Orrore spalmato sugli occhi. Abusi sessuali su neonati di 6 mesi. Le parole sono coltelli che aggrediscono le creaturine martoriate. Perché non è mai sazio il lurido business planetario dei filmini a sfondo sessuale. Dire porno è riduttivo, si tratta di illegali horror-porno. Sono quelli che in gergo chiamano snuff movie. Per i pedofili, oltre il piacere c’è il sangue. Si chiede alla vittima inerme, marchiata nell’umiliazione, l’ultimo sacrificio: quello di immolarsi sull’altare della più schifosa perversione. Oltre il sangue c’è la morte inflitta dal suo aguzzino.

Le parole di Homayra Sellier (Twitter @hsellier.com), fondatrice di Innocence en Danger (un’associazione no-profit nata nel 1999 sotto l’egidia dell’Unesco per la tutela dei bambini abusati sessualmente), sono macigni buttati in faccia a chi ha appena visto lo scioccante documentario che sta portando in giro. Sensibilizzare, andare per le scuole, educare anche tramite campagne su Internet, è fedele alla sua missione Homayra che conta già 12 sedi sparse per il mondo (da Bogotà a Parigi) e a maggio ne aprirà una anche a Roma. E aspetta di essere ricevuta dal Papa. Vedova, una sorella gemella morta di tumore, ma i dolori della vita non le hanno impedito di buttarsi a capofitto nei dolori degli altri. “Napoli e Milano sono due strategici centri di smistamento di traffico di minori. Sono i bambini di nessuno, provenienti prevalentemente dai paesi dell’Est, vengono venduti, spariscono e nessuno li reclama”, spiega Homayra, una bellissima persiana dallo sguardo di ghiaccio che guarda lontano, sempre lì, sulle atrocità di cui ogni giorno raccoglie testimonianze. “Con Internet – continua – il pericolo è aumentato esponenzialmente. Oggi basta un iPhone di ultima generazione per produrre e fare circolare in rete filmini dai contenuti abominevoli. Facilissimo trovare i link, basta cliccare un qualsiasi sito porno. E a questo rischio sono esposti tutti, anche i nostri figli”.

E’ dura voltare pagina. Proviamoci. Se la cantano e se la suonano a Sanremo. Piume e balconate per Luciana Littizzetto e i revers della giacca in raso blu elettrico che facevano pendant con i pantaloni di Francesco Renga. Perfino il vestito monospalla optical non rende la bellezza stratosferica di Kasia Smutniak. Le “babbione” gemelle Kessler, glorie del passato (53 anni di Tv), in argenté, botulinate in tandem, sembravano cioccolatini da scartare. A cosa servono gli stilisti? Passi il bustier strizzatutto indossato dalla tracimante Laetitia Casta con cuissardes belle époque, il tutto griffato Givenchy. Urlano vendetta il ciuffo spaventapasseri di Renzo Rubino e il troppo biondo ossigenato di Ron. Osa Noemi (di nascita Veronica Scopelliti) con una mezza frangettina di un improbabile color arancio con colpo di rasoio sui laterali. Chi li veste, ma sopratutto chi li (s)pettina. Commovente, invece, il bianco candido di Claudio Baglioni che ha attaccato subito con “Questo piccolo grande amore”, la canzone del secolo. Standing ovation, groppone in gola per lui e qualche palpito, gli unici fino ad adesso.
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