“Gli effetti dei cambiamenti del clima sono già evidenti su continenti e oceani e, in molti casi, il mondo è impreparato ad affrontarne i rischi”. Fame, povertà, migrazioni e anche conflitti. Queste le conclusioni del report del secondo gruppo di lavoro dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) dell’Onu, incentrato sull’impatto dei mutamenti climatici sulla salute dei sistemi naturali e umani, sulla loro vulnerabilità e capacità di adattamento. “La natura dei rischi è incredibilmente chiara, anche se il clima continua a riservare sorprese”.

Si tratta della seconda di quattro parti che compongono il quinto, atteso, rapporto finale dell’Ipcc sui cambiamenti climatici – la prima, resa pubblica a fine settembre, ne affrontava le basi fisiche e scientifiche -, le cui conclusioni, in relazione soprattutto all’influenza delle attività umane, verranno pubblicate a fine anno durante la conferenza di Copenaghen sul clima

Eventi meteorologici estremi metterebbero a serio rischio la biodiversità di piante e animali, porterebbero alla brusca riduzione dei raccolti agricoli e all’evoluzione di malattie, con conseguenti spostamenti di popolazioni e conflitti. I rischi di inondazione aumenterebbero soprattutto in Europa e Asia a causa delle emissioni di gas effetto serra, mentre la produzione di cereali (grano, riso e mais) andrebbe incontro a pesanti diminuzioni, a fronte di una domanda in netta crescita. Le conseguenze, in altri termini, sarebbero in grado di destabilizzare gli equilibri attuali, con povertà, fame e migrazione provocate dalle catastrofi naturali. Se i Paesi in tutto il mondo non taglieranno la produzione di gas serra, il già grosso problema del riscaldamento globale andrà “fuori controllo”.  

“Questa sessione di lavori è di enorme valore in prospettiva della stesura del rapporto finale, che sarà completata a ottobre – ha dichiarato Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc, aprendo i lavori della 38esima sessione del panel dell’Onu, che si è svolta la scorsa settimana a Yokohama -. La nostra agenda sarà molto fitta nei prossimi mesi. Il quinto rapporto è rivolto a un audience di non addetti ai lavori, soprattutto ai decisori politici, è sarà un distillato delle conoscenze acquisite negli ultimi anni di attività del comitato. Molto del materiale contenuto nel secondo rapporto, analizzato in questi giorni in Giappone – spiega Pachauri – sarà d’aiuto alla complessa discussione sulla pericolosa influenza antropogenica sui sistemi climatici, in vista dei futuri negoziati internazionali sul clima”.

Il gruppo di lavoro dell’Ipcc, formato da centinaia di scienziati volontari provenienti da 70 Paesi, ha analizzato migliaia di studi per produrre una valutazione completa dello stato delle attuali conoscenze sull’impatto dei cambiamenti climatici. “Viviamo in un’era di mutamenti del clima prodotti dall’uomo, ma in molti casi non siamo preparati ad affrontarli”, afferma Vicente Barros, dell’University of Buenos Aires, copresidente del team di scienziati. “Questo rapporto – aggiunge Chris Field, della Carnegie Institution for Science, il secondo coordinatore del gruppo di studio – prende in considerazione le conseguenze che i cambiamenti climatici hanno già determinato sul Pianeta e i possibili rischi per il futuro. Spesso, infatti, siamo più concentrati a rispondere a eventi passati che ad approntare strategie efficaci per il futuro”.

Molti i settori analizzati nel nuovo rapporto, dalla salute degli oceani alla sicurezza dell’uomo, con un particolare riguardo all’efficacia delle risposte da mettere in campo su scala regionale. “Particolarmente significativa è la valutazione dettagliata degli aspetti regionali, con una distinzione tra aree urbane e rurali – sottolinea Pachauri -. Il rapporto potrà, infatti, fornirci una più chiara comprensione del differente impatto passato e futuro dei cambiamenti del clima sulle diverse regioni del globo, dall’Africa all’America centrale e del Sud, dalle regioni polari alle piccole isole fino ai mari aperti”.

Gli scienziati dell’Ipcc lanciano un segnale ai decisori politici, denunciando come gli elevati livelli di riscaldamento del Pianeta, risultato della continua crescita delle emissioni di gas serra, abbiano già avuto effetti sull’agricoltura, sulle forniture d’acqua e, di conseguenza, sui livelli di benessere dell’uomo, sia nelle regioni più ricche che in quelle più povere. “Le popolazioni, le società e gli ecosistemi sono, sebbene a diversi livelli, vulnerabili in tutto il mondo. Per questo – si legge nelle conclusioni del rapporto – la sfida dei mutamenti climatici deve rappresentare anche un opportunità per integrare l’adattamento al clima che cambia con lo sviluppo economico e sociale, sia nel breve che nel lungo termine”.

Il rapporto Ipcc