Yoichi Masuzoe, 65 anni, ha trionfato alle elezioni per il governatore di Tokyo il 9 febbraio scorso. “Sono andato in ogni parte di Tokyo e ho incontrato più elettori di quanto hanno fatto i miei avversari”, ha spiegato ai media l’ex ministro del Lavoro e del Welfare e celebre ospite di talk-show dopo la vittoria. “Renderò i giochi di Tokyo i migliori della storia”. La vittoria di Masuzoe non è piaciuta a tutti. E c’è da credere che la vita privata di centinaia di tokyoti sarà compromessa da oggi in avanti. Prima del voto, infatti, un gruppo spontaneo di cittadine della capitale giapponese avevano creato un blog e una pagina Twitter anti-Masuzoe. Il punto forte della loro campagna era fondata su una semplice iniziativa di “resistenza passiva”: niente sesso con mariti o compagni che votano Masuzoe.

Il particolare boicottaggio traeva spunto da una frase pronunciata da Masuzoe in un’intervista del 1989: “Quando hanno il ciclo, le donne non sono normali. In quei momenti, non riuscirebbero a fare decisioni politiche importanti, come ad esempio decidere se andare in guerra o meno”. Masuzoe aveva sostenuto la sua posizione con un paragone tra politica e musica. “Le donne non hanno la capacità di organizzare logicamente e riunire parti diverse in un unico pacchetto (…) Per questo che praticamente non ci sono direttori d’orchestra o compositori donna”. In Giappone erano i tempi del boom delle cosiddette Madonna giin, “le parlamentari Madonna”, donne elette nelle fila del Partito Socialista sulla scia della leader Takako Doi, molto critica nei confronti della pluridecennale egemonia politica dei liberaldemocratici. Ma quelle frasi, risuonano ancora a distanza di 25 anni.

Soprattutto in questi mesi, in cui il primo ministro Shinzo Abe continua a sbandierare un maggiore impegno per favorire le pari opportunità soprattutto sul mondo del lavoro, in un paese dove circa il 70 per cento delle donne abbandona il proprio posto di lavoro dopo il primo figlio. La pagina Twitter delle donne anti-Masuzoe ha raccolto in poco più di una settimana oltre 3mila followers, ma questo non è bastato a fermare la corsa politica del candidato favorito. Anzi, è arrivata anche la beffa. Il 50 per cento delle donne aventi diritto ha scelto Masuzoe, votato invece “solo” dal 45 per cento degli uomini. L’amarezza del gruppo in un tweet: “Non ci possiamo credere”. In una domenica di neve record in cui il 46 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne, l’ex ministro ha ottenuto oltre 2 milioni di voti, più del totale dei suoi due avversari più quotati, l’ex presidente dell’associazione nazionale degli avvocati Kenji Utsunomiya e l’ex primo ministro Morihiro Hosokawa, sostenuto da un altro uomo forte della politica giapponese, Junichiro Koizumi.

Sostenuto dal Partito liberal-democratico del primo ministro Shinzo Abe e dal Partito democratico di Banri Kaieda, oggi all’opposizione dopo 3 anni di governo tra il 2009 e il 2012, Masuzoe ha dato nel suo programma grande rilievo a welfare, prevenzione dei disastri naturali e ai preparativi alle Olimpiadi del 2020. Andrà a occupare il posto lasciato vacante a dicembre 2013 da Naoki Inose, dimessosi dopo aver ammesso di aver ricevuto un finanziamento illecito di 50 milioni di yen (circa 360mila euro) dal gruppo ospedaliero Tokushukai. La vittoria di Masuzoe è un altro successo per il governo dei conservatori e una batosta per il tentativo di piattaforma politica antinuclearista lanciato da Koizumi. A quasi tre anni da Fukushima, la strada verso la riattivazione dei reattori oggi spenti per i test di sicurezza sembra sempre meno in salita.

di Marco Zappa