Evacuata dalla propria casa da un anno a causa di una frana e poi dimenticata per colpa della burocrazia, nonostante la promessa delle istituzioni di ricostruire le abitazioni distrutte. È la storia di Rina Rabaglia, vedova 77enne che da sempre ha vissuto a Sauna, una piccola frazione sull’Appennino parmense nel Comune di Corniglio, e che ora invece è costretta a pagare un affitto per un appartamento in città. Eppure i soldi per ridare alla donna una residenza a Sauna ci sarebbero, ma la Regione Emilia Romagna, per vincoli di legge, li ha destinati tutti per rimettere in piedi un’azienda agricola della zona.

Tutto comincia nell’aprile 2013, quando una frana mette in ginocchio l’Appennino parmense. A Sauna vengono danneggiate un’azienda agricola e alcune abitazioni private, tra cui quella della famiglia Rabaglia. Rina e il marito, che al tempo era ancora in vita, vengono evacuati e il 28 aprile la loro casa è demolita. Da allora la 77enne vive a Parma in affitto grazie al contributo della Protezione civile, che però da febbraio 2014 è venuto a mancare, visto che non è stato rinnovato lo stato d’emergenza. Il marito della donna è deceduto qualche mese dopo il trasloco forzato, provato anche dal trauma di avere visto la casa di una vita distrutta in poche ore dalla frana. Con la sua pensione di circa 700 euro, ora Rina deve pagare un canone di locazione da 580 euro, mentre dopo tante promesse, di ricostruire la sua casa a Sauna non si è ancora parlato.

Non è per mancanza di risorse, ma per questioni di pura burocrazia: la Regione ha stanziato fondi per la ricostruzione, da cui però sono rimasti fuori i privati. Il Comune di Corniglio in cassa aveva ancora un tesoretto di 5,4 milioni di contributi regionali, solo in parte utilizzati, che erano stati erogati per eventi calamitosi del 1996. Il primo cittadino ha cercato di recuperarli per utilizzarli di fronte alla nuova emergenza e la Regione a dicembre 2013 ha sbloccato le somme, ma solo a favore delle aziende colpite dalla frana. Per le case dei Rabaglia non sono stati previsti fondi, anche se il Comune aveva promesso che avrebbe provveduto a ridare un’abitazione alla famiglia. “Mi sembra una grande ingiustizia – lamenta il figlio, Marco Rabaglia – capisco se non ci fossero i soldi, come in altri comuni colpiti da questi eventi, ma con queste disponibilità sarebbe possibile ricostruire sia l’azienda agricola che la casa dei miei genitori”.

Il sindaco Massimo De Matteis ha spiegato che “la richiesta è stata fatta per ricostruire tutto, anche le abitazioni, ma quei fondi erano vincolati alle aziende e quindi dalla Regione è stato autorizzato l’utilizzo solo per quella destinazione”. Ai privati potrebbero però andare 235mila euro che il Comune di Corniglio ha nelle casse sempre da stanziamenti regionali per i danni del 1996, ma la richiesta di sbloccarli deve ancora essere approvata dall’ente regionale.

Del caso della famiglia Rabaglia si è occupato anche il consigliere regionale della Lega Nord Roberto Corradi, che aveva chiesto che i contributi erogati venissero utilizzati anche per la ricostruzione delle abitazioni private. Una possibilità che il sindaco non esclude: “L’importante è che abbiamo ricevuto l’autorizzazione a utilizzare quelle risorse. Si tratta di cifre importanti e il nostro Comune è fortunato a poterne disporre – aggiunge De Matteis – in futuro potrebbe arrivare a una riscrittura per permettere di usare le somme rimanenti anche per le abitazioni, e poi restituire quello che avanza per poterlo dare anche ad altri comuni in difficoltà”. Una speranza che rispecchia il desiderio della famiglia Rabaglia: “Spero che presto la situazione si possa risolvere – ha concluso Marco Rabaglia – perché mia madre ha diritto a riavere la sua casa, come anche gli altri privati”.