Il superpoliziotto Gilberto Caldarozzi, già capo del Servizio centrale operativo all’epoca della cattura di Bernardo Provenzano, sul blitz alla scuola Diaz durante il G8 di Genova si “è prestato a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici“. Lo scrivono i giudici di Cassazione nelle motivazioni della sentenza (la n. 6138) che conferma il no all’affidamento ai servizi sociali di Caldarozzi, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione per quella vicenda. Il dirigente, attualmente sospeso dal servizio a causa dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni inflitti dai giudici come pena accessoria, dovrà quindi scontare la sua pena agli arresti domiciliari, come stabilito dal Tribunale di sorveglianza di Genova nell’aprile scorso. Una pena di soli otto mesi, dato che tre anni sono coperti dall’indulto del 2006. 

Caldarozzi non è mai stato accusato di aver commesso personalemente violenze la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, quando una sanguinosa irruzione della polizia nella scuola-dormitorio occupata dai manifestanti anti-globalizzazione si concluse con 93 arrestati, una sessantina dei quali rimasti feriti. Come gli altri alti dirigenti presenti nel cortile della scuola Diaz-Pertini quella notte, è stato condannato per falso. La Cassazione fa proprie le conclusioni del tribunale data la “non apprezzabile predisposizione del condannato a un ripensamento critico della sua condotta, dedotta dalla sua indifferenza rispetto ad una prospettiva risarcitoria volontaria delle vittime, dalla lettura minimale delle sue responsabilità, dal rifiuto di esprimere pubblica ammenda per quanto accaduto in riferimento alle sue colpe”.

Le violenze alla Diaz s0no state un fatto di “estrema gravità“, continuano i giudici, di “un pestaggio forsennato, di inaudita violenza e privo di alcuna ragione, di inermi dimostranti colti nel sonno mentre si trovavano al chiuso di un edificio scolastico”. Per quanto riguarda gli addebiti contestati a Caldarozzi, i supremi giudici sottolineano che nel 2001 lui era “dirigente della polizia (vicecapo dello Sco, comandato allora da Franco Gratteri, anche lui condannato per la Diaz, ndr), tutore della legge e della legalità”. Ma in questa veste si è si è prestato “a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici, in violazione di diritti fondamentali di libertà, di tutela giudiziaria, della dignità della persona, riconosciuti in tutte le democrazia occidentali, dalla nostra suprema carta e nella stessa Corte europea dei diritti”.

Non sono bastati a ribaltare il giudizio degli ermellini il “recentissimo impegno” di Caldarozzi, dallo scorso febbraio, nel volontariato, e l’attività lavorativa come “consulente per la sicurezza in favore di un importante istituto di credito” a seguito della sua sospensione dal servizio per cinque anni.