Anche Roberto Cota restituisce i rimborsi, compresi quelli delle mutande verdi. Il decaduto presidente della Regione Piemonte, rinviato a giudizio per peculato, ha versato nei conti del Consiglio regionale 32mila euro. La cifra equivale a quanto gli viene contestato dalla Procura di Torino con un’aggiunta del 30 per cento, quanto richiesto dai pm come compensazione del danno di immagine. Un gesto dettato dalla “trasparenza”, stando alle parole del suo avvocato Domenico Aiello.

Il dato è emerso mercoledì alla prima udienza preliminare per i 39 consiglieri indagati per peculato e altre due persone coinvolte nella rimborsopoli piemontese. Cota non era presente in aula: ha giocato d’anticipo chiedendo il giudizio immediato. Voleva essere giudicato subito nel merito della questione per difendersi fino in fondo, saltando le udienze preliminari, e il tribunale di Torino ha accolto la sua richiesta fissando il processo il 21 ottobre prossimo. Molto tempo dopo le elezioni.

I sostituti procuratori Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta, coordinati dall’aggiunto Andrea Beconi, contestano a Cota spese per più di 25mila euro. Tra queste molte cene e caffè, il regalo di nozze per un assessore, la custodia per un iPad, foulard e cravatte per i suoi collaboratori, 1.500 euro in penne eleganti da regalare in occasioni ufficiali e anche gli ormai famosi mutandoni verdi, in realtà un costume da bagno color kiwi acquistato durante un viaggio di piacere a Boston. 

Cota non è l’unico dei consiglieri regionali piemontesi ad aver risarcito la Regione in vista del processo e delle elezioni. La scorsa settimana due sue compagne di partito, gli assessori leghisti Elena Maccanti e Giovanna Quaglia, avevano fatto un primo passo e così aveva fatto pure il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo del Nuovo Centrodestra. 

Nei giorni seguenti altri eletti hanno fatto la stessa scelta, per lo più esponenti del Carroccio. Stando all’avvocato della Regione Piemonte Alessandro Mattioda, al momento i rimborsi ammontano a circa 300mila euro (sui circa due milioni di euro totali contestati dai pm), ma la cifra è destinata ad aumentare nei prossimi giorni.

Per molti imputati l’obiettivo è quello di ottenere un parere favorevole al patteggiamento o uno sconto di pena al termine dei processi. Un’altra intenzione è quella di fermare l’azione della procura regionale della Corte dei conti che sta per chiudere la propria parte di indagine. Restituendo il “maltolto” i consiglieri pensano di sottrarsi al processo, ma da fonti investigative si apprende che i politici potrebbero essere chiamati a rispondere anche delle spese ritenute non penalmente rilevanti.

Intanto martedì il Consiglio regionale ha approvato l’abolizione dei rimborsi ai gruppi politici che partirà dalla prossima legislatura. Al loro posto verranno forniti una serie di servizi e il personale, che risulta essere una delle voci di spesa più alte. Una scelta non casuale per i radicali torinesi Igor Boni e Giulio Manfredi: “Dobbiamo rilevare che tale misura è stata presa non a caso il giorno prima dell’udienza in tribunale”.

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