Hanno marciato su Bologna pacificamente, in tasca una petizione sottoscritta da 12.000 abitanti del cratere emiliano romagnolo, i 50 terremotati rappresentanti dei comitati Sisma.12 e Finale Emilia Terremotata Protesta, per chiedere al presidente della Regione Vasco Errani un incontro. “Un confronto aperto – spiegano i manifestanti, in presidio per tutta la mattina davanti a viale Aldo Moro 50, sede dell’Assemblea Legislativa regionale – allo scopo di discutere delle priorità che a 21 mesi dai fenomeni sismici del maggio 2012, gli emiliani vorrebbero veder risolte”: prima fra tutte, una nuova sospensione del pagamento dei mutui sugli immobili privati distrutti dal terremoto, che dal 1 gennaio 2014 gravano sulle spalle di 1.500 – 1.800 famiglie, secondo i dati forniti da Abi, l’associazione bancaria italiana. L’incontro alla fine non c’è stato, i terremotati volevano che la stampa fosse presente a “immortalare” le parole del commissario alla ricostruzione Errani, che si è detto sì disponibile a ricevere i manifestanti, però senza giornalisti. Così la petizione è stata consegnata, ma in portineria.

Video di Giulia Zaccariello

“Dal primo gennaio 2014 – spiega Sandro Romagnoli di Sisma.12 – chi ha la casa inagibile a causa dei fenomeni sismici ha dovuto ricominciare a versare le rate dei finanziamenti contratti per acquistarla, via prelievo forzoso dell’importo dal conto corrente, sebbene quella casa non sia abitabile e sebbene ad oggi sia difficile stabilire quando verrà ricostruita. Questo non è giusto. E’ da agosto che chiediamo una nuova sospensione, almeno finché le famiglie interessate dal provvedimento non avranno ultimato la ricostruzione delle loro abitazioni, ma ad oggi non siamo ancora stati ascoltati”. Da qui la protesta. “Le istituzioni, a partire dalla Regione Emilia Romagna, devono ascoltare i cittadini e scendere dal piedistallo. Oggi abbiamo consegnato una petizione sottoscritta da 12.000 terremotati e dai sindaci dei Comuni dell’Area Nord, a cui si aggiunge Novi di Modena, che contiene 18 punti sui quali il governo deve intervenire al più presto”.

18 “pillole” tra cui appunto “lo stop al pagamento dei mutui sulle case inagibili, una fiscalità di vantaggio per il cratere, perché questo è il primo terremoto di tipo industriale del panorama nazionale, avvenuto in un’area che concorreva alla produzione del 2% del Pil italiano, e una sburocratizzazione delle procedure legate alla ricostruzione: è vero che le regole servono sempre – sottolinea Lidia Corradini di Sisma.12 – però non possono bloccare tutto al punto che su 6 miliardi stanziati per il dopo terremoto si sono spesi solo 300 milioni di euro in quasi due anni. Il territorio è in ginocchio”.

Queste richieste, a poche ore dal voto di fiducia di Camera e Senato al nuovo governo guidato dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, i terremotati volevano presentarle direttamente a Errani. “Non c’è tempo da perdere – spiega Massimo Nicoletti di Finale Emilia terremotata protesta – le famiglie, già in difficoltà economiche, si avviano a pagare la terza rata dei mutui sulle abitazioni inagibili. La copertura economica ci sarebbe, il governo Letta aveva stanziato 3 milioni di euro per coprire gli interessi relativi alla nuova sospensione, manca solo la volontà politica di intervenire”.

La richiesta di un incontro “aperto” tra comitati e commissario, però, è caduta nel vuoto. Errani, in una conferenza stampa convocata a margine della manifestazione, ha precisato “la piena disponibilità ad ascoltare le richieste dei terremotati” purché, però, ciò avvenga nei termini “di un confronto di merito”. A porte chiuse, insomma. “Sono dispiaciuto perché io sono sempre pronto ad ascoltare – ha sottolineato il commissario alla ricostruzione – ma è chiaro che bisogna distinguere tra una manifestazione e un incontro istituzionale. Comunque non c’è problema, andremo avanti”. “Al più presto – assicura Errani – presenterò al governo Renzi i punti sui quali è necessario intervenire, senza dimenticare che in Emilia abbiamo subito sia il terremoto, sia l’alluvione”: il risarcimento dei danni al 100% provocati dall’esondazione del fiume Secchia, 3 anni di proroga per il pagamento dei finanziamenti contratti dalle aziende per il versamento delle tasse, una fiscalità di vantaggio territoriale “in primo luogo per le piccole imprese” e lo stop ai mutui sulle case inagibili.

Una prova di dialogo fallita, insomma, che ai terremotati “lascia l’amaro in bocca”. “E’ una vergogna – racconta Claudio Mazzotta di Rovereto sulla Secchia – continuano a dire che va tutto bene e non ricevono chi vorrebbe dimostrare, carte alla mano, che non è così”. La palazzina dove viveva Mazzotta è in macerie e va demolita, ma sette progetti dopo l’ok alla ricostruzione non è ancora arrivato. “E intanto, a fronte di un contributo di autonoma sistemazione da 350 euro al mese, pago 450 euro di affitto e 480 euro mensili di mutuo sulla casa in cui da maggio 2012 non posso più abitare. Non ho idea di quando io e gli altri condomini potremo iniziare i lavori, certo è che ormai non si sa più come andare avanti”. Anche perché, sottolinea Corradini, “il terremoto ci ha lasciato in eredità 4.8000 disoccupati in più, e le aziende che chiudono sono purtroppo all’ordine del giorno: giusto ieri la Cmb di Carpi, una cooperativa di muratori, ha annunciato che metterà in cassa integrazione a zero ore 270 persone. Come si può pagare affitto e mutuo senza stipendio? Ovviamente nella ricostruzione c’è qualcosa che non va se nemmeno i muratori riescono a lavorare”.