“Aspettate a iscrivervi all’università, non c’è fretta. Evitate di fare scelte sbagliate”. A lanciare l’appello nel Regno Unito è proprio l’ente che si occupa delle ammissioni e della parità di accesso agli atenei. Tutto questo per ridurre il fenomeno degli studenti che scelgono un corso di laurea e poi cambiano idea, indebitando inutilmente le famiglie per colpa di decisioni affrettate ma anche per colpa delle facoltà che promettono studi interessanti e carriere di successo. Tutte cose che poi spesso vengono smentite dalla realtà dei fatti e che succedono un po’ ovunque. “Ma è ancora peggio nel Regno Unito, dove le tasse di iscrizione per gli istituti pubblici sono anche di 9mila sterline all’anno. E le famiglie si indebitano ulteriormente”.

A dirlo è stata Mary Curnock Cook che in Gran Bretagna guida l’Ucas (Universities and colleges admission service). “Troppi studenti – ha aggiunto – entrano come sonnambuli nelle università, sotto pressione dei loro genitori e amici e senza rifletterci più di tanto”. E questo “si riflette anche sulle performance finali degli stessi istituti”, che ottengono punteggi diversi in base al numero di iscritti che effettivamente arrivano alla laurea. Un circolo vizioso, quindi, per il quale esisterebbe una soluzione: “Gli studenti dovrebbero aspettare, non c’è nessuna fretta di iscriversi all’università a 18 anni. Perché non attendere anche cinque o sei anni e poi avere le idee più chiare?”, ha detto la donna. I dati Ucas in effetti sembrano confermare l’allarme. Durante lo scorso anno accademico, oltre 26mila studenti britannici si sono ritirati prima della fine dei corsi, pur avendo già pagato la retta. A gennaio 2013, dei circa 580mila preiscritti alle università britanniche (che poi avrebbero cominciato a studiare a settembre), ben 295mila avevano 18 anni o meno, mentre il 20% circa – 115mila – aveva appena superato l’età dei 19 anni. 120mila avevano invece fra 20 e 30 anni, 20mila erano over 30 e altri 10mila over 40. Ora, fra gli obiettivi dell’ente, proprio quello di spingere sempre più giovani ad aspettare, a non farsi prendere dalla fretta, anche per evitare problemi alle finanze delle loro famiglie.

“Del resto – ha proseguito Curnock Cook – se si vuole il privilegio di poter spendere tre anni a esercitare il cervello in qualcosa in cui si è veramente interessati, bisogna ponderare bene le proprie scelte, altrimenti le nostre decisioni potrebbero non portare al miglior risultato”. Sempre secondo il dato Ucas, un diplomato su 15 (il 6,7%) non riesce a portare a termine il primo anno di università, mentre molti altri sono costretti a trasferirsi di istituto o di corso. E a essere più soggetti a questa “sindrome”, secondo l’ente che ha diffuso le statistiche, sono gli studenti figli delle famiglie “middle class”, o come si direbbe in Italia della media borghesia. Dal 2012 le tasse universitarie possono essere portate fino a 9mila sterline e quasi tutti gli istituti del Regno Unito hanno approfittato di questa possibilità. Nel Regno Unito esiste il sistema dei prestiti, è vero, che vengono ripagati solo quando si ottiene un certo livello di reddito. È stato tuttavia calcolato che, al costo della vita studentesca attuale, ogni giovane universitario lascerà alla propria famiglia un debito medio di 40mila sterline, quasi 50mila euro.