Più dei greci tartassati dalla crisi, dei francesi travolti dall’ondata di Marine Le Pen e degli inglesi attratti dal populismo di Nigel Farage. Gli elettori italiani, secondo un sondaggio realizzato dal centro demoscopico americano Pew Research Center, “appaiono sempre più critici delle istituzioni europee e sono divisi sull’opportunità di mantenere l’euro” e vincono così la palma dell’euroscetticismo. Una fotografia a pochi giorni dalle elezioni europee che mostra come, pur rimanendo forte e diffuso il sentimento di sfiducia nei confronti di Bruxelles, si registri una “timida ripresa” dell’immagine della Ue, dopo il tracollo negli anni bui della crisi del debito. L’Italia, a pochi giorni dalle elezioni europee, sembra esclusa dal trend di “timida ripresa” nei confronti della Ue che si manifesta nell’eurozona. Al contrario, il nostro Paese registra un netto peggioramento del sentimento nei confronti di Bruxelles e rimane l’unico a “flirtare con l’idea di lasciare l’euro”. Il sondaggio, realizzato nei sette maggiori paesi dell’Unione (Francia, Gran Bretagna, Germania, Polonia, Spagna, Grecia e Italia), registra infatti che in media il 52% degli europei intervistati ha un’opinione favorevole della Ue, con un più 6% rispetto al 2013. Rimane comunque alto il numero degli europei, il 71%, che ritiene che la propria voce non venga ascoltata dalle istituzioni europee che non comprendono le esigenze dei cittadini (65%), violano la loro privacy (63%) e sono inefficienti (57%).

L’Euro e il ritorno alla lira – Per gli analisti, che registrano un sentimento di “amarezza” nel nostro paese, il 44% degli italiani esprimerebbe il desiderio di tornare alla lira, e il sostegno alla moneta unica è precipitato di 19 punti in un anno, mentre rimane forte non solo in Germania (72%) e Francia (64%), ma anche in paesi travolti dalla crisi come la Grecia (69%) e la Spagna (68%). Riguardo poi al prossimo appuntamento elettorale del 25 maggio, si sottolinea che mentre in Italia, Gran Bretagna, Polonia e Germania sono gli elettori vicini alla destra ad essere euroscettici, in Spagna e Grecia le critiche arrivano maggiormente da elettori di sinistra. Un capitolo a parte meritano i risultati registrati tra i tedeschi che sembrano “vivere in un continente differente”: se appena il 10% degli europei intervistati ritiene che l’economia vada bene, in Germania sono l’85% a crederlo. E in Italia, invece, il 96% ritiene che l’economia vada male.

Tornando però alla ripresa di sentimento di fiducia, anche se si è ancora lontani da livelli precrisi, è la Francia a guidare il trend positivo, con un più 13%, che viene anche confermato anche dalla Spagna, +4%. Solo in Italia la fiducia nell’Europa è precipitata del 12% dallo scorso anno – quando però, va notato, era al 58%, ben più alta della media europea del 46% – rendendoci secondi solo ai greci, tra i quali il ‘sentiment’ per l’Europa è comunque salito dal 33% al 34%. Non solo: il 74% degli italiani crede, stando a questo sondaggio, che l’integrazione economica europea ci abbia indeboliti. Solo il 9% sarebbe convinto del contrario, mentre anche su questo fronte il sentimento degli altri europei sembra orientato verso un trend più positivo: non solo i tedeschi – con il 63%, più 9% rispetto allo scorso anno – o i polacchi – con un più 12% che li porta al 53% con gli analisti del Pew che li descrivono come i più forti sostenitori della Ue – ma anche per i greci, con un 17% che segna un balzo in avanti di sei punti. Persino tra gli euroscettici per definizione, i britannici, convinti assertori dell’opting out, si registra uno sbalzo in avanti di 15 punti, dal 26% al 41%, nella convinzione che l’integrazione economica europea faccia bene all’economia nazionale. E anche la percentuale dei britannici che vogliono rimanere nella Ue, il 50%, è superiore a quella di chi vorrebbe lasciarla, il 41%.