Braccianti lo erano solo sulla carta, ma con quel lasciapassare hanno ottenuto il permesso di costruire una civile abitazione in zona agricola e usufruire, tra l’altro, dell’esonero dal pagamento degli oneri. Peccato che quella che doveva essere una semplice casa colonica sia stata trasformata quasi sempre in villa di lusso con piscina. E peccato che lo schema si sia ripetuto così tanto da divorare una buona fetta di territorio vergine. E’ per questo che a Francavilla Fontana, uno dei centri più importanti del Brindisino, sono finite sotto sequestro novanta villette. Nel registro degli indagati sono state iscritte 199 persone, tutte accusate a vario titolo di falsità ideologica, lottizzazione abusiva e abusivismo edilizio.

Tra loro, anche sei tecnici comunali e quaranta tra progettisti e direttori dei lavori. Con una sorpresa: i nomi dei professionisti coinvolti a volte coincidono con quelli di politici salentini. E’ il caso di Antonio Martina, ex assessore della Provincia di Brindisi e già vicesindaco di Francavilla, o di Nicola Iaia e Cosimo Fanigliulo, entrambi ex consiglieri comunali in quota An, o, ancora, di Tonino Ammaturo, ex assessore ai Lavori pubblici. Tutti coinvolti non nell’esercizio delle funzioni amministrative, ma in quanto geometri, architetti o ingegneri. Così il terremoto si fa sentire nel comune che è l’epicentro di tutta la politica brindisina, alle prese con l’appuntamento delle amministrative di maggio e attualmente in fase di commissariamento. Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Giuseppe Licci, è stato eseguito ieri mattina ed è la premessa di una possibile confisca. Solo a chi è residente è stata concessa la facoltà d’uso.

Per gli altri, gli appartamenti, spesso case vacanza estive, resteranno off limits. Sono i dettagli a fare la differenza e a rendere questa storia paradigmatica. Per gli investigatori, infatti, quella messa in piedi è una “premeditata speculazione” edilizia, visto che gli immobili realizzati venivano rivenduti anche a terzi in buona fede. Dai 500 fascicoli acquisiti e scandagliati emergono pratiche e meccanismi fin troppo oliati. Anzi, viene a galla una vera e propria “illecita prassi amministrativa ed edificatoria costituita da fraudolenti concertazioni tra committenti, progettisti e, appunto, tecnici comunali, che garantivano il conseguimento del permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica sulla base di procedimenti amministrativi carenti nelle istruttorie e tutti uguali, sia nei contenuti che nei provvedimenti conclusivi, omettendo di vigilare su un fenomeno che, per vastità, non poteva che essere constatato e interrotto”.

A scriverlo è il comando dei vigili urbani, delegato alle indagini dal pm Valeria Farina Valaori. Sotto la lente sono finiti tutti i permessi di costruire rilasciati in favore di braccianti agricoli negli anni 2006 – 2011. Le verifiche incrociate presso l’Inps e presso il centro territoriale per l’impiego hanno permesso di accertare che circa il 90 per cento delle attestazioni di qualifica era falso. 400 immobili, inoltre, sono risultati non in regola, a causa di titoli illegittimi per carenza dei requisiti oggettivi, per falsità in atti accertata e per violazione di norme che riguardano la tutela paesaggistica. Una beffa. Come il nome dell’operazione, “Villa Franca”, in omaggio all’appellativo che nel 1300 il sovrano Luigi D’Angiò diede alla città, fondata richiamando gli abitanti del circondario ad insediarsi qui, promettendo di non applicare gabelle. “La storia si ripete”, scrive in una nota, con tono ironico, la polizia municipale.