Ho fame. Ho freddo. Ho male nelle ossa. La luce dopo tanto buio mi abbaglia. Non so dove sono. Divise e guanti di lattice mi spostano. Come fossi un fagotto infetto. Mi parlano e credo siano ordini, lo capisco dal tono ma non
comprendo neppure una parola.
Sono solo. Stanco, assetato, sporco, impaurito e disorientato. Ma vivo. E grato di essere vivo. Sorrido e alcune divise ricambiano. Poi arriva qualcuno che parla la mia lingua e mi sembra per un attimo di stare a casa. Mi ispezioneranno, intingeranno le mie dita nell’inchiostro, mi misureranno le ossa, cambieranno i miei vestiti, mi daranno un numero e una tessera. 
Salirò su autobus, treni o traghetti. Mi trasferiranno, senza chiedere mai il mio parere, in posti diversi e sconosciuti ma sempre un po’ meno affollati. E ogni volta saprò che sono vivo e sono in salvo.
Ringrazierò Dio e pregherò gli uomini di farmi chiamare casa per dire ai miei che sono arrivato, che sono arrivato vivo e che li amo. 
Chiederò amicizia, libertà, comprensione e fiducia.
Voglio un dizionario per farmi capire, un pallone per ricordarmi che sono solo un ragazzo, libri per crescere e una scuola per imparare e fare amicizia, schede telefoniche per accorciare distanze e addolcire distacchi e paure.
Ho bisogno di vestiti puliti e della mia misura, di cibo a sufficienza e qualcuno con cui parlare.
Ho bisogno di riempire i vuoti di giornate senza tempo e di una cartina geografica per sapere dove sto e dove andrò.
Ho bisogno di conoscere i miei diritti e quelli degli altri.
  
Mi servono sapone, scarpe, una bibbia assorbenti. Voglio andare da un dottore, voglio medicine per la tosse, il mal di pancia e le fitte alla testa che mi assalgono quando ho paura.
Voglio sapere se sono incinta e chi si occuperà del mio bambino concepito durante notti di prigionia e abusi.
Vorrei sapere dove sono i miei fratelli e se potrò raggiungerli.
Ho bisogno di qualcuno che mi parli, mi racconti cosa posso fare, in cosa posso sperare e cosa sarà di me. 
Ho bisogno di qualcuno che ascolti i miei bisogni, condivida i miei progetti, accudisca le mie paure.
Ho bisogno di fiducia e di sapere che andrà tutto bene.
Sono un minore. Mi proteggeranno e si occuperanno di me.
Sono straniero: mi troveranno un alloggio e mi faranno sentire a casa.
Sono solo: mi accudiranno e mi accompagneranno nelle scelte e nei bisogni.
Studierò, diventerò importante o almeno grande e aiuterò gli altri che sono partiti dopo di me e mi impegnerò perché altri ancora non debbano partire se non per libera scelta.
Sono un minore, straniero, arrivato eroicamente vivo, in Italia. Se Dio e gli uomini vorranno, andrà tutto bene.

#matteocorripernoi La lettera aperta della Fondazione  Terre des Hommes a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Illustre Presidente,

Terre des Hommes da oltre cinquant’anni si fa portavoce del bisogno di protezione di un’immensa parte di mondo alla quale viene costantemente negato il diritto a vivere una dimensione essenziale dell’essere umano: l’infanzia.

In ogni parte del globo il nostro impegno è dedicato a contrastare forme di violenza sempre più inaudite e dilaganti che trovano nelle bambine e nei bambini il loro obiettivo primo e spesso ultimo.

Consapevoli della Sua estrema attenzione verso questo tema, cui tutte le politiche dovrebbero tendere, ci rivolgiamo a Lei per ricordare il dramma di centinaia di bambini e giovani che ogni giorno rischiano la vita per raggiungere il nostro Paese, in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e povertà. (continua a leggere l’appello)