Un 2014 che vedrà l’avvio di migliaia di cantieri per la ricostruzione post terremoto e le risorse per controllarne solo il 7%. E’ un deficit che lega le mani di prefetture e forze dell’ordine quello relativo alla mancanza di fondi e personale che affligge chi deve vigilare sulla legalità in Emilia Romagna, terra ghiotta per la criminalità organizzata soprattutto da quando i fenomeni sismici del maggio 2012 hanno spazzato via case, aziende ed edifici pubblici, provocando danni per 13,2 miliardi di euro. Se i rapporti redatti dalla Direzione nazionale antimafia, dalle forze dell’ordine e dalle procure della regione, infatti, raccontano di “una presenza mafiosa radicata e presente, al Nord e in Emilia Romagna, da generazioni”, “ad oggi – spiega Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale – chi deve verificare che le aziende che si aggiudicano appalti e cantieri per la ricostruzione dell’Emilia terremotata siano ‘pulite’ non ha le risorse necessarie a farlo”. Tanto che le forze dell’ordine, a partire dalla Polizia, l’organo che generalmente esegue i controlli nei cantieri per verificare che non ci siano irregolarità, attualmente sono in grado di effettuare verifiche solo sul 7% – 9% dei lavori avviati. Mentre la Prefettura di Modena, che nella provincia più colpita dal terremoto si occupa delle white list per la ricostruzione, “gli elenchi di fornitori e prestatori di beni e servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso”, è così in sotto organico da aver accumulato, già a luglio 2013, circa 3.000 domande ancora da valutare, senza che il numero, nei mesi, sia diminuito.

“Il rischio che la malavita metta le mani sulla ricostruzione emiliano romagnola, però, è concreto”, sottolinea Zavatti. E a dimostrarlo è il numero delle aziende destinatarie di misure preventive finalizzate al contrasto della criminalità organizzata nei 22 mesi trascorsi dal terremoto. Secondo i dati diffusi dalla Prefettura di Modena, se nei cinque anni post sisma dell’Aquila sono state 27 le imprese escluse dalla ricostruzione per mezzo di interdittive antimafia, a nemmeno 2 anni dai terremoti del maggio 2012, in Emilia Romagna le imprese lasciate fuori dalle white list, ai quali si viene iscritti “solo dopo rigorosi accertamenti in ordine all’assenza di contiguità mafiosa”, sono già 20. “E il dato è parziale, perché ci sono ancora 3.000 aziende che hanno presentato istanza di iscrizione alla white list ma non sono state valutate – spiega il coordinatore legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna – è chiaro, quindi, che alla luce di un 2014 che vedrà un’impennata dei lavori cantierabili sia necessario prevedere misure utili a fronteggiare meglio i tentativi di infiltrazione mafiosa”.

Attualmente sono due i fronti che vigilano sulla legalità nella ricostruzione post terremoto: quello della prefettura, e quello delle forze dell’ordine. “Ma entrambi – spiega la Cgil – mancano delle risorse necessarie a farlo con la massima efficacia”. “Le forze dell’ordine ovviamente non possono controllare tutti i cantieri che vengono aperti per ricostruire – precisa Zavatti – però che le verifiche si limitino al 7% dei casi è obiettivamente poco”. Il bacino più appetibile per la criminalità organizzata è quello dell’edilizia privata, meno soggetta a controlli e destinataria dei fondi pubblici per la ricostruzione stanziati dallo Stato: “Bisognerebbe aumentare le risorse a disposizione di Polizia e Guardia di Finanza così che i controlli siano effettuati almeno sul 15% dei cantieri, a partire da quelli che comportano, per la ditta appaltatrice, un profitto molto elevato”.

E in difficoltà sono anche le prefetture, a partire da Modena, che da ottobre aspettano che il ministero dell’Interno sblocchi le 18 assunzioni concordate con le Regioni allo scopo di rafforzare gli organici: migliaia di imprese in attesa di essere iscritte alle white list, è il parere unanime di associazioni e sindacati, “rallentano la ricostruzione”.

La tempestività degli interventi, spiega il sindacato, è importante almeno quanto la puntualità nei controlli e nelle verifiche. “Col procedere della ricostruzione si sta delineando un nuovo tentativo di infiltrazione criminale nella bassa terremotata – racconta Zavatti – quello cioè della sovrafatturazione”. Un meccanismo, coadiuvato da professionisti compiacenti, per il quale un progetto di ricostruzione viene ‘gonfiato’ per ottenere maggiori rimborsi pubblici, il tutto a danno dei contribuenti e dei cittadini che necessitano dei fondi statali per ricostruire le proprie case e le proprie attività. “Per fare un esempio – spiega il coordinatore sicurezza della Cgil regionale – è capitato che in un Comune una ditta presentasse un progetto per la ricostruzione di una casa da 200.000 euro, quando il danno era di 70.000: in pratica si tentava di sottrarre indebitamente allo Stato 130.000 euro. Per un’operazione simile serve un’organizzazione criminale. E un punto di partenza per le indagini potrebbero essere gli studi professionali che si aggiudicano un numero di progetti anomalo, 200, 300 o anche 500 progetti contemporaneamente”.

I controlli prefettizi, svolti con la collaborazione di Direzione investigativa antimafia e Gruppo interforze dell’Emilia Romagna, dicono senza ombra di dubbio che in materia di ricostruzione emergono chiari collegamenti con la criminalità organizzata, nei cui confronti si sta procedendo con provvedimenti interdittivi – conclude Zavatti – ebbene, non possiamo permettere alla spending review e al blocco delle assunzioni imposto ai Comuni di limitare il lavoro delle forze dell’ordine. Perché a pagare, alla fine, sono sempre i cittadini”.