Sport, informazione, cultura, approfondimenti. E’ una quattro giorni di appuntamenti tra cinema di denuncia, tornei sportivi dedicati alla memoria di Peppino Impastato e lezioni per insegnare agli amministratori pubblici a riconoscere i segni dell’infiltrazione mafiosa sul territorio, la terza edizione di “Aut Aut”, il Festival regionale contro le mafie, che dall’8 all’11 maggio si svolgerà a Bazzano, Vignola e Castelfranco dell’Emilia. Un’iniziativa realizzata dai Comuni di Valsamoggia, di Castelfranco Emilia e dall’Unione Terre dei Castelli, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e con associazioni come Anpi, Libera, Solidarietà Impegno e Polisportiva Città di Bazzano, all’insegna della cultura della legalità e della lotta contro la criminalità organizzata che in Emilia Romagna, da tempo, ha ormai affondato le sue radici.

“Quest’iniziativa – spiega Simonetta Saliera, vicepresidente e assessore regionale alle Politiche della sicurezza – rappresenta un importante momento di riflessione e vuole rafforzare la collaborazione tra le istituzioni e la comunità. La nostra legge antimafia, approvata 3 anni fa, ha già dato buoni risultati, sono stati finanziati oltre 80 progetti a cui hanno partecipato, tra gli altri, più di 40 mila studenti insieme a Comuni, Province, scuola, università, forze dell’ordine, magistratura, sindacati, associazioni di volontariato come Libera e Avviso Pubblico. Vogliamo conoscere e capire come la mafia tenti di inserirsi e fare affari nel nostro territorio in modo subdolo e nascosto. Le nostre iniziative e questo festival sono il nostro modo di dire che non ci giriamo dall’altra parte, che noi restiamo compatti”.

Valorizzare la cultura della legalità e della lotta alla criminalità organizzata, istituire un Festival di tutte le associazioni impegnate nell’antimafia a livello nazionale, offrire ai cittadini un’occasione per conoscere e approfondire: saranno queste le parole chiave alla base del calendario di appuntamenti che dall’8 all’11 maggio coinvolgeranno tre Comuni e decine di associazioni. Con un occhio di riguardo rivolto verso le nuove generazioni, i giovani, per i quali quest’anno Aut Aut organizzerà dibattiti all’interno delle scuole e lezioni aperte al pubblico. Come diceva Paolo Borsellino, assassinato in via D’Amelio, del resto, “se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

Ad aprire il festival, giovedì 8 maggio, sarà l’incontro dal titolo ‘Donne di mafia/Donne contro la mafia’, a cui seguirà, il 9 maggio, la proiezione del documentario “Muro basso” di Enrico Masi e Stefano Migliore, prodotto dalla Caucaso e nato da una ricerca del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna. Un viaggio che racconta dei campi di volontariato di Libera “e dei giovani attivisti che incontrano luoghi normali che diventano straordinari: beni immobili confiscati alle mafie e restituiti alla pubblica utilità”. Come le proprietà che si trovano a Cascina Caccia, a San Sebastiano da Po, a Millepioppi di San Nicomede, e nei comuni di Salsomaggiore Terme (PR) e Torchiarolo (BR).

E proprio di associazionismo e volontariato si parlerà al Radunoaduno di sabato 10 maggio, il tavolo di lavoro organizzato dalle realtà associative del territorio con lo scopo di costituire un presidio di Libera tra i comuni di Valsamoggia e Castelfranco Emilia, città della provincia modenese che recentemente si è aggiudicata il secondo posto in classifica tra i capoluoghi emiliano romagnoli con più casi di pizzo e usura. Domenica, infine, sarà la giornata delle attività sportive in memoria di Peppino Impastato, assassinato il 9 maggio del 1978, a trent’anni, per il suo impegno nella lotta alla mafia. Anche quest’anno, inoltre, non mancheranno il corso di formazione per insegnare ad amministratori locali e personale della pubblica amministrazione a individuare eventuali segnali di infiltrazioni sul territorio, e la ‘Settimana della mensa legale’, con la collaborazione di Cir Food e l’inserimento dei prodotti di Libera nelle mense scolastiche.

“Iniziative come questa sono molto importanti per il territorio e per tutta la comunità – spiega Daniele Borghi, referente di Libera Emilia Romagna – spesso le persone pensano che parlare di mafia significhi esclusivamente parlare del contrasto militare alla criminalità organizzata, invece una parte importante di questa battaglia la si combatte fuori dalle aule di tribunale o dalle questure: nella società civile, nelle scuole, sui mezzi di comunicazione di massa. Promuovere progetti come Aut Aut consente di far comprendere meglio a tutti gli italiani come i clan si muovono, come agiscono, come si comportano, e tutto questo stringe la rete attorno alle organizzazioni criminali, nella speranza che un giorno la giustizia riesca a debellarle, a impedire loro di minacciare la collettività. I giovani poi sono le nuove generazioni e educarli ai valori dell’antimafia, ma anche permettere loro di toccare con mano quanto sia concreta la presenza dei clan in Emilia Romagna, penso ad esempio alle scolaresche invitate ad assistere alle prime udienze del processo Black Monkey, il primo caso in regione per reati relativi al 416 bis, all’associazione di stampo mafioso, è molto importante. Fino a qualche anno fa la società faceva fatica ad accettare che interi clan potessero operare al Nord, e l’incendio di una macchina, per esempio, era derubricato a semplice atto vandalico. Oggi si sta imparando a cogliere le sfumature, le differenze, a creare collegamenti, ed è un segnale positivo. Perché solo uniti si può combattere questa guerra”.