Cinquanta nuovi appartamenti nei pressi dell’abbazia di Chiaravalle, poco fuori Milano, ricavati da una cascina del ‘600. E spazi comuni da condividere con gli altri condomini. E’ il nuovo progetto che dovrebbe nascere in cohousing entro la primavera del 2016, se tutto va bene. Il terreno che circonda la cascina potrebbe essere destinato a orti e frutteti, gli spazi comuni accogliere depandance per gli ospiti, spazi riservati ai bambini o al bricolage, piscina e fitness room. L’uso, comunque, lo decideranno gli acquirenti nel corso delle riunioni partecipate. Perché il cohousing prevede proprio questo: partecipazione, condivisione. Pur vivendo ciascuno nel proprio appartamento.

I prezzi non sono esattamente popolari: si va dai 2900 ai 3000 euro al metro quadrato. Ma è incluso il plus dei servizi comunitari, assicurano i promotori. E il risparmio si dovrebbe misurare sul lungo periodo in termini di consumi energetici: geotermia e pannelli fotovoltaici consentirebbero di riscaldare e raffreddare lo stabile praticamente a costo zero.

Il cohousing è una pratica già ampiamente diffusa nel Nord Europa che da qualche anno sta prendendo sempre più piede anche a Milano. Una sfida, in tempi di crisi, il cui obiettivo è favorire l’unione di forze e risorse. In fondo la si potrebbe vedere come la versione evoluta dei rapporti di buon vicinato, in passato improntati alla solidarietà e allo scambio e ormai scomparsi – o perlomeno resi sempre più anonimi – dagli orizzonti delle grandi città come Milano.

Ma non si tratta solo di questo. Perché lo spirito del cohouser prevede di collaborare all’organizzazione di attività collettive, dalla cura dell’orto alle feste di compleanno, ma anche di promuovere la creazione di gruppi di spesa a chilometro zero e incentivare forme di mobilità alternativa come il car sharing. Un “lavoro” quasi a tempo pieno (che inevitabilmente taglia fuori individualisti e pigroni). I progettisti, dal canto loro, dovrebbero impegnarsi a utilizzare fonti di energia rinnovabili per contenere consumi ed emissioni. Partecipazione, insomma, ma anche innovazione.

Il nuovo progetto di Cohousing Chiaravalle è stato presentato oggi da Newcoh, la stessa società che ha già realizzato 5 edifici tra capoluogo lombardo e hinterland, tra cui quello di Milano Bovisa e il più recente Terra Cielo a Rodano, in classe energetica A+.

Il cohousing, sostiene il responsabile del progetto Marco Bolis, nasce come risposta a un desiderio sempre più forte di socialità e di condivisione, oltre al bisogno di uno stile di vita sostenibile. “A Milano i vicini mi salutavano a malapena, la qualità della vita, con due bambini, era bassissima”, spiega Massimo Annibale Rossi, presidente di una Ong e tra gli abitanti del complesso Terra Cielo di Rodano. “Con il cohousing ho scoperto i vantaggi della vita comunitaria senza rinunciare alla privacy. Anche se le porte di casa mia sono quasi sempre aperte”.

A Chiaravalle resta un’incognita: la cascina è occupata da famiglie rom, che dovrebbero venire sgombrate e sistemate altrove prima dell’inizio dei lavori. Per loro niente cohousing.