Il Governo ci vorrebbe più impegnati nella costruzione di asili pubblici. Noi diciamo che questa è la nostra storia e che non ci sono alternative alla operosità sociale delle Comunità cristiane, parrocchiali e congregazionali. In Veneto non cerchiamo e non vogliamo nessuna alternativa, ci va bene la realtà che c’è già. Difendiamo le scuole paritarie, non ci interessa più il servizio statale, considerato che è mancato in quasi un secolo di storia”. Così parlò e parla Zaia, governatore del Veneto.

Sulla scia dell’entusiasmo per l’esito del referendum e incoraggiata dalle dichiarazioni del governo a vantaggio delle paritarie, la senatrice della Lega Bisinella ha affermato: «Mi impegno personalmente ad organizzare un incontro col premier Matteo Renzi ed i ministri compenti per affrontare la questione delle scuole paritarie venete». Troverà certamente orecchie in grado di ascoltare.

Non sono mistero le convinzioni di Renzi in materia. All’epoca del referendum di Bologna dichiarò, a sostegno della giunta Merola e del fronte di coloro che difendevano l’erogazione di fondi pubblici per la scuola dell’infanzia privata: «Credo che la posizione del sindaco Merola non sia quella dei cattolici ma sia una posizione di serietà». Criptiche verità cui ci ha abituato: velocità. Obbligatorio, invece, affidare un’etichetta persuasiva, senza entrare nel merito. Le promesse sotto le quali ci sta sommergendo non entrano mai nel dettaglio; parole in libertà, in stile mediatico. Serietà? Cosa c’entra la serietà con il fatto che lo Stato non dà, a Bologna come altrove, ciò che deve dare, e cioè scuole pubbliche dell’infanzia? Cosa c’entra con il fatto che la maggior parte delle scuole alle quali lo Stato delega richiedano rette alte e precise scelte confessionali?

Giannini, neoministro dell’Istruzione (evidentemente non più pubblica): “Libertà di scelta educativa: principio europeo di grande civiltà. Quello del pubblico è un servizio fondamentale, ma scuole statali e scuole paritarie devono avere uguali diritti” dimenticando evidentemente la Costituzione ed interpretando fantasiosamente il concetto di principio europeo.

Bisinella all’attacco: “La proposta è quella di un disegno di legge specifico che parta dalla regione Veneto da abbinare ad una proposta di legge quadro in tema di istruzione, già presente in Commissione Cultura. Come Lega Nord abbiamo recentemente depositato una proposta in materia di gratuità dei servizi per l’infanzia. Parallelamente porteremo avanti un’azione sulla detraibilità delle rette a carico delle famiglie ». 

Carlo Salmaso ha perfettamente illustrato, attraverso la storia dell’interpretazione che della legge di parità ha dato il Veneto  (la prima ad averla recepita ed applicata), la creazione di un sistema di tutele e di vantaggi che ha consentito – rispetto alla scuola dell’infanzia – un sistema squilibrato, in cui lo Stato ha totalmente delegato alle private paritarie (le scuole dell’infanzia nel Veneto sono per il 34% statali e per il 66% paritarie; fra le paritarie le comunali sono solamente il 7%, le restanti sono a vario titolo private, nella stragrande maggior parte dei casi a carattere religioso) la gestione di quell’importantissimo segmento del percorso educativo.

Bisinella propone di forzare ulteriormente la mano: passare dal sistema del contributo che ogni anno viene erogato a quello del finanziamento statale. “Le scuole paritarie sono scuole pubbliche al pari delle scuole statali”. Avete letto bene: una serie di incoerenze, linguistiche, oltre che costituzionali. L’art. 33 della Carta assegna alla Repubblica il compito di “istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Le scuole della Repubblica sono quindi solo ed esclusivamente statali. Al c. 3  lo stesso art. riconosce ad Enti e privati il diritto di istituire scuole che però sono pubbliche (se comunali)  o private; queste ultime, anche se ottengono la “parità”, non cambiano la loro natura e le finalità  privatistiche; la “parità” è volta ad assicurare ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Afferma Corrado Mauceri (Per la Scuola della Repubblica): “La parità, introdotta in modo volutamente ambiguo e confuso con la legge Berlinguer 62/00, non comporta quindi una uguaglianza tra scuole statali e private paritarie; difatti le private paritarie possono essere scuole di orientamento ideologico o confessionale, avere fini di lucro, assumere il personale con criteri privatistici e senza nessun concorso, non sono tenute a garantire la libertà di insegnamento, ecc. Sono in sostanza scuole private volte a soddisfare esigenze privatistiche e quindi senza dubbio possono  liberamente essere istituite, ma “senza oneri per lo Stato”. Tutti, a cominciare dal Presidente della Repubblica, non perdono occasione per richiamarsi alla Costituzione ed ad i suoi principi fondanti. Quando si passerà dalla retorica esaltazione della Costituzione alla sua osservanza da parte di tutti a cominciare dai parlamentari, anche se leghisti?