“Il titolo, i contenuti, gli accostamenti sono ampiamente mistificatori e diffamatori”. Così i legali di Nichi Vendola, governatore di Puglia accusato di concussione dalla procura di Taranto nell’inchiesta sull’Ilva “Ambiente svenduto”, definiscono l’articolo pubblicato dal nostro giornale il 15 novembre che ha reso pubblica la telefonata tra Vendola e l’ex potentissimo responsabile delle relazioni istituzionali dell’azienda Girolamo Archinà, arrestato il 27 novembre 2012 con l’accusa di associazione a delinquere con i Riva e altri indagati finalizzato al disastro ambientale, avvelenamento di ostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

Nella domanda di conciliazione, con la quale i difensori del leader di Sel chiedono ai giornalisti del Fatto un risarcimento attraverso una procedura di mediazione di 100mila euro, spiegano che “la telefonata ha un contenuto distensivo e una parentesi conviviale e scherzosa legata alla scena, francamente singolare, della sottrazione del microfono, ma certamente non alla gravità del tema introdotto con la domanda del giornalista della prima intervista”. Non solo. Secondo i legali “le risate si riferiscono alla scena del microfono in cui l’ing. Archina compie un gesto curioso e insolito, del tutto slegato dal tema della domanda introdotta dall’intervistatore”. Eppure Archinà (che non è ingegnere) strappa il microfono dalle mani del giornalista proprio per la domanda sui morti per tumore.

Ancora. Per i legali “è a tutti evidente come la singolare appropriazione del microfono avvenga in maniera fulminea e indifferente al tipo di domanda formulata, sulla quale non vi è alcuna ilarita dell’on. Vendola, semmai il successivo disappunto per una riflessione alla quale ha dedicate molte sue energie nel corso di una lunga contesa per la salubrità dell’ambiente, alla quale ancora, e proprio in quel periodo, la Regione Puglia stava lavorando per la prima volta in anni di assoluta complicità culturale”. Basta riascoltare la conversazione per comprendere che Vendola afferma chiaramente di ridere per lo “scatto felino” e sull’operato del giornalista, al quale ha poi pubblicamente chiesto scusa, parla di “faccia da provocatore”.