La strada sʼimpenna leggermente, si sale verso Viggiano in quel della Val dʼAgri provincia di Potenza, a quota 900 e rotti. Le pendenze non sono assassine ma la pioggia, che cade a tratti, è vigliacca, così cocktail di cadute, rosolate di sedere e gruppo frastagliato, con la solita fuga che si esaurisce a pochi chilometri dallʼarrivo per lasciare ad altri la bagarre finale. Come certi roboanti venditori ambulanti, cʼè chi in tv annuncia una tappa capace di movimentare la classifica generale, con toni aiazzone e previsioni piuttosto avventate. In linea teorica, avrebbe ragione: cʼè un iperfavorito che si chiama Nairo Quintana. Ha puntato la sua stagione sul Giro evitando altri impegni precedenti.

Logica vorrebbe che lo si attaccasse in queste tappe della prima settimana, quando ancora sta rodando gambe e strategie. Spes ultima dea…non basta auspicare. Bisognerebbe essere più severi. Perché nessuno degli antagonisti ha molestato Quintana. Qualche punzecchiatura negli ultimi dieci chilometri, che non hanno prodotto nulla. Nessun attacco importante. Nemmeno sub-importante. Di ammirevole la fuitina sfortunata di Gianluca Brambilla, ripreso dal gruppo dei migliori a 1900 metri dal traguardo, con lʼaustraliano Michael Matthews deciso a non mollare la maglia rosa. Anche qui, smentiti i veggenti di tappa che lo davano al termine dellʼavventura. Lʼarrivo è il primo in salita di questo Giro 2014, ma il finale è sempre un déja- vu, poiché la salita è gentile; ossia volata, con Matthews che recupera un “buco” e addirittura tenta di vincere. Presuntuoso. Si è dovuto accontentare del sesto posto.

Meglio di tutti, Diego Ulissi che sguscia omericamente davanti a Cadel Evans e agli altri favoriti, taglia il traguardo con un avaro secondo di vantaggio, però che soddisfazione! Eʼ il primo italiano a riuscirci in questo Giro ed infatti appena appoggia il piede a terra confessa: “Sto godendo”. Aveva già vinto nel 2011 (diciassettesima tappa), corre per la Lampre-Merida guidata dallʼastutissimo Giuseppe Saronni. Se la gode insieme al colombiano Quintana, il più temuto: è stato a ruota, non è mai stato messo in difficoltà anche perché il terreno non era tale da indurre in tentazione gli avversari, si giustificano i mancati attaccanti. Lo spettacolo continua ad essere moscio, sarà forse che ormai Tour e Vuelta attirano più campioni del Giro? Gli organizzatori e i loro fiancheggiatori dicono che non è vero, che ci sono grandi nomi, a cominciare da quello di Cadel Evans…e chi lo nega? Ma ha 37 anni. Uran e Rodriguez? Michele Scarponi? Il discorso sarebbe lungo: cʼè chi opina che le caratteristiche ciclistiche per vincere Giro e Tour sono diverse. Certo, il ciclismo italiano soffre la mancanza di Vincenzo Nibali, lʼunico del bigoncio a poter competere alla pari coi boss della bici dʼoggi. Ma ha scelto il Tour. Che è la vetrina numero uno.

Questo passa il convento. Anzi, oggi il santuario. Quello di Santa Maria del Monte, meta di pellegrinaggi molto popolari. Come quelli di natura meno spirituale. A colpi di cazun. Sottolineo con una zeta sola…Già. Mentre i 195 concorrenti si sfiancavano lungo strade molto belle – il Giro è finalmente tornato nel suo contesto più umano, una tappa spottone per invitare i turisti a visitare il Belpaese meno conosciuto ma assai più genuino – molti “suiveurs” si sono sfiancati a forza di cazun. Oh! non pensate male, i cazun sono i ravioli tipici della Lucania e a Viggiano si alleva al pascolo brado la vacca podolica, razza assai forte che regala un latte eccellente. Risultato: formaggi e caciocavallo deliziosi.

I ciclisti, tapini, seguono ben altre diete, a loro sono vietati certi peccati di gola. E cʼè persino un corridore che si chiama Malacarne (Davide di Feltre, fu campione mondiale di ciclocross juniores nel 2005)…