Quello dei mattoncini danesi LEGO è uno dei giochi di maggior successo di sempre, in grado negli anni di far divertire milioni e milioni di bambini e non solo. Nati nel 1949, hanno assunto le forme più disparate e l’azienda è arrivata a creare varie articolazioni parallele. Recentemente il mondo dei Lego ha invaso anche il cinema con il film d’animazione The LEGO Movie, da poco uscito in Italia, un vero e proprio successo di incassi. Non è però la prima volta che i Lego raggiungono i media: i videogiochi dedicati ai famosi mattoncini sono infatti moltissimi e, dal 2005, è iniziato un intero filone di questi titoli dedicato a parodie di film.

Durante una presentazione tenutasi a Milano abbiamo avuto modo di testare il nuovo capitolo della saga videoludica Lego, dedicato questa volta ai primi due episodi della trilogia cinematografica de Lo Hobbit, di Peter Jackson. Dal 2005 lo sviluppo di tutti i giochi basati sui noti mattoncini è affidato a Traveller’s Tale, un team di sviluppo inglese nato nel 1991 e, da ormai nove anni, impegnato nella trasposizione videoludica di blockbuster hollywoodiani in chiave Lego. A margine dell’evento abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole con Tim Wileman, produttore associato del gioco e, manco a dirlo, grande appassionato sia del mondo di Tolkien che di mattoncini colorati.

“Il nostro obiettivo primario è stato, fin da subito, quello di ricreare non solo le atmosfere tipiche dei film, ma anche le stesse scene che si sono viste sul grande schermo, reinterpretate con il classico humor tipico della serie Lego”, per fare tutto ciò Traveler’s Tales ha collaborato con il team di Peter Jackson, cercando di costruire ambientazioni a mattoncini che, per quanto divertenti, mantenessero il feeling originale dei due film basati sulle avventure di Bilbo Baggins.

Successivamente abbiamo voluto chiedere ai membri del team come sarà strutturato questo Lego Lo Hobbit, se con una struttura più aperta, oppure a livelli come gli episodi più vecchi: “Il gioco ha una struttura del mondo aperta, nella quale il giocatore potrà divertirsi in libertà per poi accedere, qualora volesse, a uno degli oltre 60 livelli”.  Libertà innanzitutto, con però un occhio di riguardo per la struttura classica dei videogiochi Lego: dalla nostra prova abbiamo infatti potuto vedere come questi 60 livelli saranno strutturati e possiamo dire che sono perfettamente in linea con gli episodi passati della serie. Si tratta di livelli più o meno ampi, nei quali il giocatore è chiamato a esplorare ogni anfratto per raccogliere oggetti e sconfiggere nemici, con un particolare focus sulle fasi platform, da sempre segno distintivo dei prodotti Traveller’s Tales.

Come da tradizione, Lego: Lo Hobbit non si fa mancare un numero elevatissimo di personaggi: “Si potranno utilizzare ben 80 personaggi differenti, che vanno dai protagonisti fino ai nemici, e molti di questi avranno particolari abilità che saranno indispensabili per il proseguimento nell’avventura”, potremo così affrontare l’avventura nei panni di Bilbo Baggins o, se preferiamo personaggi meno ordinari, non mancheranno Beorn, gli elfi e addirittura gli orchi di Moria. Selezionare i giusti personaggi sarà essenziale se vorremo riuscire a progredire nel gioco e raccogliere tutti gli oggetti collezionabili dei livelli.

Lego: Lo Hobbit, insomma, non sembra allontanarsi troppo dal canone costruito da Traveller’s Tales in questi anni e rappresenta, per gli appassionati, una gradevole variazione sul tema, capace di trasportare le tinte spesso fosche e drammatiche delle opere di Tolkien nel mondo decisamente più scanzonato creato da Lego. Chissà se l’austero professore inglese avrebbe apprezzato l’operazione.

Articolo a cura di Giacomo Quadrio

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