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Chiodi e il conflitto di interessi: quando l’amante chiese 1,5 milioni per un progetto

La cifra, per un'iniziativa contro la violenza sulle donne, sarebbe dovuta essere gestita dal governatore dell'Abruzzo e da Letizia Marinelli, consigliera di Parità della Regione. Lo stanziamento del governo Berlusconi fu poi bocciato dalla Corte dei conti. Nonostante questo l’impegno di spesa finì comunque nei cassetti del ministero
Chiodi e il conflitto di interessi: quando l’amante chiese 1,5 milioni per un progetto
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La commistione fra sfera pubblica e privata, il potenziale conflitto d’interessi che il governatore Gianni Chiodi ha coltivato e tenuto nascosto per anni, si riassume nelle poche righe di un atto ufficiale.“La dottoressa Letizia Marinelli, consigliera di Parità della Regione Abruzzo, trasmette al Commissario delegato per la Ricostruzione un progetto di massima per la realizzazione di quanto previsto…”. Firmato – il 14 agosto 2012 – dal commissario delegato per la ricostruzione e presidente della Regione Abruzzo: Gianni Chiodi. Il punto è che Chiodi e Letizia Marinelli – per loro stessa ammissione, dopo i documenti emersi dalle indagini sui rimborsi – sono stati amanti. Di certo hanno dormito insieme, la notte del 15 marzo 2011, nella stanza 114 dell’hotel Del Sole di Roma, zona Pantheon, a spese dei contribuenti, stando alle accuse della procura e ai controlli dei carabinieri. E quindi: l’amante consigliera Letizia Marinelli – o ex amante, poiché non abbiamo contezza delle evoluzioni del rapporto – avrebbe dovuto presentare, all’amato governatore Chiodi, un “progetto di massima”. Il suo valore: 1,5 milioni di euro. Soldi stanziati dal governo Berlusconi per l’emergenza post sisma. Progetto destinato alla realizzazione di un “centro poliedrico per le donne”.

Il 18 febbraio Letizia Marinelli spedisce in Regione Abruzzo la sua lettera raccomandata: aspira –con altre 22 candidate–a essere nominata consigliera di parità. Il 9 marzo la Regione costituisce il “gruppo di lavoro” che valuterà le istanze. Il 15 marzo – appena sei giorni dopo l’istituzione del gruppo di lavoro regionale – la Marinelli trascorre una notte con Chiodi nell’hotel con vista Pantheon. Il 16 maggio la giunta designa Letizia Marinelli per il ruolo di consigliera di parità. Parliamo di un ruolo “unico”: c’è soltanto lei (accompagnata da una consigliera supplente). Il 22 luglio, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “ratifica” la nomina di Marinelli. “È un incarico da appena 200 euro al mese” commentano entrambi. Ma avrebbe dovuto gestire almeno 1,5 milioni. Non è poco.

“Non mi ha mai chiesto niente, né un aiuto, né una protezione”, come vedremo, però, l’amante Letizia Marinelli, in qualità di consigliera di parità, avrebbe dovuto chiedere all’amante Gianni Chiodi, in qualità di presidente e commissario delegato per l’emergenza, di pronunciarsi su un progetto da 1,5 milioni di euro. Un progetto che nasce appena sei mesi dopo la nomina. Leggiamo l’articolo 10 del decreto firmato – si badi: d’intesa con la Regione – dalla Presidenza del Consiglio: “Il commissario delegato (Chiodi, ndr) provvede a realizzare un centro poliedrico per le donne… avvalendosi della consigliera di parità dell’Abruzzo come soggetto attuatore… nel limite massimo di 1,5 milioni di euro”. E il soggetto attuatore è responsabile della spesa. Firmato, l’8 novembre 2011, da Silvio Berlusconi. A nove mesi da quella notte da amanti, i due si ritrovano a gestire, insieme, 1,5 milioni di euro. Non è un reato. Ma c’è una questione d’opportunità.

Il 14 agosto 2012 Chiodi verga il decreto 134: “Realizzazione dei centri antiviolenza e aggregazione per le donne”. Deve attuare il decreto firmato Berlusconi. E scrive: “La dottoressa Marinelli… entro trenta giorni … trasmette al commissario (cioè Chiodi, ndr) un progetto di massima per quanto previsto”. C’è un punto però: bisogna aspettare il vaglio della Corte dei Conti. E la Corte dei Conti, il 17 settembre, boccia il progetto. Che resta però nel dossier, datato 15 settembre, che viene consegnato al ministero della Coesione, quando termina la gestione del commissario Chiodi. A pagina 28 si legge: “Centro poliedrico per le donne, 1,5 milioni, soggetto attuatore: consigliera regionale di Parità”. Nonostante la bocciatura della Corte, insomma, l’impegno di spesa finisce comunque nei cassetti del ministero. Finché, pochi mesi fa, la senatrice Pd Stefania Pezzopane non ribalta la situazione con un emendamento, approvato, alla legge di stabilità: “Le risorse vengono assegnate alla Provincia dell’Aquila per provvedere, d’intesa con il Comune, alla realizzazione di un Centro poliedrico”.

Dal Fatto Quotidiano del 2 febbraio 2014

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