Per una volta Sorgenia porta dei guadagni in Borsa alla famiglia De Benedetti. Nel giorno dell’annuncio dello scampato crac Cir messo a segno un rialzo dell’1,37% a Piazza Affari dopo la notizia che la controllata per l’energia da mesi in grosse difficoltà, grazie a interventi sul capitale circolante, ha evitato il deficit di cassa che si prospettava per il mese di marzo. Come dire che ha scampato il crac. Secondo quanto comunicato dalla stessa Cir in apertura dei mercati, “per il corrente mese di aprile la società è impegnata, anche attraverso il perfezionamento di alcune operazioni straordinarie, a ridurre i rischi di situazioni di tensione finanziaria”. Tuttavia “sono tuttora presenti alcuni profili di incertezza sul perfezionamento di tali operazioni legati alle contenute tempistiche con le quali devono essere realizzate”.

La holding della famiglia De Benedetti ha fatto anche sapere, su richiesta della Consob, che la sua proposta di sostegno al piano di ristrutturazione del debito di Sorgenia che consiste in 100 milioni di euro da versare nella società attraverso una ricapitalizzazione “non è stata a oggi considerata sufficiente” dalla banche creditrici – Mps, Intesa e Unicredit in testa – che hanno comunicato al gruppo energetico che “stanno lavorando su un’ipotesi di operazione alternativa, implementabile anche nel caso in cui gli azionisti” Cir e Verbund “non intendessero partecipare alla manovra di ristrutturazione finanziaria”. Le banche, dunque, sarebbero disposte a entrare come azionisti di controllo nel capitale di Sorgenia, mentre la holding guidata da Monica Mondardini manterrebbe un ruolo minoritario. 

In questa fase, ricorda infine la nota di Cir, la sospensione dei finanziamenti ha determinato “una contrazione significativa delle disponibilità finanziarie” del produttore e distributore di energia elettrica e gas, la cui operatività “ha ovviamente risentito negativamente” con “inefficienze nella gestione ordinaria” e “conseguenti ripercussioni anche di natura economica”. “Il mantenimento della continuità aziendale”, su cui avrà “un impatto significativo l’esito delle discussioni sulla ristrutturazione dell’indebitamento”, resta così soggetto “al recupero della normale operatività bancaria”.