Il decreto lavoro ottiene la prima approvazione. Dopo la fiducia di ieri, la Camera ha dato il via libera al testo, che ora passa al Senato per la seconda lettura. I voti favorevoli sono stati 283, i contrari 161 e un astenuto. Prima del voto finale ci sono state scintille tra i deputati del Movimento 5 stelle e quelli del Pd, che hanno coinvolto la presidente Laura Boldrini. I pentastellati hanno cercato di tenere a raffica interventi sul regolamento (“non è carta da culo!”, ha urlato Claudio Cominardi). Alla fine, però, dopo proteste del Pd (qualcuno ha urlato “pagliacci!”) si è arrivati alla votazione finale.

Ma le polemiche sono durate per tutto il tempo delle dichiarazioni di voto. Tutti i deputati di M5S hanno alzato nell’Aula della Camera le braccia incatenate e mostrato la scritta “schiavi moderni”. La presidente Laura Boldrini ha ordinato la rimozione da parte dei commessi dei fogli. Walter Rizzetto di M5S aveva appena citato una frase di Roosevelt secondo cui è libero solo chi ha una sicurezza ed una indipendenza economica quando tutti i colleghi hanno alzato le mani, componendo la scritta “Schiavi moderni” con diversi cartelli. Il capogruppo del Pd Roberto Speranza ha criticato il fatto di “aver fatto tutto questo solo per una foto sul giornale, mentre noi stiamo dando 80 euro ai lavoratori”. E alle interruzioni dei M5S, Speranza ha ribattuto: “Ci vuole pazienza e tempo per abituarsi alla democrazia…”. La protesta dei M5S è stata stigmatizzata da Paola Binetti di Scelta civica. “Ogni volta che entriamo in questo Palazzo – spiega la deputata centrista – le nostre borse passano sotto il metal detector. Come è possibile che siano entrate qui delle catene?”. Immediata la replica dei M5S: “Ma erano di plastica…”.

Alfonso Bonafede è stato il primo a intervenire. Poco prima, i grillini avevano mostrato le catene contro il dl, Boldrini aveva chiesto l’intervento dei questori. “La nostra era una protesta pacifica – fa notare Bonafede – lei ci ha chiesto di non opporre resistenza. Noi non stavamo opponendo resistenza – ha sottolineato – ma i cittadini che guardano da casa vedono la ripresa ferma su di lei, pensano…”. Boldrini ha risposto più volte con un “ho capito” e ha tolto la parola al grillino. Si sono levate urla e lamentele dai banchi dei 5 Stelle. Poco dopo sono seguiti interventi a raffica sul regolamento. Roberta Lombardi, ex capogruppo, ha denunciato che tra i questori a cui si è appellata la presidente “ce n’è uno che ha picchiato una nostra collega”.