Il giudizio della Commissione europea non lascia spazio a fraintendimenti: l’Italia ha “squilibri macroeconomici eccessivi” e per questo dovrà essere sottoposta a uno “speciale monitoraggio” da parte dell’Unione europea che farà rapporto all’Eurogruppo sulle riforme italiane e, a giugno, “deciderà ulteriori passi”, come scrive la stessa Commissione. Che avverte: nonostante gli sforzi per raggiungere l’obiettivo di medio termine dei conti pubblici, “l’aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente”, soprattutto alla luce della “necessità di ridurre il debito a un passo adeguato”. Tra i punti critici che soffocano il Paese, Bruxelles sottolinea il debito pubblico fuori controllo, in pancia soprattutto alle banche, e la scarsa competitività.

Per questo, dopo l’analisi sullo stato di salute dei conti di 17 Paesi, la Commissione Ue ha retrocesso l’Italia in quella fascia di Stati che hanno superato la soglia di pericolo e registrano squilibri “eccessivi”. Solo Croazia e Slovenia fanno compagnia al nostro Paese. Mentre gli altri 14 “sorvegliati”, nonostante registrino difficoltà, non vengono considerati a rischio. Tra questi ultimi: Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. “L’Italia deve affrontare il livello molto alto del debito e la debole competitività esterna, entrambi radicati nella protratta lenta crescita della produttività e che richiedono politiche urgenti”, scrive la Commissione secondo cui “la necessità di azione decisiva per ridurre il rischio di effetti avversi sul funzionamento dell’economia italiana e della zona euro è particolarmente importante data la dimensione dell’economia italiana”.

In particolare, prosegue l’analisi, “il debito elevato mette un grande peso sull’economia, in particolare nel contesto di cronica crescita debole e inflazione sommessa”. Resta inoltre “una sfida raggiungere e mantenere un avanzo primario molto alto – sopra la media storica – e una robusta crescita del Pil per un periodo prolungato, entrambi però necessari a mettere il debito su un percorso discendente. Nel 2013 – conclude la Commissione – l’Italia ha fatto progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine (Mto), ma ciononostante l’aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente vista la necessità di ridurre il debito ad un passo consistente”. Visti questi squilibri, “la Commissione compirà un monitoraggio specifico delle politiche raccomandate all’Italia dal Consiglio nell’ambito del semestre europeo (l’esercizio di controllo dei bilanci nato dal rafforzamento della governance della zona euro, ndr) e farà regolari rapporti all’Eurogruppo e al Consiglio”.

Non si è fatta attendere la reazione del Tesoro. “Le riforme previste sono in linea con l’ambizioso piano richiesto dall’Unione europea”, assicura il ministero dell’Economia, sottolineando che “l’andamento del debito pubblico in relazione al Pil deriva prevalentemente dal denominatore del rapporto, cioè dalla crescita modesta degli anni precedenti la crisi e dalla profonda recessione“. L’esecutivo afferma quindi che è il momento di “dare una svolta” e che “la competitività dell’economia italiana è oggi limitata dall’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il governo si accinge ad affrontare con determinazione”. Ma il nodo è sempre lo stesso: dove recuperare i soldi necessari per tagliare le tasse e il debito? Con l’allarme Ue torna quindi lo spettro di una patrimoniale con cui il governo potrebbe mettere mano ai risparmi degli italiani, così come consigliano la Budesbank e l’Fmi.

Il giudizio della Commissione Ue ha fatto intervenire anche il premier Matteo Renzi. “I numeri Ue sull’Italia sono molto duri”, ha scritto su twitter. “Spero che sia chiaro perché noi dobbiamo cambiare verso. Ne parliamo il 12 marzo”. Mentre il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha commentato: “Le indicazioni che arrivano da Bruxelles sono un monito severo ma vanno nella direzione che abbiamo deciso. Mette in evidenza i nostri problemi strutturali ma ci incita anche a far ripartire l’economia e quindi l’occupazione”.

La radiografia Ue che fotografa la situazione allarmante dei conti italiani arriva a un anno di distanza dall’ultima analisi della Commissione europea. Già nell’aprile del 2013, infatti, Bruxelles avvertiva che “l’elevato debito resta un grave problema dell’Italia, che è sempre vulnerabile ai repentini cambiamenti dei mercati e permane quindi il rischio di contagio al resto della zona euro, se si dovesse intensificare nuovamente la pressione sul debito italiano”. Parole identiche a quelle pronunciate ora da Bruxelles, che sembrano rimaste inascoltate.

L’analisi della Commissione europea arriva inoltre a pochi giorni di distanza dai dati Istat che hanno fatto luce sull’ultima impennata record del rapporto tra debito e Pil, che nel 2013 ha raggiunto il 132,6%, toccando il livello più alto dal 1990, anno di inizio delle serie storiche confrontabili.