Il sorpasso è avvenuto anche sui banchi di scuola. Nell’estate del 2013, per la prima volta, gli studenti delle scuole britanniche la cui prima lingua è diversa dall’inglese hanno ottenuto migliori risultati dei bambini e dei ragazzi britannici. Alla fine dello scorso anno scolastico, il 24,4% degli studenti figli di immigrati ha ottenuto un Ebacc, contro il 22,5% dei britannici. L’Ebacc è un misuratore che registra il risultato in cinque materie, inglese, matematica, scienze, lingue straniere e storia o geografia. È appunto la prima volta che succede, un sorpasso che ha scosso anche i banchi della politica e non solo quelli delle scuole.

Come ha commentato Lord Nash, che siede nella Camera alta del parlamento britannico, “ormai è superata l’idea che gli studenti figli di stranieri vadano aiutati di più”. Per anni l’istruzione del Regno Unito ha combattuto per fornire servizi a questo tipo di studenti, come interpreti e traduttori, insegnanti di sostegno o lezioni supplementari di lingua. Ora questo pare il passato, come le statistiche sembrano confermare. Ormai gli studenti che hanno l’inglese come seconda lingua sono più di un milione. Il simbolo di una nuova società sempre più multiculturale e sempre più integrata, almeno nelle scuole, in un Paese dove, comunque, le differenze sociali e di possibilità di carriera sono ancora determinate dal Paese di provenienza e dalla cultura di appartenenza. Lord Nash ha anche rivelato un altro dato: “Ad andare particolarmente male a scuola sono gli studenti bianchi, britannici e provenienti dalla classe operaia. Su questo fronte abbiamo ancora tanto da fare”.

In particolare, il peggior risultato scolastico è di quei ragazzi e bambini che nel Regno Unito hanno diritto, a causa del reddito famigliare, a pasti gratuiti nelle mense scolastiche. L’Ebacc fu introdotto non molti anni fa dall’attuale governo di coalizione in carica, per fornire un ulteriore grado di valutazione dei giovani ai datori di lavoro. Non è l’unico metro di misurazione delle capacità dei giovani, ma è sicuramente uno di quelli su cui più stanno puntando formatori – e politici – del Regno Unito. Tuttavia, usando altri parametri, gli studenti di origine non britannica mostrano peggiori performance, seppur di poco.

Usando il Gcse, un altro indicatore, nel 2013 il 60,9% dei nativi ha ottenuto almeno cinque “A”, il massimo dei voti, mentre fra gli studenti non britannici il dato si è fermato al 58,3%. Dopo le drammatiche proteste (riot) dell’estate del 2011, il Dipartimento dell’educazione sta impegnando milioni di sterline per le scuole di quartieri e aree disagiate, soprattutto nella capitale. Progetti di formazione contro il bullismo, le gang e il crimine si sono visti a Londra in zone come Tottenham, Brixton, Stoke Newington e Tower Hamlets. Anche altre città del Paese sono state interessate, soprattutto nel povero nord dell’Inghilterra e soprattutto nelle periferie dei più grandi centri urbani come Liverpool, Manchester, Birmingham e Newcastle.