Peter McGraith e David Cabreza a mezzanotte diventeranno marito e marito, nel quartiere londinese di Islington. A fare da testimone, Peter Tatchell, veterano dell’attivismo gay britannico, con alle spalle un passato turbolento per manifestazioni e proteste a favore dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender del Regno Unito. Entra in vigore nella notte fra venerdì e sabato il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Approvata nel 2013 con un consenso schiacciante da entrambe le Camere del parlamento di Westminster, la legge ha avuto bisogno di qualche mese per le specifiche tecniche. Intanto, questa notte, migliaia di persone festeggeranno nelle strade dei principali centri cittadini di Inghilterra e Galles – la Scozia ha fatto una sua legge, mentre l’Irlanda del Nord è rimasta ancora indietro – e le principali manifestazioni di stampo politico si avranno a Brighton, sulla costa a sud di Londra, storica località gay e “buen retiro” per migliaia di coppie dello stesso sesso.

Peter e David taglieranno il nastro a Londra, ma nei minuti successivi altri uomini e donne si uniranno nel matrimonio nel quartiere considerato “alternativo” di Camden e persino a Mayfair, zona di lusso della capitale. A giugno dello scorso anno la Camera dei Lord aveva approvato in ultima lettura il testo, diventato poi legge definitiva con il “royal assent”, il sigillo della regina, a metà luglio. Liberaldemocratici in coalizione e laburisti all’opposizione avevano, alla fine, praticamente votato in massa a favore, mentre si era spaccata l’ala più a destra dei Tory, il partito del premier David Cameron, che aveva, comunque, fortemente voluto la legge. Il Regno Unito così, con la firma di Elisabetta II, diventava il decimo Paese in Europa e il quindicesimo al mondo a garantire matrimoni fra persone dello stesso sesso. Senza considerare quei dieci stati degli Stati Uniti d’America che già lo consentivano. Il matrimonio inglese e gallese risultò subito rivoluzionario per un elemento: anche le organizzazioni religiose avrebbero avuto l’opzione di celebrare matrimoni nelle loro chiese, con valore pienamente legale. Ed è quello che avverrà da domani: matrimoni anche nei luoghi di culto, anche se non nelle Chiese maggioritarie, anglicana e cattolica. Dai quaccheri agli unitariani, fino agli ebrei riformisti, 700 luoghi di culto di Inghilterra e Galles (per un bacino di fedeli di decine di migliaia di persone) saranno così disponibili per le celebrazioni.

Derek McAuley, uomo di chiesa e a capo dell’assemblea generale delle chiese libere e unitariane d’Inghilterra e Galles, spiega a ilfattoquotidiano.it: “Questo è uno degli ultimi passi verso la piena uguaglianza e inclusione. Certo, dobbiamo ancora combattere il pregiudizio di alcuni e il bullismo antigay nelle scuole. Ma questo è un passo fondamentale ed è anche una nostra vittoria. Avevamo già appoggiato le civil partnership (unioni civili, ndr) e abbiamo sempre appoggiato anche il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Dal 1977 abbiamo aperto le nostre chiese a tutti, anche agli omosessuali, e non dimentichiamo che già agli inizi del Novecento abbiamo avuto le prime donne a officiare il rito di culto. Questo è un progresso liberale – continua McAuley – e il matrimonio per noi non è solo uno scambio di un contratto, ma è un impegno profondamente spirituale di una persona nei confronti di un’altra persona, un patto che avviene finalmente in pubblico”.

Così, allo stesso modo, Ruth Hunt, capo operativo di Stonewall (l’Arcigay britannica), ha aggiunto: “Questo è un momento veramente storico. Questi matrimoni lanceranno un segnale potente a tutti i giovani omosessuali e bisessuali: voi potete essere quello che volete e amare chi volete. Ora, finalmente, e solo oggi, le persone Lgbt sono pienamente uguali di fronte alla legge”. Il matrimonio gay d’Inghilterra e Galles dà infatti tutti gli stessi diritti del matrimonio fra persone dello stesso sesso, compreso quello di adozione, che comunque era già garantito anche nelle unioni civili seppur con qualche limitazione. Le chiese che intenderanno celebrarlo dovranno essere registrate e il matrimonio religioso potrà essere officiato solo in un luogo di culto, al contrario della Scozia, dove invece la recente legge consente le unioni anche all’aperto, come in spiaggia o su un prato. Ma è anche su una spiaggia inglese, come quella di Brighton, che stanotte si terranno feste fino al mattino. Le autorità della città balneare hanno stimato una presenza di almeno diecimila persone, in attesa dell’alba del giorno che amplierà ulteriormente le già ampie libertà civili dei britannici.