Alta probabilità di incidenti mortali nei cantieri. E pericoli per la salute della popolazione. Non c’è pace per Expo. Dopo il coinvolgimento nelle ultime inchieste della procura di Milano e il rischio di infiltrazioni mafiose più volte denunciato, ora gli organizzatori dell’esposizione universale devono affrontare un nuovo allarme. Quello sulla sicurezza di lavoratori e cittadini. Secondo la Cgil infatti gli operatori dell’Asl dedicati alla prevenzione e ai controlli sono troppo pochi. Una questione che rischia di esplodere proprio nel momento in cui nell’area Expo si lavora a ritmo frenetico per recuperare i ritardi. Mentre l’inizio della costruzione dei padiglioni porterà alla nascita di decine di nuovi cantieri all’interno del maxi cantiere a cavallo tra Milano e Rho. E i rischi non termineranno con la conclusione dei lavori: nei sei mesi dell’esposizione ci saranno da preparare e gestire oltre 3mila eventi e il tema dell’alimentazione comporterà problemi sanitari legati alla conservazione e alla distribuzione dei cibi che verranno mostrati e offerti ai visitatori.

Secondo la Cgil sono necessari da subito almeno 15 nuovi operatori dell’Asl, tra amministratori, tecnici, medici del lavoro e della sanità pubblica. Solo così si potranno realizzare tutte le attività di prevenzione e controllo necessarie alla corretta gestione dell’evento e alla riduzione dei rischi di infortuni sul lavoro. In base alle statistiche sugli incidenti nei luoghi di lavoro – ricorda il responsabile Expo della Cgil di Milano Antonio Lareno – l’Inail nel 2011 stimava che nei cantieri legati a Expo, in assenza di un progetto adeguato di prevenzione, potrebbero esserci 20mila infortuni, di cui 1.700 invalidanti e oltre 40 mortali.

Per fortuna ad oggi nessun operaio ha perso la vita. Ma che la situazione sia critica lo dimostra quanto riporta il sito dell’Asl di Milano che nella sezione dedicata all’esposizione parla di “numerose e reiterate manchevolezze riscontrate nella organizzazione della sicurezza dei lavori”, nonché della “ripetuta constatazione di gravi situazioni di rischio di caduta e di seppellimento negli scavi, di assenza di parapetti a protezione del rischio di caduta e infilzamento su ferri sporgenti contestate nei nostri verbali, così come l’utilizzo di apparecchi di sollevamento (gru) privi dei dovuti collaudi di sicurezza e così pure le gravi lacune presenti nei piani di emergenza interni”. Valutazioni che nelle 105 ispezioni eseguite dall’Asl fino al 31 dicembre 2013 sul sito Expo e sulle opere essenziali connesse hanno portato a contestare ben 98 non conformità alle 71 imprese controllate. Le cose non vanno meglio nei cantieri delle nuove linee del metrò 4 e 5 e del prolungamento della 1, la cui realizzazione è legata all’esposizione: al 28 febbraio 2014 nei 415 accessi ispettivi, per un totale di 116 imprese controllate, le non conformità sono state 242.

A tali numeri si aggiunge poi un altro particolare: fino alla settimana scorsa il Piano di emergenza ed evacuazione relativo all’area Expo presentava diverse criticità e solo una lettera della prefettura di Milano del 21 marzo scorso ha portato alla sua integrazione da parte della società guidata dal commissario Giuseppe Sala.

La carenza di uomini denunciata dalla Cgil va al di là dell’esposizione universale. Concentrare l’attenzione su questa, infatti, significa sguarnire altri settori: “Le attività relative a Expo non devono penalizzare la normale attività dei servizi Asl, già in tensione per il blocco del turn over”, fa notare Lareno. A rischio, dunque, non c’è solo la sicurezza dei lavoratori. Ma anche la salute di tutti gli altri cittadini. Prima dell’inaugurazione dell’esposizione universale e anche nei sei mesi in cui i padiglioni saranno invasi dai visitatori. Sarà infatti necessaria in quel momento un’attività straordinaria per le autorizzazioni degli oltre 3mila spettacoli che verranno organizzati e per la sicurezza alimentare. “Expo non sarà una presentazione di stoffe – spiega Laura Bodini della Società nazionale operatori della prevenzione (Snop) – ma di alimenti e cibi che provengono da oltre 100 paesi. Questo pone problemi diversi e diversificati da affrontare per la gestione delle merci, per la preparazione dei cibi e per la loro distribuzione”.

Tutte operazioni che richiederanno risorse. Se ne sono accorti anche i consiglieri regionali del Pd e del Patto civico di Umberto Ambrosoli, che hanno presentato al Pirellone una mozione per chiedere alla giunta un potenziamento delle risorse dedicate alla prevenzione, impiegando i fondi derivanti dalle sanzioni in materia di sicurezza del lavoro. Ma contro tale proposta hanno votato Lega, Forza Italia, Ncd e M5S. E la mozione è stata bocciata.

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