Gli Stati Uniti rivaluteranno il proprio ruolo nei negoziati in vista di un accordo di pace in Medio Oriente, ma il loro impegno non sarà infinito. Ad annunciarlo è stato il segretario di Stato Usa John Kerry, dopo che giovedì il capo negoziatore israeliano e ministro della Giustizia Tzipi Livni, ha annullato l’ultimo rilascio di detenuti palestinesi, che doveva accompagnare la trattativa di pace tra i due paesi. Intanto torna a riaccendersi la tensione tra i due stati. Il 3 aprile quattro razzi lanciati dalla Striscia di Gaza sono caduti in una zona non abitata nel sud di Israele. L’aviazione militare israeliana – riferisce un portavoce militare di Tel Aviv – ha risposto nella notte colpendo cinque obiettivi “terroristici” a Gaza. 

“Nuove condizioni si sono verificate. Israele non può rilasciare il quarto gruppo di detenuti“, ha detto ieri Livni. La scarcerazione doveva avvenire lo scorso fine settimana, ma era stata sospesa in attesa che tutte le parti accettassero il prolungamento dei tempi del negoziato oltre la data limite del 29 aprile. La decisione di annullare il rilascio dei prigionieri è arrivata dopo che il presidente palestinese Abu Mazen ha avviato la procedura per l’adesione del paese a 15 agenzie Onu, malgrado si fosse impegnato a non farlo durante le trattative.

Questa mattina Kerry ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente palestinese Mahmoud Abbas per tentare un estremo salvataggio della trattativa. Dopo 11 viaggi nella regione in poco più di un anno, il segretario di Stato americano ha ammesso che dopo le decisioni prese dalla due parti si è raggiunto “un punto critico“. Puoi portare “il cavallo al pozzo, – ha detto Kerry ai giornalisti citando un vecchio adagio – ma non obbligarlo a bere. Ora è il momento di bere, i leader devono capirlo”.

Il segretario di Stato ha tempo fino al 29 aprile per impedire il fallimento del negoziato, la data entro la quale le trattative avrebbero dovuto concludersi. “Vi abbiamo investito molto, non credo che vorremo andarcene prima di essere certi di aver fatto tutto il possibile”, afferma Dennis Ross, esperto di Medio Oriente sotto tre amministrazioni Usa. A suo parere, a differenza di altri precedenti tentativi di negoziato, questa volta sono state veramente affrontate le questioni chiave.