marcozzi, “io l’ho fatta lì, ma me ne sono andata perché non volevo crescere professionalmente e umanamente in quell’ambiente. Il mio è stato un atto di coraggio”. E ancora c’è un altro rinnegato eccellente nelle parole della giovane candidata (il più ovvio), ed è Gianni Chiodi. In tv ammette di averlo votato alle passate elezioni regionali, ma assicura di essersi pentita: “Questa volta non lo rivoterò”.

Chiodi non può rispondere perché non è presente. E non ci sarà neppure la volta successiva. Però si fa sostituire da una missiva in cui spiega come negli ultimi cinque anni si sia sentito “ingiustamente oscurato” dall’emittente televisiva in questione, motivo per cui non onorerà con la sua presenza il dibattito (con buona pace degli elettori abruzzesi). Eppure il presidente uscente, solo qualche mese fa, ha saputo ben utilizzare i mezzi di comunicazione in una conferenza stampa in grande stile, in cui ha provato a venire fuori dall’impasse di un’inchiesta giudiziaria sui “rimborsi facili” per le missioni istituzionali. Soldi pubblici con cui avrebbe pagato, tra le altre cose, la notte nella famosa stanza 114 dell’hotel Sole di Roma, divisa con una donna poi nominata consigliera di Parità. Nessuna spintarella ha assicurato Chiodi, neppure per la sorella della sua dama, assunta poco dopo in Regione.