Assoluzione perché il fatto non sussiste per i 21 imputati del processo al circolo culturale anarchico di Bologna Fuoriluogo. Gli attivisti erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo e delle finalità eversive. Nella sua requisitoria tuttavia il sostituto procuratore Morena Plazzi aveva fatto cadere le aggravanti e chiesto per 14 persone la condanna per associazione a delinquere. Le pene richieste andavano da due a quattro anni. Per altri sette la stessa pm aveva chiesto l’assoluzione. Ora, dopo un anno esatto dall’inizio del dibattimento e dopo che alcuni degli imputati erano anche finiti in carcere nel 2011, il collegio del tribunale di Bologna, presieduto dal giudice Rita Zaccariello, ha assolto tutti. Al momento della lettura della sentenza, dopo una camera di consiglio brevissima durata meno di tre ore, il pubblico, composto in gran parte dai compagni degli anarchici imputati che hanno seguito tutte le udienze, è scoppiato in un lungo applauso liberatorio.

L’accusa aveva chiesto quattro anni per Stefania Carolei, tre anni e sei mesi per Martino Trevisan, Roman Nicusor e Robert Ferro. Due anni era stata la richiesta per altri dieci attivisti: Maria Pistolesi, Maddalena Calore, Simone Ballerini, Giuseppe Valerio Caprioli, Mattia De Santis, Francesco Magnani, Sirio Manfrini, Mirko Marotta, Stella Paola Molina, Roberto Nadalini. La pm aveva anche chiesto anche l’assoluzione per altre sette persone imputate: Miriam Bugiantella, Maria Rosa Cassano, Piergiorgio Girolimini, Maria Emma Musacci, Elena Riva, Salvatore Soru, Maurizio Ugolotti. Già in sede di udienza preliminare il Gup aveva dichiarato il non luogo a procedere per altri sei attivisti. Per Maddalena Calore con la sentenza è arrivata anche la revoca del divieto di dimora a Bologna.

La vicenda giudiziaria era balzata agli onori della cronaca il 6 aprile 2011 quando il circolo di via San Vitale era stato sequestrato dopo mesi di pedinamenti, intercettazioni da parte dei poliziotti della Digos coordinati dalla procura della Repubblica. Stefania Carolei, 57 anni, anarchica di lungo corso, Nicusor Roman, Anna Maria Pistolesi, Martino Trevisan e Robert Ferro quel 6 aprile furono portati in carcere con l’accusa di avere violato l’articolo 270 bis del codice penale, quello che punisce le aggravanti di eversione e terrorismo. I cinque furono rilasciati dopo essere stati per oltre tre mesi dietro le sbarre. Ma già in quei mesi il tribunale del riesame, nell’occuparsi della scarcerazione degli indagati, escluse la aggravante eversiva. Tuttavia la Procura è andata avanti con la sua linea accusatoria poi naufragata al momento della requisitoria.

L’attività del circolo Fuoriluogo – che dal momento degli arresti e del sequestro dei locali nel 2011, non ha più riaperto – era iniziata nel 2006. Il luogo di ritrovo era nato come centro di documentazione. Tra le battaglie più importanti c’erano state quelle per i diritti degli immigrati e per la chiusura dei Cie. Tuttavia secondo la Procura, erano proprio quei militanti i responsabili di diverse azioni di danneggiamento commesse a Bologna e non solo e di tante manifestazioni pubbliche sfociate in scontri con le forze dell’ordine. Di fatto secondo la tesi dell’accusa, non accolta dal tribunale di Bologna, il circolo Fuoriluogo era una associazione a delinquere che affiancava alle campagne pubbliche, con presidi e manifestazioni, le azioni più violente, danneggiamenti, occupazioni.

L’avvocato Ettore Grenci, che insieme agli avvocati Claudio Novaro, Gian Andrea Ronchi e altri, ha difeso gli attivisti di Fuoriluogo, ha spiegato che le indagini, tra localizzazioni, intercettazioni e riprese video sarebbero costate circa 300 mila euro. Inoltre i legali non escludono la possibilità, una volta che la sentenza sarà passata in giudicato, di una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione.

Dall’altra parte, il procuratore aggiunto e portavoce della Procura, Valter Giovannini, non si esprime ancora su un possibile ricorso in appello: “Il Tribunale ha ritenuto insufficienti gli elementi d’accusa prodotti, del resto il reato di associazione a delinquere ha una struttura giuridica assai complessa. La Procura ragionerà sul da farsi dopo avere letto le motivazioni (attese in 90 giorni, ndr). Che nessuno però interpreti la sentenza come una liberatoria generale: è stata dichiarata insussistente l’ipotesi associativa, tutti gli altri processi e le altre indagini per comportamenti dei singoli proseguiranno. Ringraziamo comunque la Digos per lo straordinario impegno profuso in questa difficile indagine”.