Corruzione e firme false. Mentre si avvicina l’udienza (28 febbraio) alla Corte di appello di Bologna sui ricorsi contro il fallimento da 50 milioni di euro, si aggrava l’impianto accusatorio attorno a Aeradria. La vicenda della società che- fino al crac dichiarato dal tribunale di Rimini lo scorso 26 novembre- ha gestito l’aeroporto “Federico Fellini” a suon di sovvenzioni pubbliche continua a gettare nuove ombre su un sistema di soldi, e di potere, che ha dilagato negli ultimi anni anche in Riviera. In particolare, la procura della Repubblica ha acceso i fari su una relazione scritta per la spa di Miramare (quando già navigava in brutte acque) da un consulente di Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile responsabile di certificazioni e vigilanza, che allo stesso tempo faceva parte del collegio sindacale di Aeradria: un controllore-controllato, in buona sostanza.

Il diretto interessato, il 53enne romano Roberto Serrentino, commercialista e docente universitario, nonostante il suo ruolo nell’autorità di controllo secondo l’accusa firmò un paio di consulenze pro Aeradria a quanto pare a peso d’oro: in tutto 70 mila euro, pagati dagli allora presidente e vicepresidente della spa riminese Massimo Masini e Massimo Vannucci. Secondo il sostituto procuratore Gemma Gualdi e la Guardia di finanza, le relazioni in questione in realtà erano più che altro frutto di un buon lavoro di copia-incolla e i 70 mila euro una tangente bella e buona. Così, nei giorni scorsi il gip Fiorella Casadei ha firmato su richiesta della procura un sequestro preventivo equivalente, eseguito dalle fiamme gialle che hanno congelato i conti corrente del professionista (su quest’ultimo fronte, fra l’altro, l’ufficio del procuratore capo Paolo Giovagnoli potrebbe aprire un’indagine interna dopo la fuga di notizie che ha portato un giornale locale a ricevere in una lettera anonima il provvedimento di sequestro prima ancora che fosse notificato ai diretti interessati). A Serrentino, membro del collegio sindacale di Miramare fino al 28 febbraio 2013 alla pari dei vecchi colleghi, si era rivolta Aeradria per la certificazione del discusso marchio promozionale “Riminigo” (un portale di prenotazione di voli) e per altro ancora. Ma c’è di più. Oltre alla presunta corruzione nell’inchiesta spuntano anche diverse firme false, a quanto trapela tre o quattro (è in corso una perizia calligrafica della procura).

Sarebbero state poste in calce ad alcuni contratti che Riviera di Rimini Promotions, la società collegata ad Aeradria e fallita il 18 novembre con un ‘rosso’ di 7,5 milioni di euro, aveva sottoscritto con la ‘casa madre’ a copertura di alcuni debiti. Il tutto all’insaputa del presidente di Rdr Eliana Baldelli, che si è difesa inoltrando esposti ai pm quando si è accorta, dice, delle firme non sue. Per il fallimento di Rdr sono indagati Baldelli, Vannucci e l’intero vecchio Cda con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta in concorso; per il fallimento da 8 milioni dell’altra società collegata Air, controllata da Aeradria al 51%, sono indagati l’ex presidente Alessandro Giorgetti e lo stesso Vannucci. In ballo c’è la vendita (fittizia) di “Riminigo” da Rdr a Air con l’obiettivo di cancellare il debito da 1,9 milioni della prima con banche e fornitori. Intanto, in vista dell’udienza d’appello del 28 febbraio il vecchio Cda di Aeradria e il suo principale ‘benefattore’, Banca Carim, non dormono sonni tranquilli. L’attuale curatore fallimentare di Aeradria, il commercialista bolognese Renato Santini, sta preparando insieme coi suoi legali una memoria ben dettagliata e alcune diffide con tanto di richiesta di rimborso danni. Santini chiede ai vecchi amministratori presieduti da Masini e ai revisori dei conti una ventina di milioni di euro come risarcimento dei creditori e accusa Carim di aver erogato soldi a pioggia, per l’allora piano di concordato-salvezza, ad una Aeradria da tempo priva di meriti e garanzie.