Una bomba per ricordare all’Europa che la burrasca non è passata. La Grecia che si prepara alla visita della cancelliera Angela Merkel è scossa dall’ennesimo episodio terroristico, questa volta senza alcuna vittima, mentre pochi mesi fa c’era mancato poco che ne facesse le spese la figlia dell’ambasciatore tedesco ad Atene, con alcuni proiettili di kalashinokov esplosi sul balcone della residenza diplomatica. La pista anarchico-terroristica è ovviamente la più battuta dagli investigatori, ma non può passare inosservato, secondo una vulgata diffusa nelle primissime ore di oggi nella capitale ellenica, il fatto che questa vigilia pasquale sia caratterizzata da tre macro elementi: il ritorno della Grecia sui mercati con l’emissione di bond, grazie all’avanzo primario da un miliardo e mezzo frutto del sacrifici e dei tagli che hanno portato la soglia di povertà a toccare numeri difficilissimi; le riforme, indispensabili, ma che stanno massacrando il ceto medio come i dati Ocse relativi a povertà dimostrano; le promesse del governo di non aumentare le tasse che si scontrano con la realtà dove sono tassate perfino le auto a metano.

Oggi i maggiori media internazionali, come BBC, Euronews, Le Monde, ABC News e altri osservatori collegano la bomba alla fanfara con cui il governo greco annuncia la fine della crisi, anche se proprio l’emissione dei bond è vista come una mossa disperata per reperire i denari che necessitano a garantire i presiti della troika. Il portavoce del governo e ministro dell’informazione Simos Kedikoglou ha commentato che l’obiettivo degli aggressori è di offuscare la buona immagine del Paese per cambiare l’ordine delle cose e annuncia che “non gli permetteremo di raggiungere il loro obiettivo”. Secondo il giornalista Spiros Karazaferris nelle prossime ore inizieranno le schermaglie per individuare colpevoli e mandanti dell’ordigno, ma la sensazione è che a queste “chiacchiere infinite con analisi su chi c’è dietro l’esplosione serviranno solo a riempire il tempo che manca alla visita della Merkel”.

Che domani, aggiunge, si congratulerà con il governo per i successi raggiunti. “I finanziatori usurai vogliono che i loro soldi tornino indietro ad un ottimo prezzo”, si legge sul magazine Spirospero che lascia intendere come la bomba potrebbe essere anche un tentativo interno di destabilizzazione, magari con il supporto dei servizi deviati come in passato già si è verificato ad Atene in momenti di particolare tensione politica. La pista ufficiale seguita dagli inquirenti è quella insurrezionalista, dal momento che la bomba è stata fatta esplodere sul lato sinistro del teatro americano Alice, a pochi passi dall’edificio che ospita gli uffici della Banca centrale di Grecia utilizzati solitamente dalla troika. Un segno secondo fonti investigative, che stanno monitorando l’universo dei gruppi di anarchici, che alle 5 del mattino avrebbero effettuato una telefonata di avvertimento alla redazione del magazine Zougla. Secondo un testimone oculare un uomo ha parcheggiato una Nissan Sunny sul posto e poi è fuggito su una moto. I residenti della zona hanno riferito che l’esplosione è stata talmente forte da sembrare quasi un terremoto.

Secondo gli ufficiali dell’antiterrorismo non è stato un giorno casuale vista la concomitanza della visita della cancelliera, e per questa ragione puntano sulla pista anarchica dal momento che il furto del veicolo risale a cinque giorni fa, il che indica che i terroristi non avevano pianificato da tempo il “colpo” e hanno parlato di gioco rischioso in quanto portare nel centro di Atene un veicolo pieno di esplosivo non è proprio una passeggiata da poco. A meno che, come sostengono alcuni analisti, non siano stati adeguatamente coperti in quel tragitto. Ufficialmente indiziato numero uno è il gruppo che fa riferimento alla lotta rivoluzionaria di Nikos Maziotis e della sua compagna Pola Roupa. Gli ufficiali della Polizia li considerando i registi dell’attacco terroristico con la collaborazione di un altro nome strategico per le sorti elleniche: Christodoulos. Un episodio simile risale al 18 febbraio 2009 (la bomba però non esplose per un difetto) davanti agli uffici della Citibank, nel lussuoso quartiere ateniese di Kifissia.

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