Ci saranno tutti i protagonisti del Pd bolognese 2014 a ricevere Walter Veltroni prima delle due proiezioni serali del suo Quando c’era Berlinguer al cinema Rialto di Bologna. Tra il sindaco Merola, i segretari attuali del Pd locale, deputati ed ex deputati del bolognese, si sono però dimenticati l’invito ufficiale per Ugo Mazza, segretario della federazione Pci bolognese all’epoca della morte di Berlinguer. “Divenni segretario nel 1983. Era la più grande federazione d’Europa dei partiti comunisti: 310mila iscritti”, spiega Mazza oggi in Sinistra Ecologia e Libertà al fattoquotidiano.it, “per il mancato invito non me la sono presa, ci sono abituato, e non voglio far polemiche: può capitare”.

Forte la distanza tra quell’appena ieri del Pci che tocca la sua percentuale più alta alle Europee del giugno 1984 (33,3%), pochi giorni dopo la morte di Enrico Berlinguer, e il Pd di Matteo Renzi che governa il Paese assieme a un partito di centrodestra: “Difficile fare un confronto”, spiega, “più semplice vedere le differenze: il Pd non riconosce come padre politico il Partito Comunista Italiano, questo potrebbe bastare. Poi ci sono le diversità tra Berlinguer e Renzi: Enrico spiegava e parlava alla gente con comizi anche di due ore e le piazze erano sempre piene, il suo era un eloquio formativo e informativo; Renzi comunica con i 140 caratteri di Twitter. Lasciatemelo dire: un’idea di società non si può ridurre ad un tweet. Tra i due c’è un abisso”.

“La politica del resto è cambiata antropologicamente”, prosegue l’ex assessore comunale all’ambiente di Bologna poi consigliere regionale, “a sinistra sono state fatte tante di quelle svolte che nemmeno riusciamo a metterle in fila: Occhetto con il Pds proprio a Bologna, poi D’Alema, e infine dai Ds al Pd quando è scomparsa la parola sinistra e io me ne sono andato. La gente è stata trascinata su una strada che andava bene ai gruppi dirigenti”.

Sono 40 anni di cambiamenti epocali dove il concetto di ‘sinistra’ è lentamente sfumato anche nell’immaginario della cultura popolare: “Una mutazione profonda è avvenuta anche a livello culturale: al ‘noi’ è stato sostituito l’ ‘io’ ”, prosegue Mazza, “si pensa sempre di vincere e riuscire socialmente da soli, e poi oramai nessuno vuole più pagare le tasse. Ecco, forse in questo i gruppi dirigenti ex Pci hanno dimostrato grosse incapacità: non hanno fatto capire che lo stato sociale, la sanità, le scuole, i servizi alle persone, si sostentano con quelle entrate. Hanno preferito soluzioni e teorie più semplici, come il blairismo, guarda caso osannato da Veltroni, e non hanno saputo governare il cambiamento”.

Eccola, allora, la svolta berlingueriana che appare nel documentario di Veltroni e poi scompare nel contesto politico attuale: “Dopo il compromesso storico per Berlinguer ci doveva essere la questione morale, e per questo lo scontro con i socialisti di Craxi fu acceso. Allo stesso tempo si stava formando un allontanamento dall’Urss. L’ho spiegato più volte: penso che dopo la caduta del muro di Berlino con Berlinguer ci sarebbe stata sì una svolta, ma in senso opposto alla Bolognina. Se ne discuteva allora in modo accesso dentro al Pci anche a Bologna con Natta, Napolitano e Ingrao”.

E Veltroni nel 1984 dov’era? “Nei primi anni ottanta era responsabile della propaganda del partito, era un grande esperto dell’esplosione del linguaggio dei media. Era umanamente legato a Berlinguer, politicamente forse un po’ meno (ride ndr). Credo che il suo richiamo alla figura di Enrico sia più storico e morale, che politico. E poi Berlinguer non avrebbe mai detto come Veltroni in campagna elettorale che il Pd “fa da solo” rompendo con la sinistra: non era nel suo Dna, avrebbe aperto un confronto per costruire un’alleanza. Comunque il film non l’ho ancora visto”, conclude, “vi saprò dire che ne penso. L’importante è andare al cinema un po’ prima, rischio di non trovare posto”.