A occhio e croce tanti quanti la regione Basilicata. A essere più precisi proprio lo stesso numero di cittadini che risiede nell’isola di Malta. La Spagna perde abitanti per il secondo anno consecutivo: 545.980 persone hanno deciso di abbandonare Madrid. E la popolazione, secondo i dati pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica e aggiornati all’1 gennaio 2014, si è ridotta a 46,7 milioni. Il motivo, per gli esperti, è più che chiaro: l’esodo degli stranieri che fuggono dalle conseguenze della crisi. Solo la comunità cinese è cresciuta nel 2013, mentre il resto degli stranieri ha deciso di tornare a casa: primi gli inglesi (–87.880), seguiti dai rumeni (–74.745) e dagli ecuadoriani (–45.309).

Fino al 2012 la popolazione iberica aveva registrato una crescita continua a partire dal 1998 (anno in cui comincia il censo), soprattutto proprio grazie all’arrivo degli stranieri nel periodo d’oro del boom economico. Una situazione che a oggi, nonostante i segnali di ripresa economica e la promozione certificata dall’agenzia di rating Moody’s, si è completamente invertita e ha costretto molti cittadini stranieri a fare le valigie e ritornare nei Paesi d’origine o cercare nuove destinazioni. Tra il 2000 e il 2010, infatti, gli stranieri censiti in Spagna erano balzati da poco più di 900mila a quasi 6 milioni. Ma già tra il 2011 e il 2012 si erano registrate le prime oscillazioni al ribasso (-15mila nel 2011 e -190mila l’anno dopo), fino al crollo dello scorso anno.

Insomma, mentre nel 2012 gli stranieri rappresentavano l’11,8% della popolazione, oggi raggiungono a stento il 10,7, cioè 5 milioni di persone. I dati pubblicati martedì sono ancora provvisori. Bisognerà attendere il report completo dell’istituto di statistica nazionale (Ine) per capire l’effettiva composizione della popolazione iberica, tanto più che, secondo le ultime cifre ufficiali, alla “fuga” degli stranieri bisogna aggiungere i 250mila spagnoli, soprattutto giovani, che hanno lasciato Madrid. Altri dati riferiscono addirittura di 700mila cittadini iberici.

Sta di fatto che tra 2008 e 2013, secondo l’Ine, la popolazione spagnola si è ridotta di oltre 2 milioni di persone, dopo il boom demografico del decennio precedente. Lo stesso Istituto ufficiale però non sa quantificare la situazione: i cittadini che vanno via non sempre si cancellano dai registri né comunicano i loro spostamenti al consolato del Paese dove si trasferiscono, anche per non perdere il diritto al voto alle elezioni comunali o amministrative. Di fatto però il crollo demografico c’è. E per di più, tra gli stranieri, è già certificato che la diminuzione complessiva è dovuta più all’esodo dei cittadini europei (- 313.446) che a quelli extracomunitari (-232.532). Tra i cittadini Ue, a Madrid i rumeni sono tra le nazionalità più presenti (795.513), seguiti dai marocchini (771.427), dai britannici (218.189) e dagli ecuadoriani (218.189), gli stessi gruppi che hanno fatto registrare la maggiore diaspora. Il crollo, come si legge nella nota dell’Istituto di Statistica di Madrid, riguarda tutte le comunità autonome della Spagna, senza differenze sostanziali. Solo le enclavi di Ceuta e Melilla viaggiano in controtendenza: qui la popolazione è aumentata dello 0,9 per cento.

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