Forse il palco non sarà grande come quelli calcati da Beppe Grillo, ma il camper c’è e il pubblico pure. “Un anno fa quando Beppe ci dava il microfono eravamo intimoriti, ma si impara, s’impara tutto” confessa il deputato Alessandro Di Battista, accolto a Bologna come una rockstar da una sala che scoppia. Sono in cinquecento attivisti ad attendere i deputati, senza contare la sala a fianco che accoglie gli ultimi ritardatari che non sono riusciti ad entrare. E si capisce dal colpo d’occhio, dalle persone sedute in ogni angolo del locale e persino fuori, che per i parlamentari del Movimento 5 stelle il tempo del rodaggio è terminato. E che è il momento di mettersi alla prova senza il padre fondatore. L’occasione è il Non ci fermate tour”, il viaggio a metà tra protesta e campagna elettorale, che i deputati a 5 stelle stanno portando avanti da nord a sud.

Non tutti in realtà. A girare l’Italia da lunedì sono solo i ventisei sospesi. Quelli sanzionati per la bagarre scoppiata in Aula nei giorni dell’approvazione del decreto Imu-Bankitalia, dopo il ricorso della presidente Laura Boldrini alla tagliola. Dopo il debutto a Verona del 17 marzo, mercoledì i deputati hanno fatto tappa in Emilia. Prima a Modena nel tardo pomeriggio, e poi Bologna, città fonte di gioie e dolori per il Movimento 5 stelle, granaio di voti e allo stesso tempo focolaio di tensioni.

Ma, nel corso dell’intera serata, di democrazia interna, espulsioni e dissenso non si fa nemmeno un accenno. Non una parola sulle fratture bolognesi che hanno fatto da anticamera a quelle romane, non una voce sugli ultimi attriti tra il capo e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. E nessuno in platea sembra sentirne il bisogno. L’attenzione è solo per loro. Per i parlamentari sanzionati, gli “scolari” mandati dietro la lavagna dalla presidente della Camera. Preso il microfono, tutti salutano allo stesso modo. “A me hanno dato 15 giorni”. “Io sono stato sospeso per tre settimane”. E così via. In tutto, fa i calcoli Matteo Mantero, “ci hanno dato oltre 380 giorni. Un record. Ma questo non è un torto che hanno fatto a noi, ma un torto che hanno fatto a tutti voi. E l’ho anche detto alla Boldrini”.

Organizzato al circolo Mazzini, il quartiere generale del Movimento bolognese, quello preferito per assemblee e incontri pubblici fin dai tempi del meet up, l’incontro comincia con circa un’ora di ritardo. La prima a parlare è Laura Castelli, torinese, classe 1986, considerata una dei fedelissimi. “È stata una cosa scellerata. Ci hanno espulsi perché protestavamo contro il regalo di 7,5 miliardi alle banche private. E così ora non ci permettono di fare il nostro lavoro”. E poi continua: “Sono sconvolti perché riusciamo a riempire le sale anche senza Grillo. Questo vuol dire che la gente si sta incuriosendo. Vuole sapere cosa succede dentro il palazzo”. La serata va avanti. In 9 si alternano sul palco. Si discute di gioco d’azzardo, di legge elettorale, di stipendi dimezzati, di Alta velocità. “Il Pd caccia assessori e sindaci contrari alla Tav e poi viene a parlare a noi di democrazia interna”.

Il più atteso è Alessandro Di Battista. Arriva a interventi già iniziati, a bordo del secondo camper, ed è accolto da flash e smartphone alzati, nemmeno fosse una star del cinema. Sul palco è tra gli ultimi a prendere la parola. Si presenta come tutti gli altri suoi colleghi: “Lady Ghigliottina mi ha sanzionato con 25 giorni”. E poi racconta: “Oggi nessuno parla più di inesperienza. Ci danno dei fascisti, degli squadristi, ma non più degli inesperti”. Ma il vero tema caldo, come lo definisce lui stesso, è l’Europa. “Via il fiscal compact, via il tetto del 3% annuo di deficit per gli investimenti, via il cappio al collo del pareggio di bilancio”. Sono 3 dei 7 punti per Bruxelles stilati da Grillo. Poi promette una crisi di governo. “Se vinciamo alle Europee diremo a Napolitano di sciogliere le camere. E se la risposta sarà negativa chiederemo ai cittadini di venire a Roma, di circondare il Parlamento, per pretendere esclusivamente nuove elezioni. Pacificamente, s’intende, con i bambini e le carrozzine”. Gli rispondono solo applausi.

A fine serata nel locale ci sono almeno 500 persone, mettendo in conto anche quelle costrette ad ascoltare gli interventi in una sala vicina, dove sono state sistemate sedie e casse. Lo stesso pienone delle prime tappe, quella di Verona del 17 marzo, e quella di Vicenza del 18. Organizzato per protestare contro le sanzioni ai 26 deputati, il “Non ci fermate tour” tocca 80 località d’Italia, da Biella a Palermo, per 29 tappe totali. “Abbiamo deciso di usare questi giorni di ferie forzate per girare l’Italia, fare tante agorà, incontrare i cittadini e informarli di quello che accade all’interno dei palazzi del potere”. La campagna si chiuderà il 15 aprile a Torino.

*foto di Aldo Curatella