È la fine per Aeradria, la società di gestione dell’aeroporto di Rimini e San Marino. Poco dopo le 16 di martedì 26 novembre, il tribunale di Rimini ha dichiarato il fallimento negando la richiesta di concordato di continuità pendente da mesi. “Una decisione molto sofferta”, ha detto la presidente del tribunale Rossella Talia.

Fondata nel 1962, la spa di Miramare chiude i battenti schiacciata da 52 milioni di euro di debiti accumulati soprattutto negli ultimi anni, quelli dei contributi alle compagnie low cost e della politica di marketing “aggressivo” (rappresentava fino al 70% dei costi di esercizio della società) con cui si sono giustificati i pre-acquisti dei biglietti aerei a beneficio di vettori, prima che abbandonassero il “Fellini”, come Ryanair e Wind Jet.

Parallelamente al procedimento civile, la procura della Repubblica sta indagando da mesi per falso in bilancio e violazione della legge fallimentare (dopo gli esposti del M5s e del gruppo consiliare Sel-Fc alla Corte dei conti visti i 13 milioni di euro pubblici erogati a Aeradria soltanto dal 2011) tutto il vecchio Cda, presieduto dall’ex sindaco Pci-Pds di Riccione Massimo Masini, ma pure il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e il presidente della Provincia Stefano Vitali, in questo caso anche per abuso d’ufficio in merito alle ormai famigerate “lettere di patronage” (si ottenevano prestiti dalle banche solo con la ‘garanzia’ istituzionale di poterli rimborsare). Il procuratore capo Paolo Giovagnoli ha chiesto in persona il fallimento l’ultima volta all’udienza di giovedì scorso: “Ormai è una specie di farsa, noi chiediamo il fallimento di Aeradria perché i dati a sostegno del concordato di continuità si rivelano sempre falsi ogni volta che un soggetto terzo si trova ad esaminarli”, aveva detto l’ex sostituto di Bologna.

La prima richiesta di concordato è stata bocciata a maggio e da allora è stato un susseguirsi di richieste di integrazione, assemblee coi creditori disdette, nuove udienze fallimentari, pressioni sul tribunale da parte di associazioni di categoria e sindacati “per salvare un indotto da 800 milioni di euro l’anno”, incarichi di peso ai nuovi avvocati (in primis al big del foro milanese Giuseppe Lombardi, pagato dal nuovo socio privato Banca Carim che ha guidato la cordata di imprese creditrici rimpiazzando gli enti pubblici locali secondo la procedura di concordato) che alla prova dei fatti hanno fallito. Non è riuscito a convincere i giudici, dato il contesto, nemmeno il nuovo board di Aeradria guidato dal presidente Maurizio Tucci e dal dg Paolo Trapani, che proprio in questi giorni erano riusciti a racimolare altri 5 milioni sul piatto del piano industriale di concordato (3,3 tra nuovo prestito e mini bond dalle banche più un milione di risparmi grazie al nuovo accordo coi sindacati) oltre a ventilare una azione di responsabilità nei confronti dei predecessori nel Cda.

Niente da fare. “Il tribunale, in presenza di uno stato di conclamata insolvenza della società, ha ritenuto non sussistenti i presupposti di ammissibilità per la prosecuzione della procedura di concordato in continuità aziendale sotto plurimi profili, tra i quali si richiamano la mancanza dei presupposti e completezza dell’informazione al ceto creditorio”, è l’attacco della nota con cui Talia ben spiega la ratio alla base del fallimento. Talia sembra rispondere a distanza a quanti a Rimini- solo lunedì 25 novembre associazioni di categoria, banche e nuovo management della società si sono riuniti in Camera di commercio per “salvare l’aeroporto”- hanno diffuso appelli a più riprese a sostegno del concordato: “Non è consentito in punto di diritto anteporre ai profili di ammissibilità giuridica la valutazione di pretesi criteri di ‘opportunità’. Né appare, allo stato, fondata su elementi di obiettiva certezza la tesi dell’equiparazione della dichiarazione di fallimento alla chiusura dell’aeroporto Federico Fellini”.

Dunque, questa la tesi che tiene banco in queste ore, Aeradria non equivale al “Fellini” nel suo complesso nonostante anche Trapani avesse avvisato dai rischi nel breve e medio periodo in caso di fallimento. “Non può viceversa ragionevolmente escludersi dopo la fase dell’esercizio provvisorio e del probabile commissariamento- ricorda infatti il tribunale- l’esito positivo di un bando europeo ad evidenza pubblica in grado di garantire continuità della struttura aeroportuale e di meglio soddisfare la classe creditoria, nel contesto di una procedura garantita dagli organi fallimentari”. Un percorso che, guarda caso, ricorda molto da vicino quello dell’aeroporto ‘cugino’ di Forlì, chiuso ai voli commerciali dal maggio scorso dopo il fallimento della società pubblica locale Seaf ma oggi in attesa dell’annunciato nuovo bando europeo Enac.

Conclude Talia nella sua nota: “Gli organi fallimentari assicurano massimo e costante impegno nell’esercizio provvisorio contestualmente disposto dal Tribunale, compatibilmente con i provvedimenti che verranno assunti dall’ente competente. Si auspica la massima collaborazione nella comune direzione del mantenimento dell’aeroporto al territorio e alla realtà locale, degli organi istituzionali tutti e dell’intera comunità”. Dunque, al di là di Aeradria, l’infrastruttura aeroportuale non sarebbe del tutto perduta ma, come dimostra il caso forlivese alle prese con il suo “Ridolfi”, tutt’altro che scontata e da concordare con Enac (titolare del sedime).

Intanto, il tribunale ha già nominato un curatore fallimentare: si tratta del commercialista bolognese Renato Santini, proprio colui che, come commissario giudiziale, a metà ottobre aveva chiesto la revoca del concordato quando ormai sembrava fatta. Intanto, fioccano le reazioni. In attesa di quella della Regione, cui va imputato un mancato piano emiliano-romagnolo degli aeroporti per scongiurare la concorrenza sfrenata che ha colpito prima Forlì e poi Rimini, parla il presidente della Provincia di Rimini Vitali, prima dell’avvento delle banche il numero uno dell’ente che controllava Aeradria: “Nelle prossime ore sarò più lucido di adesso e mi riservo di mettere sul piatto una serie di ragionamenti più freddi che aiutino a comprendere questa incredibile decisione. Non servirà a molto, visto che il vero danno al territorio riminese è ormai fatto”, attacca l’esponente Pd.

In ansia anche il sindaco e collega di partito Andrea Gnassi, che aspetta di capire come si può rilanciare il “Fellini” e intanto osserva: “Ad oggi il fallimento è un fatto che apre scenari molto preoccupanti: non consente ai lavoratori di avere certezza dei posti di lavoro, non consente alla struttura aeroportuale di avere le condizioni per avere una programmazione tale da garantire l’indotto economico, non consente ai creditori la stessa soddisfazione che avevano auspicato accettando e proponendo il piano”.